blogger 666 bloccato plutonio missile perforante

QUESTO DI USA È UN ENNESIMO: ATTO INFAMANTE: IO TROVO DICHIARAZIONI CONTINUE, CIRCA LA presunta: INFERIORITÀ MILITARE di: USA, NEI CONFRONTI DELLA RUSSIA, CHE, queste dichiarazioni HANNO SEMPLICEMENTE DEL RIDICOLO, SIA, SUL PIANO TECNOLOGICO, CHE NUMERICO! Gli USA come con la Seconda guerra mondiale, faranno delle provocazioni militari (da tenere segrete) perché, sia la Russia ( in questo caso ) ad apparire l'AGGRESSORE! 07.04.2016 Usa “tecnicamente surclassati” da Mosca per potenza di fuoco, Lo ha affermato il generale Mark Milley dello stato maggiore americano intervenendo davanti al comitato per le forze armate del Senato: http://it.sputniknews.com/archive/#ixzz45CjimKlF

che poi, a differenza di USA, la Russia non ha un interesse economico o ideologico nella realizzazione di una guerra! QUESTO DI USA È UN ENNESIMO: ATTO INFAMANTE: IO TROVO DICHIARAZIONI CONTINUE, CIRCA LA presunta: INFERIORITÀ MILITARE di: USA, NEI CONFRONTI DELLA RUSSIA
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SYNNEK1 ha perso l'equilibrio mentale ed è quindi, stato licenziato come Direttore di youtube, eppure lui è il satanista più intelligente, educato e preparato del NWO, perché, questo è potuto avvenire? io ho fatto comprendere a lui una verità teologica e logica: al tempo stesso! POICHÉ, LA TUA INTELLIGENZA NON COMPRENDE L'UNIVERSO: nel suo scopo e nel suo insieme, POI, LA TUA INTELLIGENZA È IL TUO NEMICO PEGGIORE, PERCHÉ, LA TUA INTELLIGENZA, nel suo limite, TI CONDURRÀ A CERCARE DEI BENEFICI MATERIALI, IMMEDIATI, eppure, la vita è veramente un miracolo, dato che, noi non siamo in grado di: realizzare in laboratorio una sola cellula di un filo d'erba! Evoluzione e Big Ben, sono teorie senza conforto scientifico, ipotesi senza dimostrazione, QUINDI, FINGERE DI ESSERE ATEI, è vero: RISOLVE TANTI PROBLEMI, E RENDE LA VITA PIÙ SEMPLICE, MA, QUANDO IL GRATTACIELO DELLA TUA VITa, TI CROLLERÀ ADDOSSO, PERCHÉ, TU LO HAI EDIFICATO SULLA "SABBIA" del RELATIVISMO, invece di fondarlo sulla ROCCIA, che è Cristo? Poi, all'inferno ti rimarranno: un rimpianto infinito, e una disperazione infinità. ma, la DISTRUZIONE dello EQUILIBRIO MENTALE DI SYNNEK1, POTREBBE AVERLO SALVATO DALL'INFERNO!
Ovviamente, se tu puoi trovare un rabbino santo, o un prete santo, ( OPPURE UN MINISTRO SANTO DI OGNI ALTRA RELIGIONE ), che, può comprendere intellettivamente, quello che è il tuo satanismo: in tutta la sua estensione, e poi, lui ti perdona? POI, TU SARAI PERDONATO VERAMENTE ANCHE DA DIO! PERCHÉ È DIO CHE PERDONA, ma tu non puoi sapere di essere stato perdonato, se, la tua espiazione e la tua conversione non hanno subito un processo completo, nel più profondo del tuo cuore! NON TI SERVIRÀ A NIENTE CERCARE UN CARDINALE VESCOVO DI COGLIONE, CHE È UN TUO COMPLICE, E CHE LUI NON TI CAPISCE, CIOÈ, NON CAPISCE TUTTO IL MALE, CHE TU HAI POTUTO FARE!

Synnek1 said: "2nite WE [SLAY]...CUM with [US]! >;-)" #CINA #RUSSIA È NECESSARIO FARE REALIZZARE, DEI MISSILI "pesanti" interamente in plutonio, CHE POSSANO PERFORARE IL GRANITO PER 50 METRI PER POI ESPLODERE!

c'è una guerra terribile, nel mio computer (lenovo AMD E1 essential) tra UBUNTU e la CIA, si Utuntu mi installa aggiornamenti ogni giorno, ma, non è riuscito a sboccarmi, il blocco della memoria della RAM, anche perché, le lucertole, mi hanno reso invisibile una partizione di 100Gb.. quindi ieri io pensavo che la colpa era di blogger, ma, mi sbagliavo! Mi hanno manomesso il computer portatile, che questa mattina ho trovato completamente scarico, perché, la CiA me lo ha acceso durante la notte!

ISRAELE ] hai visto? come li minaccio, poi, mi sbloccano! ora sono sbloccato, ma, non ha interagito l'aggiornamento di UBUNTU, è la mia denuncia che ha interagito! MI BLOCCANO QUESTI CRIMINALI DELLA CIA!
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Panama Papers: quando il pesce puzza dalla testa. SI, LA TESTA DEL SERPENTE DEMONIO TALMUD FARISEO ROTHSCHILD BILDENBERG SPA FMI FED, ECC.. 07.04.2016( Quando ho aperto le news, questa mattina, mi è venuto da sorridere: Putin fra coloro che nascondono i propri soldi nei paradisi fiscali. E ti pareva - ho pensato - ora ci manca solo che scoprano che è un pedofilo, e il ritratto del grande babau sarà finalmente completato. Panama papers: i media occidentali si sono accorti solo dei fatti legati alla Russia. La notizia dei Panama Papers, infatti, non avrebbe nulla di sconvolgente, se non fosse per il risalto esagerato che si è voluto dare alla figura del leader russo all'interno di questo presunto nuovo scandalo. Ma quando vedi che tutte le testate occidentali — dal New York Times alla BBC, dall'Espresso alla Cnn, mettono tutti l'accento su Vladimir Putin, allora ti viene da sorridere: è chiaro che si tratta di una operazione di discredito progettata a tavolino. La cosa divertente infatti è che tutte queste testate si danno un gran da fare per riempire la prima pagina con le foto dei vari personaggi coinvolti nello scandalo — da Cameron a Montezemolo, da Messi a Jackie Chan — ma il primo in alto a sinistra è quasi sempre lui: Vladimir Putin. Un'altra cosa che salta all'occhio, in una rosa così forbita di grossi personaggi mondiali, è la totale assenza di un qualunque nome americano di rilievo. È come se il Dipartimento di Stato avesse chiesto alla C.I.A. se avevano qualcosa di nuovo da poter utilizzare contro Putin, e la C.I.A. avesse risposto: "Sì, volendo qualcosa di succoso ce l'abbiamo: si tratta di una lista di grossi nomi mondiali, che nascondono i propri soldi nei vari paradisi fiscali, grazie ad una società panamense. Si potrebbe aggiungere anche Putin fra quei nomi". "Va bene — avranno detto al Dipartimento di Stato — fatela circolare tramite i soliti canali, ma prima state ben attenti a far sparire tutti i nomi degli americani coinvolti. Non vorremmo avere noie inutili in casa nostra." Panama Papers: Controlleremo individui ed entità russe citata in documenti. Insomma, la predominanza totale della figura di Putin da un lato, e la totale assenza di grossi nomi americani dall'altro, porta automaticamente a sospettare che questa sia la classica operazione telecomandata da Washington, per portare avanti la campagna di discredito contro il leader russo. La tragedia è che ora, pur di stare al gioco, i giornalisti di mezzo mondo fanno finta di credere che se davvero un uomo come Putin volesse nascondere i soldi dalle tasse, sarebbe costretto a mettersi nelle mani di una qualunque holding di offshore panamense (pronta a ricattarlo in qualunque momento).
Queste cose le fanno gli industriali e i personaggi pubblici di mezzo mondo, non le fanno gli ex-capi del KGB.
Originariamente pubblicato sul sito luogocomune.net
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
Panama Papers, Cremlino: La “Putinfobia” ha raggiunto nuove vette
L’ossessione dei media occidentali di contare i soldi di Putin
Wikileaks: USA e Soros promotori dello scandalo “Panama Papers” per attaccare la Russia.
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QUESTO È IL COMPLOTTO DI FARISEI E SALAFITI PER DISTRUGGERE ISRAELE EUROPA E RUSSIA! "Caro Signor Scarola, comprendo e condivido il Suo anelo per salvare il mondo, ma... Nel giorno del giudizio avrò l'assoluzione per insufficienza di prove a mio carico e siccome discendo da una famiglia di banchieri ebrei, profitto personalmente del sistema del signoraggio. Che Allah la protegga! www.forum-mirabella ] QUESTO È IL COMPLOTTO DI FARISEI E SALAFITI PER DISTRUGGERE ISRAELE EUROPA E RUSSIA!

ISRAELE ] tu mi dirai: "che se ne possono fare i satanisti della CIA, di entrare nel tuo computer?" [ ANSWER ] ci vengono ad adorare Satana nel mio computer, ovviamente! .. perché loro pensano che possa funzionare, ed invece? non funziona perché Satana è un frocio!

my ISRAEL ] ok! adesso i sauditi salafiti, devono spiegare a tutti i musulmani del mondo, perché, anche loro hanno deciso di diventare: i sacerdoti di Satana nella CIA!

MY ISRAEL ] il secondo browser di UBUNTU, funziona correttamente, è questo firefox che mi hanno bloccato su blogger, perché, io penso, necessita di maggiore memoria RAM, infatti, io ho articoli pesanti.. ORA, se hanno fatto le orgie, ed hanno adorato satana, con il mio firefox, senza il mio consenso? Questo non significa che è diventato il loro 666 dominio dei Salafiti Farisei nella CIA: i cannibali zombies!
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Milano, giudice gay beccato a letto con zingaro minorenne: condannato a 3 anni | Riscatto Nazionale. Si spiegano tante cose. Il già giudice del Tribunale di Sondrio, tal Pietro Paci, è stato condannato oggi a Milano a 3 anni di carcere per prostituzione .. http://www.riscattonazionale.it/2016/04/01/milano-giudice-gay-beccato-letto-zingaro-minorenne-condannato-3-anni/  
mary cryss: DOBBIAMO AVERE CHIARO IL QUADRO. https://plus.google.com/106687390527706830615/posts/66U6CLYZWAz La Cassazione ha sentenziato ieri: affittare un utero è reato in Italia, ma se lo affitti ucraino in Ucraina non è più reato. Alla faccia di quelli che in Senato (anche alcuni miei amici cattolici del Pd, anche il mio amico Matteo Renzi) tromboneggiavano su mozioni per introdurre il "reato universale" dopo aver stralciato la stepchild adoption. Non è stato fatto niente, il ddl Cirinnà si appresta a essere approvato anche alla Camera, i tribunali marciano come schiacciasassi...

