Rilasciato Yousef Nadarkhani

Rilasciato Yousef Nadarkhani

Rilasciato Yousef Nadarkhani

Notizia inserita il 8/9/2012 alle 19:00 nella categoria: Chiesa Perseguitata

RASHT-TEHRAN (Iran) - È finalmente stato rilasciato dopo oltre mille giorni di carcere il pastore evangelico iraniano trentacinquenne Yousef Nadarkhani. Fuori dal portone di ferro del carcere, l'abbraccio alla moglie e ai suoi due bambini che si sono precipitati dal padre "armati" di fiori. Lo conferma oggi l'Agenzia di stampa BosNewsLife che pubblica anche foto (trasmesse dalla chiesa evangelica locale) dell'uscita di Nadarkhani dal carcere e dell'abbraccio dei due sposi.

Una svolta inaspettata, questa, perché i timori che Nadarkhani oggi dovesse affrontare davanti al tribunale nuove accuse montate ad arte erano forti e supportati da un precedente avvenuto nel corso della lunga detenzione. Il pastore Yousef Nadarkhani, invece, è stato prosciolto dall'accusa di apostasia ma condannato a tre anni di prigione perché ritenuto «colpevole di aver evangelizzato i musulmani». Avendo già scontato la pena, nel pomeriggio di oggi ha potuto lasciare il carcere.

Il pastore Yousef Nadarkhani, membro della Chiesa d'Iran, era stato arrestato il 13 ottobre 2009 a Rasht quando voleva far registrare legalmente la sua chiesa. Si ritiene, comunque, che abbia attirato su di sé le "attenzioni" delle autorità del paese per aver contestato il monopolio islamico nell'istruzione dei bambini in Iran nel periodo in cui uno dei suoi figli doveva frequentare le scuole locali. In un primo momento era stato accusato di proteste, ma in seguito le accuse erano state trasformate in apostasia ed evangelizzazione di musulmani. Giudicato, era stato condannato a morte. Tuttavia, la legge civile iraniana non contempla il reato di apostasia. Per questo in ambienti legali internazionali si era definito il "caso Nadarkhani" falsato ed extragiudiziale e si era pensato a una pressione politica sui magistrati che apparivano divisi e poi ricorsero all'articolo 167 della Costituzione iraniana dove si prevede che se i giudicanti non trovano le basi per una decisione nella legge civile, ci si avvale di fonti islamiche attendibili o una fatwa valida per emettere un verdetto. [gp]

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Una repubblica basata sulla fede che reprime i fedeli ]]. [ I figli di Adamo sono membra dello stesso corpo Perché nella creazione ricevono tutti l’identica natura Quando sventura getta un membro nel dolore alle altre membra non resta più riposo Oh tu che non ti curi del dolore altrui Certo non meriti d’esser chiamato Uomo! Saadi (12001292)