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¡Buenos días, lorenzo! La protección de la vida humana va en serio en Polonia. Negarse a adoptar las políticas de la Unión Europea para extender el aborto es algo más que una convicción personal de la primera ministra Beata Szydlo, del partido Ley y Justicia. La movilización de buena parte de la sociedad por el derecho fundamental a la vida se ha convertido en un dolor de cabeza para Bruselas. ¡Como si la Comisión no tuviera ya bastante con el “no” de los holandeses al acuerdo con Ucrania, el referéndum sobre la salida del Reino Unido, o con la caótica gestión de la crisis de los refugiados! Más de cien periodistas de diarios, canales de televisión y de radio han firmado una carta abierta dirigida a los diputados, pidiéndoles que apoyen la iniciativa legislativa popular para proteger la vida humana desde la concepción hasta la muerte natural, en todas las circunstancias, y sin excepciones. Invocan el ejemplo histórico de Stanislawa Leszczynska, una heroína polaca de los campos de la muerte, que expuso su vida defendiendo a mujeres embarazadas y a sus bebés frente a los experimentos del médico nazi Joseph Mengele.
El Parlamento decidirá, en los próximos días, si admite una iniciativa legislativa popular presentada por la plataforma cívica Stop aborto, que promueve una protección sin excepciones de la vida humana. La Conferencia Episcopal se ha sumado a la ofensiva del movimiento provida, con una declaración leída el pasado domingo en todas las iglesias de un país que sigue siendo mayoritariamente católico. El Gobierno acaba de hacer un gesto, reinstaurando la receta médica obligatoria para la llamada “píldora del día después”, en contra de las directrices de la Unión Europea, que en 2015 aprobó una norma para que este producto contraceptivo esté disponible sin prescripción, incluso para niñas de 15 años.
La reforma del aborto –que en Polonia es legal, bajo tres supuestos– no será fácil. Las represalias de la Unión Europea y la presión de los lobbies que rodean la industria del aborto y están bien implantados en Bruselas irán en aumento. La Comisión ya ha activado la Rule of Law Framework, el mecanismo de supervisión democrática sobre Polonia, una medida excepcional prevista en los tratados de la Unión, que nunca se había adoptado hasta ahora, y da a Bruselas el poder de evaluar los estándares democráticos en cada uno de los Estados miembro. El expediente puede acabar en sanciones, o incluso en la suspensión de los derechos políticos de Polonia en el Consejo Europeo. Es curioso que el Colegio de Comisarios se preocupe tanto del Estado de Derecho en el único país de la Unión cuya sociedad intenta, precisamente, que el Estado de Derecho funcione para todos los seres humanos. Parafraseando a Woody Allen con la música de Wagner, cuando Jean Claude Juncker oye hablar del aborto, le entran ganas de invadir Polonia.
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mary cryss: ] con i soldi del nostro canone estorto ed imposto, fanno la ideologia del GENDER [ Alessandro Cecchi paone è diventato il direttore di tg4 ...Neanche due giorni dopo il tg4 promuove e propaganda il gender Ecco il video :
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1160621077290064&id=1114964335189072
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le scie chimiche producono l'effetto serra, e lo scioglimento dell'ARTICO apre la strada ad appetiti economici di grande interesse, quindi in questa zona le sanzioni (artefatto criminale USA) non contano! Russia, “la situazione politica non ostacola il progetto di sviluppo nell'Artico”
© Sputnik.  07.04.2016 Nonostante la situazione internazionale, nel quadro della cooperazione nell'Artico la Russia ha buoni rapporti sia con gli Stati Uniti che con gli altri Paesi, ha riferito il rappresentante del Ministero delle Situazioni di Emergenza della Russia Igor Veselov.
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Turchia, “230 milioni $ il valore dell'abuso edilizio della residenza di Erdogan” MA SE ERDOGAN CONQUISTA TUTTE LE NAZIONI DEL MEDITERRANEO? POI, QUESTI SOLDI NON SONO STATI SPESI MALE! [ 07.04.2016( "I costi per la costruzione di ulteriori locali adiacenti al palazzo presidenziale superano la cifra di 230 milioni di dollari", - ha riferito all'edizione turca di Sputnik l'architetto Tezcan Karakuş Candan, membro dell'associazione degli Architetti di Turchia. Dal bilancio dello Stato turco sono stati stanziati 650 milioni di lire turche (circa 230 milioni di dollari) per la costruzione di ulteriori locali vicino alla residenza di nuova costruzione del presidente Erdogan.
La presidente della sezione di Ankara della Camera degli Architetti di Turchia Tezcan Karakuş Candan ha ricordato che la costruzione dei locali supplementari sarà realizzata sul territorio del parco "Ataturk", una zona protetta non edificabile.
In precedenza i rappresentanti della Camera degli Architetti avevano presentato ricorso al tribunale con l'obbligo di imporre il divieto alla costruzione di nuovi locali del palazzo presidenziale in un parco, ma la loro azione non ha avuto alcun effetto e i lavori di costruzione sono stati portati a termine. La Candan ha sottolineato che locali supplementari dovrebbero essere costruito su una superficie di 322mila metri quadri, tanto quanto l'intera residenza. "La costruzione di questa portata non era affatto necessaria. Attualmente la residenza del presidente non è sfruttata nemmeno per metà della sua capacità. La costruzione di questa portata del palazzo presidenziale non aveva alcuna giustificazione oggettiva in termini di amministrazione e controllo del Paese. I lavori avvenivano sullo sfondo di un acceso dibattito sulla transizione ad un assetto presidenzialista dello Stato, questo palazzo è stato costruito come un edificio che incarna il nuovo sistema del Paese. L'area verde "Ataturk" è una zona protetta che è stata concessa dal fondatore della Repubblica in qualità di dono a tutti i turchi. In questa zona non si può costruire. Il terreno in cui si trova il bosco è stato acquistato da Ataturk nel 1925 col suo denaro dopodichè l'ha trasformato in un parco forestale. Così questa zona è un patrimonio nazionale della Turchia, un luogo dove vive la memorie del fondatore della Repubblica turca. Costruire su questo terreno, detto in altri termini, è una violazione dei diritti del popolo turco". http://it.sputniknews.com/mondo/20160407/2433579/Parco-Ataturk-edilizia.html#ixzz45CiEQapV

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MY HOLY JHWH ] io sto rallentando, perché è vero, che, io posso stressare i nemici, ma, non vorrei anche stressare gli amici!
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Re: [1-7814000011017] Contatta il servizio di supporto per i partner di YouTube 04/03/16 scarola.lorenzo@gmail.com wrote: youtube ritiene che il mio https://www.youtube.com/user/lorenzojhwh/ sia stato bloccato a motivo dei seguenti video, che sono stati penalizzati, in questo canale, ma, io ritengo che, questi video non possono essere di questo canale, e che, al massimo, i satanisti della CIA, loro hanno messo questi video nel mio canale per farmelo distruggere! youtube believes that my https://www.youtube.com/user/lorenzojhwh/discussion has been blocked because of the following video, which were penalized, in this channel, but, I believe that these videos can not be been, in this channel, and that, at most, the Satanists of the CIA, they put these videos in my channel against me, to destroy it! I work to save all the martyrs, and to stave off World War III, you how, you can help me, my brother? io lavoro per salvare tutti i martiri, e per scongiurare la guerra mondiale, tu in che modo puoi aiutare me tuo fratello? ============== Sono stati rimossi dal tuo account i seguenti video:
"Fatwa Posting photos pictures using social media" all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=yKzndRVbzzM
è stato rimosso a causa di una rivendicazione sul copyright da parte di NDTV (Rightster) in data 06/25/2014
"Muslim Psycho Sami Osmakac arrested planned Tampa terror" all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=39Ebp_QkzKM
è stato rimosso a causa di una rivendicazione sul copyright da parte di Scripps Local News in data 07/14/2014
"Yemen no Incapable Banning Child Marriage Rape" all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=NuLBfcZvspA
è stato rimosso a causa di una rivendicazione sul copyright da parte di SBS Australia in data 09/23/2014
"Pakistan DOES NOT Respect HINDU MINORITY" all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=T9hCIm4VIVY
è stato rimosso a causa di una rivendicazione sul copyright da parte di SamaaTV in data 08/26/2015
http://www.ndtv.com/convergence/ndtv/new/feedback.aspx
AjayM@ndtv.com
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POTREBBE ESSERE, FORSE CHE, È LO STATO MASSONE FRANCESE CHE FINANZIA I PEDOFILI? APPROFONDIAMO L'ARGOMENTO, IN FONDO A QUESTI ARTICOLI GENDER! ] [ La rinuncia della Francia all’ambasciatore gay in Vaticano. Hollande nomina il diplomatico Stefanini all’Unesco: finisce così il braccio di ferro con la Santa Sede. http://www.corriere.it/esteri/16_aprile_07/rinuncia-francia-all-ambasciatore-gay-vaticano-e7630078-fc85-11e5-9628-57573544d3d4.shtml
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Sdoganato e imposto ufficialmente. signori uomini stamattina sotto la camicia non dimenticate di indossare la lingerie Victoria's Secrets possibilmente in seta nera e pizzo valencienne che occhieggi dalla suddetta lasciata sbottonata con premeditata negligenza e voi signore premuratevi di indossare un paio di mutande da uomo con tanto di apertura davanti per velocizzare le pratiche di minzione
attendiamo fiduciosi che anche a voi signori arrivi il mestruo perche' negare alle multinazionali il piacere...
https://lh3.googleusercontent.com/proxy/aiWaLrWx_zrKa67IMoanpOlOaXhD3XDULOxPMYTnFxtrImgYT_vFnWBWStp6CvsAyDWOWvptz0BkPZ_kbbIyx04SJ2mPccQurtqwt-w=s220-p-k-a
Gucci, il 2017 sarà l’anno delle sfilate ‘unisex’ La maison Gucci unificherà i flussi dell'universo femminile con quello maschile in passerella. La prima sfilata double-gender si terrà nel 2017
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corrado Ferretti: ANCHE ALL'ESTERO I PEDOFILI NON SCHERZANO:LEGGEREL'ARTICOLO E GUARDARE IL VIDEO!!!!
https://alienifranoi.wordpress.com/2016/03/26/pedofilio-finanziata-dallo-stato-ecco-il-video-trailer-scandaloso-2/