] La legittimità della Repubblica Islamica viene dalla fede. Il paese ha come religione di stato e fonte delle proprie leggi la fede sciita duodecimana. Si potrebbe pensare che in uno stato che trae la propria legittimità dalla fede, ci sia posto e rispetto per le altre fedi, o almeno per le religioni abramitiche. Non è precisamente così. In Iran sono poco tollerati anche i sunniti, pur essendo la corrente maggioritaria dell’islam, e così i seguaci delle varie scuole mistiche e sufi, anche loro musulmani. Questo, per non parlare degli ebrei, dei cristiani e degli zoroastriani, seguaci dell’antica religione dei persiani. Questi fedeli, pur appartenendo a religioni ufficiali e avendo diritto anche ad alcuni seggi nel Majlis, il Parlamento, sono soggetti a forti restrizioni e notevoli discriminazioni. Di fatto, il sistema politico della Repubblica Islamica riconosce la fede sciita duodecimana come quella “giusta”, le altre religioni sono considerate “sbagliate”. Questo per non parlare di altre fedi, come per esempio la religione Baha’i o il buddismo che sono dichiarate fuorilegge nella Repubblica Islamica. Sfogliando le sentenze di condanna di molti oppositori, soprattutto militanti curdi o beluci, incontriamo spesso la parola mohareb, che tradotta letteralmente significa “nemico di Dio”. La condanna prevista per questo reato è la pena capitale. Un’altra accusa che fa tremare i dissidenti, è quella di essere considerati mortad, cioè apostata. Anche qui la pena prevista è quella capitale. è stato definito mortad un pastore evangelico di nome Yousef Nedarkhani, che attende in carcere l’impiccagione. è un mortad anche il rapper Shahin Najafi, che per sua fortuna vive protetto dalla polizia tedesca in Germania. La colpa del pastore Nedarkhani è quella di essere nato in una famiglia musulmana che ha deciso di cambiare fede e abbracciare quella cristiana. Shahin Najafi ha invece scritto una canzone nella quale, con un linguaggio satirico, parla con il decimo imam degli sciiti, Ali al Hadi al Naghi. Secondo le relazioni annuali che vengono diffuse sulle discriminazioni religiose nel mondo, la situazione nella Repubblica Islamica è peggiorata notevolmente negli ultimi tre anni e le minoranze religiose in Iran subiscono maggiori pressioni rispetto agli anni precedenti. Nell’ultimo rapporto annuale dell’organizzazione Open Doors, che esamina la situazione dei cristiani nel mondo, l’Iran è collocato al quinto posto nell’elenco dei paesi dove i diritti delle minoranze religiose non sono rispettati. Prima dell’Iran, in ordine, si trovano la Corea del Nord, l’Afghanistan, l’Arabia Saudita e la Somalia. Secondo la Ong iraniana Human Rights News Agency, il 2011 è stato un anno particolarmente duro per le minoranze religiose: 378 appartenenti alle fedi non sciite sono stati arrestati; 116 di loro sono stati condannati a 3.776 anni di carcere e a 250 colpi di frustate. Di questi, circa 260 erano musulmani che hanno aderito a varie chiese cristiane. In Iran la repressione colpisce soprattutto le chiese cristiane non etniche. I cristiani armeni e assiri godono di una maggiore libertà di azione, anzitutto perché difficilmente accettano conversioni, poi perché le loro cerimonie e la loro letteratura religiosa non è in lingua farsi, ma in armeno o assiro. Al contrario della chiesa cattolica assira o di quella ortodossa armena, le chiese evangeliche, presbiteriane, pentecostali e altre sono nel mirino perché formate quasi esclusivamente dai convertiti e perché praticano le loro cerimonie religiose in farsi e sono aperte a tutti, anche ai non cristiani. Si calcola che negli ultimi dieci anni, il numero dei convertiti a queste chiese abbia raggiunto il mezzo milione di persone. Quelli più duramente colpiti rimangono senza dubbio i seguaci della fede Baha’i. Dall’agosto del 2004 a oggi, secondo quanto riportato dal relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran, sono finiti in carcere 474 seguaci della fede Baha’i, 112 dei quali sono ancora detenuti. Nei 33 anni della Repubblica Islamica oltre 200 Baha’i sono stati fucilati. I seguaci di questa fede non possono frequentare le università né accedere a molte professioni. Da cinque anni i sette componenti del coordinamento delle associazioni dei Baha’i (tre donne e quattro uomini) si trovano in carcere. Devono scontare una pena di 20 anni. Un altro caso di cui si è occupata molto la stampa negli ultimi anni è quello dell’ayatollah Seyyed Mohammad Hossein Kazemeini Borujerdi, un esponente del clero sciita che predica la separazione della fede dallo stato e si è sempre espresso contro il concetto di velayat faghih (Guida Suprema). Borujerdi si trova in carcere dal 2006 per scontare una condanna a 11 anni. L’ayatollah Borujerdi, che ha seguaci in tutto il paese e anche all’estero, secondo quanto affermano le organizzazioni che si occupano dei diritti umani, è stato torturato in più occasioni e sottoposto a forti pressioni per pentirsi e riconoscere l’autorità dell’ayatollah Khamenei.

http://www.unacitta.it/flip/iran/index.html#/31/zoomed

Quaderno della Fondazione Alexander Langer Stiftung, Onlus ottobre 2012 Responsabile: Enzo Nicolodi Hanno collaborato: Nina Sadeghi, Mohsen Farsad, Sabri Najafi, Serena Rauzi, Edi Rabini Opera di copertina dell’artista iraniana Parastou Forouhar Fotoreportage di Enzo Nicolodi Poesie selezionate da Nina Sadeghi Grafica, impaginazione e realizzazione: Una Città soc. coop. – Forlì (www.unacitta.it) Stampa: Galeati, Imola (BO) Fondazione Alexander Langer Stiftung, Onlus – via Bottai/Bindergasse, 5 – (I) 39100 Bolzano/Bozen C.F. 94069920216 St. Nr. Tel. e Fax 39 0471 977691 info@alexanderlanger.net www.alexanderlanger.org Cassa di Risparmio/Südtiroler Sparkasse IBAN: IT91S0604511613000000555000 BIC: CRBZIT2B059 Realizzato con il contributo della Presidenza della Provincia di Bolzano – Ufficio Affari di Gabinetto

http://veromedioriente.altervista.org/esempi_sharia.htm

King SAUDI ARABIA --- all over the internet is not enough to tell all, all your the crimes of your damn prophet Muhammad for Satan! all crimes under the aegis of the UN IMF Spa 666, 322 Freemasonry, NATO, Kerry, Merkel Troika, of course!

NEW SAUDI ARABIA

king SAUDI ARABIA --- tutto internet è non è sufficiente per raccontare tutti i crimini del tuo maledetto profeta di satana Maometto! tutti crimini sotto egida Onu 666 FMI Spa, massoneria 322 Kerry, Merkel Troika, ovviamente!

NEW SAUDI ARABIA

Un’altra tedesca, Morsal Obeidi, di appena sedici anni, è stata uccisa perché “voleva essere troppo libera”. Lo scorso luglio, nel cuore di Londra, c’è stato uno dei più feroci delitti d’onore. Alle due del mattino un gruppo di musulmani trascina per strada un ragazzo di origine asiatica proveniente dalla Danimarca. Lo pugnalano due volte alla schiena, lo colpiscono alla testa con dei mattoni, gli versano acido solforico sul corpo e in gola. La sua “colpa” era stata quella di frequentare una coetanea britannica di origini pachistane e di religione musulmana.
La polizia ha evitato per miracolo che la ragazza subisse la stessa sorte. La stessa polizia che ogni anno tratta la “scomparsa” e la morte, in circostanze simili, di un centinaio di ragazze di religione islamica. Due anni fa, sempre a Londra, Mohammed Riaz, di origini pachistane, bruciò vive la moglie e le sue quattro figlie dopo averle chiuse in casa. Riaz trovava ripugnante il fatto che la figlia volesse diplomarsi o potesse rifiutare il matrimonio combinato. Ciò che lo spinse ad appiccare l’incendio, scrive il Telegraph, fu soprattutto il fatto che le donne avevano servito alcolici durante una festa per il figlio, malato di cancro terminale. E’ in questo mondo di sottomissione e fanatismo domestico, segnato spesso dall’escissione del clitoride, che germina l’odio islamista. Singolare che le vite di queste ragazze ci interessino quando è già troppo tardi.
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=31154


Otto cristiani arsi vivi nel Punjab, no di loro è un bambino di 7 anni. Fra i morti vi sono 4 donne. ] [ Le seguenti due news vogliono ricordare le persecuzioni dei cristiani in Pakistan. http://www.asianews.it/notizieit/OttocristianiarsivivinelPunjab15943.html
Otto cristiani arsi vivi nel Punjab
(02/09/2009)
Uno di loro è un bambino di 7 anni. Fra i morti vi sono 4 donne. Personalità religiose islamiche e militanti fondamentalisti hanno aizzato la folla. Il combustibile è lo stesso di quello usato nelle distruzioni di Shanti Nagar (1997); Sangla Hill (2005) e Koriyan, un giorno prima. La polizia accusata di negligenza.
Gojra (AsiaNews) – Truppe speciali pakistane hanno preso controllo della città di Gojra (Punjab) dopo il sanguinoso incidente avvenuto ieri in cui almeno 8 persone  fra cui 4 donne e un bambino di 7 anni – sono state bruciate vive e 20 altre sono rimaste ferite. Almeno 50 case di cristiani sono state bruciate e distrutte e migliaia di fedeli son fuggiti per scampare alle esecuzioni. I familiari delle vittime si rifiutano di prendersi cura dei corpi morti e non vogliono fare funerali fino a che i colpevoli non sono arrestati. Alcuni degli uccisi sono stati identificati: Hamed Masih, 50 anni; Asia Bibi, 20; Asifa Bibi, 19; Imamia Bibi, 22; Musa 7; Akhlas Masih, 40; Parveen, 50 anni.
Almeno 3 mila musulmani, dopo essere stati aizzati dalle autorità religiose del luogo, hanno marciato a Gojra al villaggio cristiano fondato almeno 50 anni fa. Gruppi di giovani islamici – forse del gruppo sunnita SipaheSahabaha  con il volto coperto hanno cominciato a sparare all’impazzata. Gli abitanti del villaggio sono fuggiti, ma alcuni sono stati intrappolati e hanno trovato la morte nell’incendio scatenato dalla folla inferocita.
Per bruciare le case, i militanti hanno usato un particolare combustibile, difficile da spegnere. Secondo testimoni, lo stesso combustibile è stato usato nel villaggio di Shanti Nagar, bruciato nel febbraio 1997; nella distruzione del villaggio di Sangla Hill (2005); nell’incendio delle 50 case dei cristiani e delle due chiese la sera del 30 luglio a Koriyan, vicino a Gojra.
Tutto è cominciato giorni fa con l’accusa di blasfemia contro Talib Masih, che avrebbe bruciato alcune pagine del Corano durante una cerimonia di matrimonio lo scorso 29 luglio a Koriyan.
Il 30 luglio centinaia di militanti islamici hanno assaltato e dato alle fiamme le case dei cristiani di Koriyan e hanno bruciato due chiese protestanti, della Church of Pakistan e della Nuova Chiesa apostolica. Secondo la polizia alcuni cristiani hanno sparato colpi di armi da fuoco contro i militanti, ciò che ha accresciuto la risposta violenta.
Il ministro delle minoranze, il cattolico Shahbaz Batti accusa la polizia di negligenza. Anche i cristiani locali affermano che essi hanno chiesto da giorni la protezione delle forze dell’ordine perché la situazione era tesa, ma non sono stati ascoltati. Alcuni cristiani affermano che sebbene la polizia fosse presente durante l’attacco a Gojra, i malviventi non sono stati fermati. Altri testimoni dicono che dopo un po’ di tempo la polizia ha cercato di fermarli, ma i militanti hanno attaccato anche le forze dell’ordine ferendone alcuni.
Ieri, mentre si diffondevano le notizie degli assalti contro i cristiani, a Lahore vi è stata una manifestazione per chiedere garanzie di libertà per i cristiani.
http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2010/3/25/PERSECUZIONIArshadMasihbruciatovivoquandodireCristocostalavita/75103/



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