PEDOFILIO FINANZIATA DALLO STATO, ECCO IL VIDEO-TRAILER SCANDALOSO. C’è qualcosa di terribilmente marcio in questa società. E stavolta il marcio è davvero quel marcio stomacoso e disgustoso ai limiti dell’accettabile. PEDOFILIO FINANZIATA DALLO STATO, ECCO IL VIDEO-TRAILER SCANDALOSO: di Gabriela Dobrescu 26 marzo 2016. C’è qualcosa di terribilmente marcio in questa società. E stavolta il marcio è davvero quel marcio stomacoso e disgustoso ai limiti dell’accettabile: in Francia, come scrive Tommaso Scandroglio per „La Nuova Bussola”, la pedofilia è „finanziata dallo Stato”. Premi un pedale ed un pene diventerà eretto. Premilo ancora ed eiaculerà. Non si tratta di un gadget di un pornoshop bensì di uno “strumento interattivo educativo” per bambini, uno dei tanti presenti alla mostra “Zizi sexuel” che si tiene presso i padiglioni del Museo della Scienza e dell’Industria di Parigi. La parola francese “zizi” potrebbe essere da noi tradotta come “pisellino”. La mostra è rivolta ai bambini tra i 9 e 14 anni e vuole introdurre queste anime candide alla scoperta del sesso. Come se questi bambini una volta diventati ragazzini non diventeranno dei veri e propri sommozzatori nel mare magnum del sesso.
Dunque, oltre al manichino che si eccita se il bimbo pigia un pedale – e così gli imberbi penseranno che schiacciarsi un piede sia la cosa più eccitante che esista – vi sono altre curiosità pedopornografiche. C’è una campana con moltissimi profilattici colorati e ben gonfiati, una sagoma di una donna nuda senza testa dove le bambine possono metterci la loro di testa per provare l’”ebbrezza” di mostrarsi nude davanti a tutti, un letto dove i bambini guardano scene di sesso. In una stanza poi c’è la possibilità di ascoltare la descrizione di cosa sia la masturbazione o l’omosessualità. In questa stanza è vietato l’ingresso degli adulti, perché l’innocente non sa difendersi, ma papà e mamma invece monterebbero su tutte le furie se sapessero cosa passa in quelle cuffie e dunque è bene tenerli a distanza.
Vi è poi un libretto fornito a tutti i piccoli visitatori in cui accanto a scene di sesso esplicito ci sono anche scene violente. Per gli insegnanti più puritani esiste invece un vademecum sulla mostra e al fine di preservarli dallo scandalo vi sono contenute affermazioni rassicuranti come «la pornografia non recherà disturbo in merito alle condotte della futura vita sessuale dei bambini».
Il ministero dell’Educazione ha patrocinato l’iniziativa finanziandola e si è premurato di invitare migliaia di classi a questa mostra, o “mostro”, spesso all’insaputa dei genitori. All’ombra della Torre Eiffel la pedofilia è affare di Stato. Naturalmente chi ha organizzato l’evento non trova nulla da ridire sui messaggi espliciti e pornografici a cui sono esposte le verdissime coscienze del giovane pubblico. «La mostra cerca di veicolare i valori essenziali e universali: l’amore, l’amicizia, il consenso e l’uguaglianza tra l’uomo e la donna. Cerca di rispondere alle domande tipiche dei più piccoli, come nascono i bambini, che cosa è l’amore», ha spiegato la curatrice della mostra, Maud Gouy. «Penso che sia importante», ha continuato la Gouy, «che l’esposizione parli di omosessualità e che spieghi che gli insulti sessisti sono un reato. É una parte importante dell’educazione civica e alla sessualità. Chi viene alla mostra non troverà nulla di scioccante». E a proposito di reati, l’associazione Sos Education ha lanciato una petizione contro questa esposizione, anzi: esibizione. Petizione che ha raccolto sin ora 35mila firme. Stessa aria di violenza psico-sessuale a danno dei minori la respiriamo a Trondheim, in Norvegia. Presso l’istituto Breidablkk, ai bambini di prima elementare è stato chiesto di scrivere sotto l’immagine di un elefante quale animale vedessero. Peccato che – e ci scuseranno i lettori per tanta crudezza di descrizione – l’elefante con la propria proboscide stia aspirando sperma dal pene eretto di un uomo nudo appoggiato a un albero di mele. Il compito era da fare a casa e a casa non pochi genitori sono saltati sulla loro sedia Ikea (che è svedese ma poco importa). Norvegesi liberal e disinibiti sì, ma fino ad un certo punto. Henri Merge, l’autrice del disegno, ovviamente ha detto che non ne sapeva nulla, che questo bozzetto come tanti altri è in rete e dunque a disposizione di tutti. Proprio tutti, tanto che il ministro della Cultura realizzò tempo fa anche una mostra con questi disegni.
Morale della favola. I mostri esistono e stanno presso i ministeri dell’Educazione e nelle scuole. Pare banale sottolinearlo, ma queste due vicende a tinte foschissime stanno a dimostrare che una lobby pedofila esiste, eccome, ed opera ormai alla luce del sole ed ad altissimi livelli. Dietro al pretesto di fare educazione sessuale ai bambini – intento già da censurare per mille motivi – si cela il vero intento: corrompere i bambini, abituarli alla sessualità precoce, renderli disinibiti e quindi ridurli a prede sessuali per gli adulti. A furia di maneggiare peni finti, vedere scene di sesso anche omosessuale, toccare ed essere toccati, guardare ed essere guardati, maschietti e femminucce saranno stati cucinati a dovere, pronti per essere divorati dai pedofili di Stato: http://fuorisubito.blogspot.it/2014/11/pedofilio-finanziata-dallo-stato-ecco.html
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pornografia subliminale contro i bambini ] BUSH ROTHSCHILD MOGHERINI MERKEL: INFAMI MALEDETTI FIGLI DEL DEMONIO, PERCHÉ PUGNALARE I NOSTRI BAMBINI IN QUESTO MODO! [ https://plus.google.com/100862977178063596929/posts/H1C63jmoXwE?cfem=1
teletubbies messaggio subliminale pornogafico Caricato il 27 lug 2008 https://youtu.be/I0paAMURzKo teletubbies teletabbies messaggio subliminale porno attenti ai bambini... https://www.youtube.com/watch?v=I0paAMURzKo&feature=player_embedded
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NON ESISTE PIÙ UN LIMITE ETICO PER I RICCHI! MA, AI POVERI I DIRITTI FONDAMENTALI NON POSSONO PIÙ ESSERE GARANTITI O ESSERE TUTELATI, PERCHÉ LORO NON HANNO IL DENARO PER POTERSI DIFENDERE! ] MALEDETTI SPA FARISEI MASSONI SPA FME [ L’utero in affitto è, da mesi, un tema che scalda gli animi. Da un lato vi è chi sostiene che questa pratica rende le donne schiave e i bambini merce, svilendo la dignità umana di entrambi e obbedendo a logiche di mercato che di ‘umano’ hanno poco o nulla. Dall’altra vi è chi non vede nulla di male nella possibilità di dare modo a tutte le persone – single, coppie eterosessuali (sterili, ma anche no), coppie omosessuali… – di vedere realizzato il proprio desiderio di maternità o paternità e che, anzi, considera la disponibilità della madri surrogate quasi un gesto altruistico. Sei un ProVita? Utero in affitto “Sì” contro utero in affitto “No”, dunque. La confusione è tanta, così come molti sono gli aspetti che spesso non vengono (volutamente?) presi in considerazione: si pensi alla salute delle donne, al diritto dei bambini a conoscere i propri genitori biologici e a crescere con una mamma e un papà, alla selezione eugenetica degli embrioni, alle lobby che girano attorno – come avvoltoi – a questo prolifico mercato di vite umane… e l’elenco potrebbe continuare. A fare un cattivo servizio alla verità, proponendo agli italiani un servizio giornalistico incompleto e poco obiettivo, ora ci si mette anche la televisione di Stato, con un servizio di approfondimento mandato in onda nel corso del Tg2 serale del 31 marzo. Il servizio si apre con un’intervista della giornalista Giovanna Botteri a una donna – Mandy, dell’Oregon – che si dice felice di essere una ‘mamma surrogata’, scelta compiuta spontaneamente per molte ragioni ma soprattutto perché – afferma la donna – “amo essere incinta e avere bambini“. Il discorso è fuorviante ed è facile cadere nella trappola di un falso altruismo: “Guarda che brava, si mette al servizio del prossimo…“. La donna sostiene infatti, con volto sereno: “Far nascere un bambino che non è legato a me in nessun modo (sic!) è la cosa più positiva che io possa fare nella vita- […] E’ stato come pensare di dare, a uno dei miei migliori amici, il regalo migliore possibile“. vita_mamma_papà_mano_neonato_bambino_utero-in-affitto Peccato che nessuno sottolinei almeno quattro aspetti che, a un osservatore attento, non possono non sfuggire: in primo luogo il vuoto della donna intervistata, che trova nella gravidanza un evidente palliativo per le sue ferite e che non riconosce minimamente il legame con la creatura che nutre e cresce nel suo grembo per nove mesi e che dà quindi alla luce con dolore; in seconda battuta il fatto che – perfettamente in linea con il pensiero denatalista oggi dominante – la donna e il marito hanno deciso a priori che avrebbero avuto posto solamente per due figli nel loro nucleo familiare (e se la seconda gravidanza fosse stata gemellare? Ne abortivano uno?); in terzo luogo, il totale silenzio rispetto al bambino concepito e portato in grembo dalla donna: nessuno considera i suoi sentimenti, i suoi diritti… la sua dignità! infine, la questione economica: veramente si può credere che non vi sia un compenso per tutto questo? Dopo l’intervista-testimonianza il servizio cambia tono, nel momento in cui viene dato spazio ad Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica, organo che, con tante altre persone e associazioni, si esprime in maniera netta conto la pratica dell’utero in affitto. La Morresi è chiara: “L’utero in affitto è un contratto con cui una donna si impegna a portare avanti una gravidanza e a cedere a terzi il bambino appena partorito. Quindi il suo corpo, la sua persona e il bambino sono un oggetto di scambio. E questo, a mio avviso, è intollerabile“.
Peccato poi che il servizio non lasci spazio ad argomentazioni ulteriori e approfondimenti, passando di netto a una subdola propaganda pro utero in affitto, con la semplice argomentazione che sono ormai tante le coppie che vanno all’estero.
Subito dopo, ecco il Tg2 sponsorizzare le adozioni gay – che in Italia stanno già passando, grazie ai giudici (si veda qui e qui) -, sfidando ogni evidenza scientifica nell’affermare che ci sono dei bambini che possono avere due mamme o due papà.
Insomma, in Italia quello che è vietato per legge – si legga l’art. 12 della Legge 40/04 – viene sponsorizzato dalla televisione di Stato, pagata dai cittadini. L’incoerenza è grande. Qualcuno, con noi, avrà il coraggio di indignarsi?
http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/utero-in-affitto-sponsorizzato-dalla-rai-con-i-nostri-soldi/
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Report RAI3 CONFRONTING THE EVIDENCE Ita ] ORMAI IL DELITTO DI STATO DELL'11-09 NON PUÒ PIÙ ESSERE NASCOSTO, CERTO, TUTTI I POLITICI DEL MONDO PAGHERANNO PER I LORO DELITTI! [ https://youtu.be/pzceN-VA4Jk Pubblicato il 10 set 2014 ] Puntata speciale di Report dedicata a "Confronting the evidence", il primo filmato americano che mette in luce i punti oscuri sui fatti dell'11 settembre. Dopo quanto è successo recentemente, infatti, abbiamo il fondato timore che non tutti avranno il tempo di vederlo, dato che la Rai ha già bloccato un altro filmato “scomodo” di Report per motivi di copyright (come potete controllare cliccando qui) poco dopo che l’avevamo rilanciato. Niente di strano se non fosse che Youtube è pieno di video di Report caricati da decine e decine di utenti che però non vengono rimossi. Basta cercare “Milena Gabanelli Report” su YT per rendersene conto.
Anche in questo caso ciò che non viene detto, e che pure è la diretta conseguenza di quanto esplicitamente affermato, è gravissimo: il più grande attentato terroristico mai avvenuto potrebbe essere stato causato da quei governi che dovrebbero proteggerci.
Questo significherebbe, in parole povere, che siamo governati da pazzi assassini squilibrati.
http://sapereeundovere.com/report-dice-tutta-la-verita-sull11-settembre-attenzione-filmato-a-rischio-rimozione/
TROVATO MORTO CON I SUOI DUE FIGLI, ERA UN PILOTA CHE DENUNCIAVA IL COMPLOTTO DELL’11 SETTEMBRE
Autore del nuovo libro di 9/11 Truth è stato trovato morto con i suoi figli
L’ex pilota di linea Phillip Marshall ha trascorso molto tempo vicino a Santa Barbara lo scorso anno preparando the_big_bamboozle-marshall_philip-19006266-frntl2-194x300l’uscita del suo controverso libro sul complotto del 9/11 “The Big Bamboozle:. 9/11 e la Guerra al Terrore”
Durante il processo di editing e pre-marketing del libro, Marshall ha espresso un certo livello di paranoia perché il suo lavoro di saggistica accusa l’amministrazione Bush di essere in combutta con la comunità dell’intelligence saudita nella formazione dei dirottatori morti utilizzati negli attacchi.
“Pensate a questo,” Marshall ha detto l’anno scorso in una dichiarazione scritta, “La versione ufficiale di qualche fantasma (Osama bin Laden), in qualche grotta dall’altra parte del mondo, che è riuscito a sconfiggere il nostro intero establishment militare sul suolo americano è assolutamente assurda.”
Marshall ha continuato a dire: “La vera ragione è che l’attacco ha avuto successo a causa di un interno di stand-militare e una azione di formazione coordinata che ha preparato i dirottatori per voli aerei di linee commerciali pesanti. Abbiamo decine di documenti dell’FBI per dimostrare che questo addestramento al volo è stato condotto in California, Florida e Arizona nei 18 mesi precedenti all’attacco. “ Il pilota veterano confidò che era preoccupato per il suo libro da 10 anni, lo studio indipendente sul 9/11 e più di recente a quanto indicato ai sauditi e alla comunità di intelligence di Bush come i carnefici dell’attacco che ha battuto tutte le difese militari degli Stati Uniti l’11 settembre , 2001. Marshall ha detto che sapeva che il suo libro avrebbe messo molte persone contro di lui.
A quando segue dalla relazione dello Sceriffo della contea i bambini stavano dormendo quando gli è stato sparato. Il pubblico ufficiale ha dichiarato che Macaila Marshall, 14, e Alex Marshall, 17, giacevano 6 piedi uno dall’altro in parti separate su un grande divano ad U in sezione. “La causa della morte è stata un unico colpo di pistola alla testa per tutti”, ha detto il medico legale. Il cane di famiglia inoltre è stato trovato ucciso da un colpo di pistola in una camera da letto.
La madre dei bambini, Sean Marshall, era in viaggio per lavoro in Turchia, al momento delle uccisioni. Il medico legale ha detto che è previsto l’arrivo nella zona presto per fare organizzare il funerale.
“Dopo un esauriente studio di 10 anni di questo attacco letale che ha usato aerei di linea Boeing pieni di passeggeri e membri dell’equipaggio compagni come missili guidati, io sono al 100% convinto che una squadra segreta di agenti dei servizi segreti sauditi era la fonte delle risorse finanziarie, logistiche e tattiche che la formazione diretta di volo essenziali per i dirottatori dell’11 / 9 per 18 mesi prima l’attacco “, scrive Marshall. “Questa conclusione è stata determinata sei anni fa e tutte le prove successive hanno fatto altro che confermare questa conclusione.”
L’anno scorso, Marshall ha parlato alla trasmissione radiofonica nazionale Coast to Coast AM. Ha detto che l’intero episodio 9/11 era “una trovata politica per favorire il governo americano ombra che sta facendo affari come la comunità di intelligence degli Stati Uniti.”
http://sapereeundovere.com/trovato-morto-con-suoi-due-figli-era-pilota-che-denunciava-il-complotto-dell11-settembre/
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IL CANONE RAI È UNA GRANDE INGIUSTIZIA, LO STATO MASSONE, NON SOLO GUADAGNA SULLA PUBBLICITÀ, MA, CI COSTRINGE A FINANZIARE CON I NOSTRI SOLDI LA IDEOLOGIA DEL GENDER: PERCHÉ NON È POSSIBILE SOTTRARSI A QUESTA TASSA OBBLIGATORIA! ] [ CANONE RAI, LA MOSSA VINCENTE DI UN NOTO AVVOCATO: ECCO COME FARE A NON PAGARE. Già, perché in primis, il canone è un’imposta espropriativa (in pochi anni di pagamento l’ammontare dell’imposta pagata supera il valore dell’oggetto tassato). Inoltre, secondo più fonti ed esperti, non è legittima la pretesa di un pagamento inserito in una bolletta destinata ad altri servizi (nel caso specifico, l’elettricità). Vi sono poi altre, ed eterne, questioni tutte italiane. Per esempio la Rai è la sola tv pubblica sovvenzionata da una tassa a fare affidamento sulla pubblicità per una percentuale pari al 43% dei suoi ricavi. In Gran Bretagna, alla Bbc, è addirittura vietato fare pubblicità.
Ed è in questo – avvelenato – contesto che si inserisce l’avvocato tributarista Luigi Piccarozzi, che annuncia di avere già pronti nel suo ufficio un centinaio di di ricorsi contro il canone in bolletta. Un faldone pronto a trasformarsi in una vera e propria class action contro il pagamento dei 100 euro che scatterà, nei programmi del governo e di Viale Mazzini, nel mese di luglio. Insomma, ci sono gli estremi per una causa collettiva contro Viale Mazzini, e c’è da scommettere che saranno in molti a voler aderire all’iniziativa. Un’iniziativa che, assicura l’avvocato Piccarozzi, ha ottime possibilità di successo.
FONTE http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11882527/canone-rai-bolletta-class-action.html
Tratto da: www.grandecocomero.com
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DOVE I CRIMINALI, QUASI SEMPRE ISLAMICI SHARIA, FANNO DEL MALE A PERSONE INNOCENTI! PERCHÉ OBAMA È MASSONE E ROTHSCHILD È FARISEO SATANISTA. ] [ Laos: cristiani privati dei loro documenti Sintesi: in un Paese fra i più poveri al mondo, il "libretto di famiglia” è il documento essenziale per la vita delle persone. Spesso i cristiani ne vengono privati e vivono in gravi difficoltà o, per la paura delle autorità locali, non dichiarano la loro fede. Teo (nome modificato) crede in Gesù Cristo. Per questo motivo il suo "libretto di famiglia” è stato confiscato.
I libretti di famiglia sono documenti emanati dal Governo, essenziali per il funzionamento della società in Laos. Sono sottili libricini blu, con impressa sulla copertina un'immagine del Paese, e, dal 1992, sono essenziali per lavorare, per viaggiare e anche per poter mandare i bambini a scuola. Senza questo documento, una famiglia di cristiani in Laos diventa semplicemente una famiglia di coloni e i suoi membri, pur rimanendo cittadini laotiani, perdono tutti i loro diritti.
Teo ha un piccolo negozio di alimentari, che è la sua principale fonte di sostentamento, ma opera illegalmente, perché il suo libretto di famiglia gli è stato confiscato. "Prego che i cristiani qui abbiano di che sostenersi", condivide Teo. "Sto pensando di creare una fattoria dove i cristiani possano lavorare insieme. Questa è una zona difficile per i cristiani, ma credo che Dio stia operando. Se ci concentriamo solo su ciò che vediamo, saremo scoraggiati”. "Tutti i cristiani nel mio villaggio non hanno il loro libretto di famiglia", ci ha detto il responsabile di una chiesa di una tribù del sud-est del Paese. "I cristiani spesso vivono nel segreto. Praticano ancora sacrifici di animali, perché se non lo fanno, gli verrà chiesto di andarsene". Anche Mei Mei (nome modificato) è una credente e ha sperimentato la pressione del Governo laotiano. Dopo essere diventata cristiana, ha condiviso il Vangelo con cinque giovani che si sono convertiti. "A causa di questo, sono stati espulsi dal loro villaggio", ci spiega. "Il capo del villaggio ha anche confiscato i loro libretti di famiglia. Tutto questo è successo a settembre dello scorso anno e i libretti non sono ancora stati restituiti loro. Molte volte io piango a causa dei sensi di colpa", continua Mei, "Mi sento colpevole per quello che questi giovani stanno soffrendo". Mei ora vive in esilio in un villaggio a sei ore di distanza da casa sua. "Non c'è una chiesa nel nostro villaggio", dice. "Le persone del mio villaggio non consentono semplicemente al cristianesimo di esistere. I miei familiari vorrebbero accettare Gesù Cristo, ma hanno paura delle reazioni delle autorità. Attualmente, ci sono dieci cristiani nel mio villaggio, ma non lo dichiarano apertamente perché hanno paura. Pregate che Dio doni loro il coraggio di vivere la loro fede”.

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Presidente TERRORISTA SHARIA Erdogan minaccia la UE dei SATANISTI MASSONI ANTICRISTO MERCHEL GENDER, PERCHÉ MAOMETTO UCCIDE I GAY! “Turchia può ritirarsi da accordo su profughi”. 07.04.2016 Intervenendo davanti le forze dell'ordine ad Ankara, il presidente turco Erdogan ha accusato Bruxelles di non rispettare le promesse sull'accordo relativo ai profughi ed ha minacciato il ritiro della Turchia dal documento. "Con i nostri fondi manteniamo quasi 3 milioni di persone (profughi siriani). Non c'è ancora nulla di quello che ci ha promesso l'Europa. Se l'UE non rispetterà le sue promesse, allora anche la Turchia non si atterrà all'accordo. I Paesi che sono superiori a noi in termini economici non hanno mostrato la stessa superiorità umanamente", — Erdogan ha detto, segnala "RIA Novosti".
Ha aggiunto che in base all'accordo in materia di immigrazione tra la Turchia e l'Unione Europea Bruxelles dovrebbe stanziare 6 miliardi di euro alla Turchia per l'accoglienza dei profughi siriani.
I leader dei Paesi membri dell'Unione Europea e il premier della Turchia Ahmet Davutoglu il 18 marzo avevano firmato un accordo per espellere tutti i clandestini che erano arrivati in Grecia attraverso la Turchia in cambio dell'esenzione dal visto per i cittadini turchi, 3 miliardi di euro e il trasferimento in Europa dei profughi siriani: http://it.sputniknews.com/politica/20160407/2429001/immigrazione-euro-promesse.html#ixzz458y1I6gW
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CHI HA DETTO CHE ROTHSCHILD SPA FED, lui DEVE STAMPARE E CREARE IL DENARO DAL NULLA, E NOI SIAMO I SUOI SCHIAVI, che gli dobbiamo pagare questo denaro ad interesse? ] [ Putin interviene al forum multimediale "Fronte nazionale panrusso" Mario Draghi: Eurozona a rischio con nuovi shock. 07.04.2016) I dubbi del governatore nella prefazione al rapporto annuale della Bce per il 2015: prospettive economiche mondiali circondate da incertezza. La Bce vara nuove misure di stimolo. Dopo l'allarme lanciato nelle ultime ore dalla Federal Reserve sui rischi che, i recenti sviluppi economici globali fanno incombere sul 2016, anche la Bce avverte sull'incertezza delle prospettive di crescita. Nella prefazione al rapporto annuale per il 2015, è il governatore Mario Draghi ad esprimere i dubbi sulla capacità di tenuta della zona euro in caso di nuovi shock per l'economia mondiale. "Dobbiamo fare i conti con l'incertezza delle prospettive dell'economia globale, con continue forze disinflazionistiche e con la domanda su quale direzione prenderà l'Europa e sulla sua capacità di affrontare nuovi contraccolpi". Il governatore ha ancora una volta ribadito che la Bce metterà in campo tutte le misure di politica monetaria necessarie per raggiungere la stabilità dei prezzi, sottolineando però la necessità che anche le forze politiche agiscano nella stessa direzione. "È importante che il risanamento di bilancio sia favorevole alla crescita — scrive Draghi — rendere il sistema tributario più favorevole alla crescita e limitare l'evasione fiscale": http://it.sputniknews.com/economia/20160407/2427888/draghi-eurozona-rischio.html#ixzz458w6z3oi

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si! la strategia sharia dei satanisti massoni comunisti farisei gender darwin: le scimmie di sodoma! ] [ 07.04.2016 ] Opinioni: "Moriremo musulmani, santità?" A seguito delle recenti stragi in Francia e Belgio, nonché dell’espansione dell’Isis in Medio Oriente e in vari paesi africani, compresa la Libia, anche il mainstream politically correct ha riconosciuto che non siamo alle prese con gesta di fanatici isolati ma con una strategia di espansione islamica diretta anche verso l’Europa: http://it.sputniknews.com/#ixzz45ABkiuu1

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ebrei e cristiani innocenti sono ritornati nel tormento, perché, i farisei SpA FED Fmi, i massoni Gender hanno pianificato di farli uccidere dagli islamici! 07/04/2016 - VATICANO. Per ebrei e cristiani “altro” è non solo il rifugiato, ma anche il perseguitato per la fede
La visione de L’Altro dal punto di vista sia ebraico sia cattolico è stata al centro della XXIII riunione del Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico. Nel corso dell’incontro si è anche esaminato situazioni nelle quali cattolici ed ebrei “attualmente si trovano nella situazione di essere ‘altri’. L’antisemitismo nei discorsi e nei fatti è riapparso in Europa ed altrove, mentre la persecuzione di cristiani, in misura notevole nella maggior parte del Vicino Oriente ed in parte dell’Africa, ha raggiunto livelli che non si vedevano da tempo.

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#SALMAN #SHARIA #SAUDI #ARABIA ] È VERO, questa è la verità: TU SEI NEL #NWO #666 #FED, #FMI: Gufo #Allah, e tu puoi UCCIDERE IMPUNEMENTE, TUTTI QUELLI, CHE, NON SONO #SALAFITI, ED IO HO, soltanto, un COMPUTER del VALORE DI POCHI EURO! [ 07/04/2016, BANGLADESH, Dhaka, studente ucciso a colpi di machete per le sue idee contro l’estremismo islamico. Nazimuddin Samad aveva 28 anni e studiava Giurisprudenza alla Jagannath University. Gli amici lo descrivono come un coraggioso libero pensatore. Faceva parte del movimento Ganajagaran Mancha, che difende i diritti dei blogger. Sulla sua pagina Facebook, lo studente aveva criticato la deriva islamica del Paese. Dhaka (AsiaNews) - Nazimuddin Samad, uno studente di Giurisprudenza di 28 anni, è stato ucciso a colpi di machete e pistola per le sue idee contrarie al radicalismo islamico. L’omicidio è avvenuto intorno alle 8 di ieri sera in un incrocio molto trafficato nell’area di Sutrapur, un quartiere storico della capitale del Bangladesh. Il ragazzo stava rincasando con degli amici dopo aver seguito i corsi alla Jagannath University, dove era stato ammesso da pochi mesi. Gli amici hanno riferito che lo studente era un libero pensatore “coraggioso” e sosteneva la formazione di un Paese laico e rispettoso dei diritti umani. Faceva anche parte del Ganajagaran Mancha, movimento per i diritti dei blogger. Alcuni testimoni hanno riferito che tre assalitori in motocicletta hanno avvicinato Nazimuddin presso l’incrocio di Ekrampur e hanno iniziato a colpirlo con dei machete. Poi gli hanno sparato un colpo di pistola alla testa, per assicurarsi della morte. I testimoni hanno anche raccontato che mentre lo colpivano, gli aggressori gridavano “Allahu Akbar” (Allah è grande). Nessuno ha ancora rivendicato la responsabilità del gesto, ma la dinamica dell’incidente ricorda le modalità con cui sono stati uccisi altri quattro blogger, assassinati per le loro idee “atee”. Da diverso tempo estremisti islamici prendono di mira liberi pensatori e attivisti democratici. Ahmed Rajib Haider è stato il primo blogger a essere ucciso nel 2013 per le sue idee “contrarie all’islam”. Dall’inizio del 2015, altri quattro blogger hanno perso la vita: a febbraio Avijt Roy è stato assassinato vicino all’Università di Dhaka; a fine marzo, nella capitale, fondamentalisti musulmani hanno ammazzato a colpi di machete Oyasiqur Rahman; due mesi più tardi è stato il turno di Ananta Bijoy Das, ucciso a Sylhet; l’ultimo, Niloy Chakrabarti, è stato giustiziato ad agosto in pieno giorno, sotto gli occhi della madre e della sorella. Il 31 ottobre Faisal Arefin Dipan, un editore dalle idee progressiste, è stato ucciso a coltellate.
Nazimuddin era il figlio di Shamshul Haque ed era nato nell’area di Sylhet. Era un attivista del gruppo Ganajagaran Mancha, che opera per la difesa del libero pensiero in Bangladesh e chiede la punizione per i criminali di guerra della lotta di Liberazione del 1971. Di recente, sul suo profilo Facebook aveva scritto: “Non appartengo a nessuna religione”. Sulla stessa piattaforma, il giorno prima del suo omicidio aveva espresso preoccupazione per la deriva islamista del Paese e l’inazione del governo.

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#SALMAN #SHARIA #SAUDI #ARABIA ] È VERO, questa è la verità: TU SEI NEL #NWO #666 #FED, #FMI: Gufo #Allah, e tu puoi UCCIDERE IMPUNEMENTE, TUTTI QUELLI, CHE, NON SONO #SALAFITI, ED IO HO, soltanto, un COMPUTER del VALORE DI POCHI EURO! [ 03/11/2015 BANGLADESH ] Bangladesh, dura condanna della Chiesa cattolica per l’omicidio di intellettuali laici, Mons. Gervas Rozario denuncia l’assassinio dell’editore Dipan e il ferimento di un altro editore e tre blogger. Gli intellettuali sono presi di mira da fondamentalisti islamici per le loro idee democratiche. Dall’inizio del 2015 sono morti quattro blogger e molti sono fuggiti all’estero. Vescovo: “Se non siamo attenti, illuminati e sensibilizzati dai valori umani, non riusciremo a fermare l’aumento delle violenze”.

31/03/2015 BANGLADESH. Dhaka, un altro blogger ucciso a colpi di machete: criticava l’islam radicale, Md Oyasiqur Rahman Babu da tempo curava un sito di informazione contro le violazioni alle minoranze religiose in Bangladesh. Un commando di almeno tre persone lo ha ucciso per “punirlo” delle sue idee. La polizia conferma l’arresto di due assalitori.

06/12/2010 BANGLADESH, Dhaka, un ambulatorio delle "suore blu" per i poveri di qualsiasi religione. Le sorelle del Movimento contemplativo missionario di p. de Foucauld vanno negli slum in cerca di bisognosi e malati. Giovane mamma musulmana: “Grazie alle medicine, la fisioterapia e il loro amore, mia figlia sta migliorando”.

03/04/2013 BANGLADESH, Bangladesh, arrestati tre blogger: Hanno offeso l’islam. Gli attivisti rischiano fino a 10 anni di carcere e una multa di 10 milioni di taka (100mila euro). Proteste del movimento laico Shahbag: “È una violazione alla libertà di parola e un insulto per la democrazia”. Nel Paese non esiste (ancora) una legge sulla blasfemia.

12/05/2015 BANGLADESH, Bangladesh, assassinato un altro blogger “anti-islam”: è il terzo dal 2015. Quattro uomini hanno ucciso Ananta Bijoy Das con un machete. Era un attivista del Bangladesh Chhatra Union, movimento politico democratico, e scriveva sul blog Mukto Mona (“Libero pensiero”). Più volte ha criticato la deriva fondamentalista assunta dal Bangladesh negli ultimi due anni.

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#SALMAN #SHARIA #Saudi #ARABIA #TALMUD, #AIPAC, #USA, #SATANA #NWO #ERDOGAN, #ISIS, AL-NURSA, #HORROR, #BUSH, #ROTHSCHILD, #BILDENBER, #MASONRY, #LILIT, #MARDUK, #JABULLON, #ALLAH, ] OF COURSE, Is TRUE, this is the truth: YOU ARE IN #NWO #666 #FED, #FMI: #Owl #Allah, you can KILL impunity, ALL THOSE THAT ARE NOT #SALAFITI, AND, I HAVE, only a COMPUTER of FEW EURO! [ 04/07/2016, BANGLADESH, Dhaka, student hacked to death for his ideas against, Islamic extremism, Nazimuddin Samad was 28 years old and studied Law at the Jagannath University. Friends describe him as a brave free thinker. He was part of the Ganajagaran Mancha movement, which defends the rights of bloggers. On his Facebook page, the student had criticized the Islamic drift in the country. Dhaka (AsiaNews) - Nazimuddin Samad, a 28 year-old law student was hacked to death and shot for his ideas contrary to Islamic radicalism. The murder took place around 8 pm last night at a busy intersection in the Sutrapur, a historical district of the capital of Bangladesh. The young man was returning home with friends after attending courses offered by Jagannath University, where he had been admitted a few months ago. Friends have reported that the student as a "courageous" free thinker who supported the formation of a secular country that respects human rights. He was also part of Ganajagaran Mancha, a movement for bloggers’ rights. Some witnesses reported that three assailants on motorcycles approached Nazimuddin near the intersection of Ekrampur and started to attack him with machetes. Then they fired a gunshot to his head, to make sure of his death. Witnesses also report that as they struck him, the attackers shouted "Allahu Akbar" (God is great). No one has yet claimed responsibility for the act, but the incident recalls the killing of four other bloggers, murdered for their "atheistic ideas". For some time, Muslim extremists have been targeting free thinkers and democracy activists, justifying their killing by calling their victims "atheists". Ahmed Rajib Haider was the first blogger to be killed for his “anti-Islam" ideas in 2013. So far this year, four other bloggers have lost their lives. In February Avijt Roy was murdered near the University Dhaka; in late March, also in the capital, Muslim fundamentalists hacked to death Oyasiqur Rahman; two months later, it was the turn of Ananta Bijoy Das, who was murdered in Sylhet; and finally, Niloy Chakrabarti was killed, execution style, in August in broad daylight, under the eyes of his mother and sister. On October 31, Faisal Dipan Arefin, a publisher with progressive ideas, was stabbed to death. Nazimuddin was the son of Shamshul Haque and he was born in Sylhet. He was an activist of the Ganajagaran Mancha group, which works for the defense of free thought in Bangladesh and calls for the punishment of war criminals from the struggle for liberation war of 1971. On his Facebook profile he wrote: "I do not belong to any religion". On the same platform, the day before his murder he had expressed his concern about the Islamist drift of the country and the government inaction.
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#SALMAN #SHARIA #Saudi #ARABIA #TALMUD, #AIPAC, #USA, #SATANA #NWO #ERDOGAN, #ISIS, #AL-NURSA, #HORROR, #BUSH, #NWO, #ROTHSCHILD, #BILDENBER, #MASONRY, #LILIT, #MARDUK, #JABULLON, #ALLAH, #Beelzebub, ] OF COURSE, Is TRUE, this is the truth: YOU ARE IN #NWO #666 #FED, #FMI: #Owl #Allah, you can KILL impunity, ALL THOSE THAT ARE NOT #SALAFITI, AND, I HAVE, only a COMPUTER of FEW EURO! [ 07/04/2016, BANGLADESH, Dacca, estudiante asesinado a golpes de machete por sus ideas contra el extremismo islámico, Nazimuddin Samad tenía 28 años y estudiaba Jurisprudencia en la Jagannath University. Los amigos lo describen como un valiente librepensador. Formaba parte del movimiento Ganajagaran Mancha, que defiende los derechos de los bloggers. En su página de Facebook, el estudiante había criticado la deriva islámica del país. Dacca (AsiaNews) - Nazimuddin Samad, un estudiante de Jurisprudencia de 28 años de edad, fue asesinado a golpes de machete y pistola por sus ideas contrarias al radicalismo islámico. El homicidio ocurrió alrededor de las 8 de ayer, en un cruce de calles con mucho tráfico en el área de Sutrapur, un barrio histórico de la capital de Bangladesh. El muchacho estaba regresando a casa con amigos suyos tras haber asistido a los cursos en la Jagannath University, adonde fue admitido hace pocos meses. Los amigos refirieron que el estudiante era un librepensador “valiente” y que apoyaba la formación de un país laico y respetuoso de los derechos humanos. Formaba parte del Ganajagaran Mancha, movimiento en defensa de los derechos humanos de los bloggers. Algunos testigos han informado que tres asaltantes en motocicleta se acercaron a Nazimuddin en el cruce de Ekrampur y comenzaron a golpearlo con machetes. Luego dispararon a su cabeza, para asegurarse de su muerte. Los testigos también contaron que mientras lo golpeaban, los agresores gritaban “Allahu Akbar” (Alá es grande). Nadie ha reivindicado aún la responsabilidad del gesto, pero la dinámica del incidente recuerda la modalidad con la cual fueron asesinados otros cuatro bloggers, a quienes dieron muerte por sus ideas “ateas”. Desde hace un tiempo que extremistas islámicos tienen en la mira a librepensadores y activistas democráticos. Ahmed Rajib Haider fue el primer blogger en ser asesinado, en el 2013, por sus ideas “contrarias al islam”. Desde principios de 2015, otros cuatro bloggers han perdido la vida: en febrero, Avijt Roy fue asesinado cerca de la Universidad de Dacca; a fines de marzo, en la capital, fundamentalistas musulmanes mataron a golpes de machete a Oyasiqur Rahman; dos meses más tarde fue el turno de Ananta Bijoy Das, muerto en Sylhet; el último, Niloy Chakrabarti, fue ajusticiado en agosto a plena luz del día, ante la mirada de su madre y su hermana. El 31 de octubre Faisal Arefin Dipan, un editor de ideas progresistas, fue asesinado a cuchillazos.
Nazimuddin era hijo de Shamshul Haque y había nacido en el área de Sylhet. Era un activista del grupo Ganajagaran Mancha, que opera para la defensa del liubre pensamiento en Bangladesh y pide el castigo de los criminales de guerra en la Lucha de Liberación de 1971. Recientemente, en su perfil de Facebook , había escrito: “No pertenezco a ninguna religión”. En la misma plataforma, el día anterior a su homicidio, había expresado su preocupación por la deriva islamista del país y la inacción del gobierno.

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#SALMAN #SHARIA #Saudi #ARABIA #TALMUD, #AIPAC, #USA, #SATANA #NWO #ERDOGAN, #ISIS, #AL-NURSA, #HORROR, #BUSH, #ROTHSCHILD, #BILDENBERG, #MASONRY, #LILIT, #MARDUK, #JA BULL ON, #ALLAH,] DE COURS, est vrai, ceci est la vérité: vOUS ÊTES EN #NWO #666 #FED, #FMI: #Owl #Allah, vous pouvez tuer l'impunité, TOUS CEUX QUI NE sONT PAS #SALAFITI, ET, JE DOIS, seulement un ordinateur de l'EURO FEW! [07.04.2016, BANGLADESH, Dhaka, étudiant piraté à mort pour ses idées contre l'extrémisme islamique, Nazimuddin Samad avait 28 ans et a étudié le droit à l'Université de Jagannath. Amis le décrivent comme un libre penseur courageux. Il a fait partie du mouvement Ganajagaran Mancha, qui défend les droits des blogueurs. Sur sa page Facebook, l'étudiant avait critiqué la dérive islamique dans le pays. Dhaka (AsiaNews) - Nazimuddin Samad, un étudiant en droit de 28 ans a été piraté à mort et fusillé pour ses idées contraires au radicalisme islamique. Le assassiner a eu lieu vers 20 heures hier soir à un carrefour très fréquenté dans le Sutrapur, un quartier historique de la capitale du Bangladesh. Le jeune homme rentrait chez lui avec des amis après avoir assisté à des cours offerts par l'Université Jagannath, où il avait été admis il y a quelques mois. Amis ont rapporté que l'étudiant comme un libre penseur "courageux" qui ont soutenu la formation d'un pays laïc qui respecte les droits de l'homme. Il faisait également partie de Ganajagaran Mancha, un mouvement pour les droits des blogueurs. Certains témoins ont rapporté que trois assaillants à moto ont approché Nazimuddin près de l'intersection de Ekrampur et a commencé à l'attaquer avec des machettes. Ensuite, ils ont tiré un coup de feu à la tête, pour être sûr de sa mort. Des témoins rapportent également que, comme ils l'ont frappé, les assaillants ont crié "Allahu Akbar" (Dieu est grand). Personne n'a encore revendiqué la responsabilité de l'acte, mais l'incident rappelle l'assassinat de quatre autres blogueurs, assassinés pour leurs «idées athées». Depuis quelque temps, des extrémistes musulmans ont pris pour cible les libres penseurs et militants de la démocratie, ce qui justifie leur mise à mort en appelant leurs victimes "athées". Ahmed Rajib Haider a été le premier blogueur à être tué pour ses idées "anti-islam" en 2013. Jusqu'à présent cette année, quatre autres blogueurs ont perdu la vie en Février Avijt Roy a été assassiné près de l'Université de Dhaka;. À la fin Mars, aussi dans la capitale, les fondamentalistes musulmans piraté à mort Oyasiqur Rahman, deux mois plus tard, ce fut le tour de Ananta Bijoy Das, qui a été assassiné à Sylhet, et enfin, Niloy Chakrabarti a été tué, le style d'exécution, en Août en plein jour, sous la les yeux de sa mère et sa sœur. le 31 Octobre, Faisal Dipan Arefin, un éditeur avec des idées progressistes, a été poignardé à mort. Nazimuddin était le fils de Shamshul Haque et il est né à Sylhet. il était un militant du groupe Ganajagaran Mancha, qui travaille pour la défense de la libre pensée au Bangladesh et appelle à la punition des criminels de guerre de la lutte pour la guerre de libération de 1971. sur son profil Facebook, il écrit: ". Je ne suis pas à une religion" sur la même plate-forme, la jour avant son assassiner, il avait exprimé sa préoccupation au sujet de la dérive islamiste du pays et l'inaction du gouvernement.

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#SALMAN #SHARIA #Saudi #ARABIA #TALMUD, #AIPAC, #USA, #SATANA #NWO #ERDOGAN, #ISIS, # AL-NURSA, #HORROR, #BUSH, #NWO, #ROTHSCHILD, #BILDENBER, #MASONRY, #LILIT, #MARDUK, #JABULLON, #ALLAH, #Beelzebub,] por supuesto, es TRUE, esta es la verdad: NO sE ENCUENTRA EN #NWO # 666 #FED, #FMI: #Owl #Allah, se puede matar a la impunidad, TODOS LOS qUE NO SON #SALAFITI, Y, TENGO, solamente en la computadora de la EURO pocos! [ 31/03/2015 BANGLADESH 31/03/2015 BANGLADESH ] Dhaka, otro blogger muerto a machetazos: criticaba al Islam radical
Md Oyasiqur Rahman Babu había mantenido durante mucho tiempo un sitio web especial de información en contra de violaciones de las minorías religiosas en Bangladesh. Un comando de al menos tres personas lo mató para "castigar" sus ideas. La policía confirmó la detención de dos asaltantes.

03/11/2015 BANGLADESH ] Bangladesh, dura condena de la Iglesia católica por el homicidio de intelectuales laicos. Mons. Gervas Rozario denuncia el asesinato del editor Dipan y las heridas causadas a otro editor y tres blogger. Los intelectuales están en la mira de los fundamentalistas islámicos por sus ideas democráticas. Desde inicios de 2015 murieron cuatro blogger y muchos escaparon al exterior. Obispo: “Si no estamos atentos, iluminados y sensibilizados por los valores humanos, no lograremos detener el aumento de la violencia”.

04/02/2014 BANGLADESH ] Bangladesh, centenares de católicos piden justicia después del homicidio de Ovidio Marandy. La Adibashi Cultural Academy organizó una manifestación para pedir una investigación neutral y un justo proceso para los culpables. Son aún muchos los puntos obscuros sobre la muerte del hombre. Era un magistrado católico tribal, encontrado muerto después de haber denunciado un ataque de algunos fundamentalistas islámicos.

21/05/2015 BANGLADESH ] Bangladesh, extremistas islámicos amenazan de “justa muerte” a 10 intelectuales y blogger. La lista de las “próximas víctimas” fue redactada por el grupo fundamentalista “Al Kaida Ansarullah Bangla Team 13” y enviada a los “culpables”. En el país es emergencia seguridad: ya 3 críticos del islam fueron asesinados a golpes de machete. Blogger católico: “No me siento más seguro”.

12/05/2015 BANGLADESH ] Bangladesh, asesinado otro blogger “anti islam”: es el tercero en este año 2015. Cuatro hombres han asesinado a Ananta Bijoy Das con un machete. Era un activista del Bangladesh Chhatra Union, movimiento político democrático y escribía en el blog Mukto Mona (“Pensamiento libre”). Muchas veces criticó la derivación fundamentalista asumida por Bangladesh en los últimos años.

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#SALMAN #SHARIA #Saudi #ARABIA #TALMUD, #AIPAC, #USA, #SATANA #NWO #ERDOGAN, #ISIS, # AL-NURSA, #HORROR, #BUSH, #NWO, #ROTHSCHILD, #BILDENBER, #MASONRY, #LILIT, #MARDUK, #JABULLON, #ALLAH, #Beelzebub,] Natürlich ist TRUE, das ist die Wahrheit: SIE SIND IN #NWO # 666 #FED, #FMI: #Owl #Allah Sie ungestraft töten, ALLE, DIE NICHT #SALAFITI SIND, UND, ich habe, nur ein Computer paar Euro! [ 08/08/2015 BANGLADESH
Bangladesh, more religious violence: another blogger critical of Islam killed. Niloy Chakrabarti was hacked to death with an ax in front of his sister and mother in their home in Khilgaon. He had long campaigned for the rights of minorities, against religious fanaticism. Killers are thought to be Islamic extremists. He is the fourth blogger killed so far this year.

08/02/2007 INDONESIA ] Aceh: ex-separatist leader sworn in as new governor. Irwandi Yusuf, former spokesman of the Muslim separatist Free Aceh Movement, was sworn in at a ceremony in the provincial capital in the presence of diplomats and members of the central government. His first objective is to re-launch the local economy that was devastated by the tsunami.

16/02/2016 13:53:00 BANGLADESH ] Bangladesh, authorities close down book stand for insulting Islam. The stand belongs to Ba-DWIP publisher Prakashan, who was participating in the annual book fair in Dhaka. The publishing house had "Bitarka Islam" (Debate on Islam) on display. The radicals claimed that the text contains disparaging statements against Islam and Muhammad. Writer: "In Bangladesh if someone kills a man he is not punished, but if he says or writes something against Islam yes."

05/10/2015 BANGLADESH ] Dhaka, according to Sheikh Hasina, the Islamic state did not kill Caesar Tavella and Hoshi Kunio. In a press conference, the Prime Minister states that there are no caliphate cells in Bangladesh and that the two murders are the work of the alliance between BNP (Nationalist Party) and Jamaat-e-Islami (Islamist organization). The Japanese, 66, was killed less than a week after Caesar Tavella. Still doubt the motive. Kunio had recently converted to Islam.

15/02/2010 BANGLADESH ] Fighting polygamy: woman castrates husband, and then kills him. With a kitchen knife, the woman cuts off her husband’s penis, then stabs him to death. His physical abuse and his decision to take a new wife drove her to such action. Polygamy is legal in Bangladesh but is a rapidly waning social practice. Only 10 per cent of men have more than one wife.

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#SALMAN، #SHARIA #Saudi #ARABIA، #TALMUD، #AIPAC، #USA، #SATANA #NWO، #ERDOGAN، #ISIS، #AL NURSA، #HORROR، #BUSH، #NWO، #ROTHSCHILD، #BILDENBER، #MASONRY، #LILIT، #MARDUK، #JABULLON، #ALLAH، #Beelzebub،] بالطبع، هذا صحيح، وهذا هو، والحقيقة: أنت الآن في #NWO، #666، #FED، #FMI: #Owl ، #Allah، يمكنك قتل والإفلات من العقاب، وجميع تلك التي ليست، #SALAFITI، وليس لدي سوى جهاز كمبيوتر، من، EURO قليلة! [ C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti, Croce del Santo Padre Benedetto, C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux, Croce sacra sii la mia Luce N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux, Che il dragone non sia il mio duce, V. R. S. Vadre Retro satana Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas, Ciò che mi offri è cattivo I.V. B. Ipsa Venena Bibas Bevi tu stesso i tuoi veleni ESORCISMO : (Al segno + ci si fa il segno della croce) + In nomine Patris, et Filii et Spiritui Sancto Croce del Santo Padre Benedetto. Croce Santa sii la mia Luce e non sia mai il dragone mio duce. Va indietro satana! Non mi persuaderai di cose vane. Sono mali le cose che mi offri, bevi tu stesso il tuo veleno. Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo +. Amen!

Vadre Retro satana SALMAN SHARIA Saudi ARABIA [ CIA 666 UK: I CANI DI GEZABELE SECOND ] FACCIAMO COSÌ, poiché, voi mi bloccate blogger? io vado a letto a dormire, e voi salvate il genere umano dall'olocausto nucleare: al posto mio! ALLORA, FACCIAMO COSÌ?




In posti più liberali di noi, anche se più autenticamente religiosi, come gli Stati Uniti, non esiste il reato di bestemmia, e neppure l'illecito amministrativo, perché sarebbe incostituzionale, limitando la libertà di pensiero (http://it.wikipedia.org/wiki/Bestemmia). In Gran Bretagna c'è stata qualche condanna a morte per blasfemia, ma bisogna dire che l'ultima risale al 1697 contro Thomas Aikenhead (http://en.wikipedia.org/wiki/Blasphemy). Oggi i posti in cui il reato di blasfemia è presente e grave sono i paesi islamici, e in effetti c'è stata una continua pressione da parte loro perché le organizzazioni internazionali imponessero la condanna non solo degli insulti alla divinità, ma anche alla "diffamazione delle religioni". L'assemblea dell'Onu, dominata da una sistematica maggioranza islamicoterzomondista, ha passato diverse risoluzioni in questo senso (http://en.wikipedia.org/wiki/Blasphemy_law).




Ora, come forse avete capito da subito, si dà il caso che il disgraziato ragazzo che ha scritto le frasi citate all'inizio sul suo account di Twitter si chiami Hamza Kashgari e sia suddito (non certo cittadino, nel senso proprio del termine) dell'Arabia Saudita. Dopo aver avuto l'idea spiritosa di postare questo pensierino in occasione del compleanno di Maometto, Hamza ha ricevuto oltre 30 mila minacce di morte via internet. "Nonostante il ragazzo, che ha 23 anni, si sia affrettato a cancellare i suoi tweet e a scusarsi con la blogosfera la situazione è rapidamente degenerata. Sulla rete sono cominciati a girare video contro di lui, su Facebook 16mila persone si sono iscritte alla pagina che ne chiedeva l’esecuzione e il ministero dell’Informazione ha cancellato la sua rubrica sul quotidiano AlBIlad e proibito anche agli altri media di pubblicare il suo lavoro.

E non basta. L’imam Nasser alOmar, lo stesso che all’epoca invocò una “fatwa” contro i musulmani che vedevano il Mondiale di calcio, ha chiesto in lacrime che il blogger venga processato per apostasia, che in Arabia Saudita viene punita con la pena di morte." ( http://lepersoneeladignita.corriere.it/2012/02/12/amnestynonestradateilbloggersauditachehatwittatosumaometto/). A questo punto il giovanotto ha capito che era seriamente in pericolo, ha preso il primo aereo e ha cercato di scappare verso la Nuova Zelanda.

Per sua disgrazia però l'aereo ha fatto scalo in Malesia, un paese islamico, che ufficialmente sarebbe moderato. Ma, per ragioni teologiche o per la pressione dell'Arabia, a quanto pare su volontà dello stesso re Abdulah, gli eredi dei pirati di Mompracem non ci hanno pensato due volte: hanno preso il terribile peccatore saudita, l'hanno impacchettato senza processo e l'hanno rispedito a casa, dove corre il serio rischio di farsi staccare la sua testa blasfema dal corpo con un bel corpo di scimitarra.




E' una storia proprio brutta, che però non è affatto isolata. Provate a entrare in Arabia Saudita con una croce al collo e una bibbia in valigia e vedrete che cosa vi capita non dico coi simboli dell'ebraismo, nessuno sarebbe così pazzo da andare nel territorio della penisola arabica, dove lo stesso Maometto mille e quattrocento anni fa ha iniziato la pulizia etnica delle tribù ebraiche che vi abitavano da un millennio almeno. Ma i turisti israeliani che si sono avventurati in Giordania (ufficialmente in pace con Israele) portandosi dietro i teffillin, cioè quelle scatoline di cuoio legate da stringhe che gli ebrei osservanti indossano la mattina per pregare, o i tallit, i manti da preghiera, se li sono visti sequestrare e sono stati respinti non in quanto israeliani, ma in quanto ebrei.

Ecco, al di là di tutte le dinamiche storiche, questa è una delle differenze più importanti (insieme alla condizione femminile ecc.) fra civiltà occidentale e islamismo: il fatto di poter pregare a modo tuo e di poter anche esprimere educatamente i propri dubbi religiosi. E' una piccola differenza, ma forse non priva di senso...







http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=8&sez=120&id=44366




Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 01/05/2012, a pag. 3, l'editoriale dal titolo "Mattanza di cristiani in Nigeria".




Non passa un giorno senza che i cristiani vengano fatti a pezzi in Nigeria. Di fronte alle scuole, alle chiese, alle proprie case. Si tratta di un progetto di pulizia confessionale che non ha uguali al mondo e che fa impallidire persino le cronache da Iraq ed Egitto. Più di mille cristiani nigeriani uccisi soltanto nel 2011. I “talebani africani”, la setta qaidista Boko Haram, sono votati allo sterminio dei cristiani e all’imposizione in tutto il paese della sharia. Delle guerre di religione l’occidente ha un remoto ricordo e fatica a decifrare quanto sta accadendo in Africa.

La Nigeria ha 170 milioni di abitanti ed è il cuore pulsante della produzione petrolifera mondiale. E’ anche uno dei laboratori per la convivenza fra cristiani e musulmani: la popolazione è al 40 per cento cristiana, di cui il 20 per cento cattolica, l’altra metà è musulmana. Per questo sono apparse un po’ troppo timide le parole del nostro ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi. Il fondatore di Sant’Egidio ha detto che i cristiani sono presi di mira perché “simbolo del pluralismo” e che anche i musulmani sono vittime di questa ideologia mortifera.

No, i cristiani sono uccisi in quanto “infedeli”, “maiali”, “adoratori della croce”, considerati “indegni di vivere” nella logica diabolica dell’islam politico. Un dettato radicato nelle scritture e nei discorsi degli imam, cui si oppongono talora alcuni coraggiosi moderati: “Fai loro la guerra finché non esisterà più l’idolatria e la religione di Allah regnerà suprema”, “Allah umilierà i non credenti”, “Quando si concluderanno i mesi sacri, uccidi gli idolatri ovunque li troverai”. E

’ bastato il suono delle campane perché i terroristi facessero esplodere due chiese a Maiduguri. All’indomani dell’11 settembre, le televisioni di tutto il mondo trasmisero uno spot di al Qaida. Un drappello di jihadisti fa irruzione in una casa, marcia sotto lo stendardo nero, si addestra e spara contro un bersaglio. Una croce cristiana. Ammansire la tigre islamista, criptare le radici del conflitto dicendo che è etnico e non religioso, non aiuterà a fermare il dissanguamento della Nigeria. Troppe stragi passano in cavalleria, inframezzate al massimo da qualche lite diplomatica fra i regimi islamici e la Santa Sede.







http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=44349




Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 30/04/2012, a pag. 115, l'articolo di Magdi Cristiano Allam dal titolo " Massacri di cristiani nell’Africa islamica: è ora di dire basta ".




Finiamola una volta per tutte con il porgere l’altra guancia! Di fronte all’ennesima strage di cristiani in Nigeria, Kenya e Pakistan, al ripetersi degli attentati terroristici islamici in Siria, alle conquiste territoriali di Al Qaida nello Yemen e nel Mali, alla riconferma della connivenza del governo con gli estremisti islamici in Egitto, alla certezza che i fanatici di Allah sono più che mai attivi dentro casa nostra determinati a imporre la sharia, la legge coranica, in questa Europa che ha perso la propria anima, noi dobbiamo dire: basta!

È stata una domenica di sangue. Sangue sugli altari delle chiese in Nigeria e in Kenya. Nel corso di una funzione religiosa cristiana nell’auditorium dell’università Bayero a Kano, città nel nord della Nigeria a maggioranza musulmana, i terroristi islamici del Boko Haram legati ad Al Qaida hanno massacrato almeno 20 fedeli. Chi sono? Boko Haram significa «la cultura occidentale è proibita ». Considerano «haram», proibito, la democrazia, votare alle elezioni, i diritti fondamentali della persona quale la pari dignità tra uomo e donna, così come condannano a morte gli ebrei, i cristiani, gli infedeli e gli apostati. Il loro nome completo è Jamáatu Ahlis Sunna Liddáawati walJihad, ovvero «Comunità fedele agli insegnamenti del profeta e al Jihad». Che cosa significhi concretamente essere fedeli a Maometto e militanti della Guerra santa islamica l’hanno dimostrato massacrando oltre un migliaio di persone dal 2009, tra cui circa 160 vittime a Kano lo scorso gennaio, l’italiano Franco Lamolinara e l’inglese Cristopher McManus lo scorso marzo nel corso di un tentativo di salvarli dal covo dove erano stati sequestrati.




Domenica di sangue anche a Nairobi, in Kenya, dove un sacerdote è stato ucciso e decine di fedeli sono rimasti feriti durante la celebrazione della messa in una chiesa dopo il lancio di una granata. Anche in questo caso si ritiene che dietro all’attentato terroristico ci sia un’organizzazione locale legata ad Al Qaida.

Sempre ieri si è saputo che il cittadino britannico Khalil Rasjed Dale, di origine yemenita, è stato decapitato. La sua colpa è di operare per la Croce rossa. Era stato rapito lo scorso gennaio in uno Stato dove i cristiani sono istituzionalmente discriminati, sono perseguitati in virtù della legge sulla blasfemia che condanna chiunque viene denunciato, anche arbitrariamente, per aver offeso il Corano o Maometto, così come sono stati a più riprese oggetto di efferati massacri. Lo sgozzamento e la decapitazione di tutti coloro che a vario titolo vengono condannati come nemici dell’islam è una prassi di Al Qaida e dei terroristi islamici che si rifà all’esempio di Maometto che nel 627 alle porte di Medina partecipò di persona alla strage di circa 800 ebrei della tribù dei Banu Qurayza con questo atroce rituale, nel convincimento che in questo modo la testa non si ricongiungerà mai più al corpo nel Giorno del Giudizio universale.




Venerdì scorso, giorno della preghiera collettiva islamica, a Damasco un terrorista suicida si è fatto esplodere di fronte a una moschea. Nove persone sono morte tra cui sette poliziotti. Nello stesso quartiere di Midan lo scorso gennaio un attentato terroristico islamico aveva provocato 26 morti e 63 feriti.

Eppure gli Stati Uniti e l’Unione Europea affiancano ciecamente la Lega Araba, ormai sottomessa ai Fratelli Musulmani al potere dal Marocco all’Egitto nonché alla teocrazia wahhabita dell’Arabia Saudita, nella condanna cieca e pregiudiziale del regime di Assad, facendo finta che sul fronte opposto non ci siano bande armate dei Fratelli Musulmani siriani e gruppi terroristici di Al Qaida di cui fanno parte degli stranieri.

Sempre in tema di crescita della dittatura islamica, il 24 aprile il tribunale egiziano ha scagionato l’esercito e gli estremisti islamici che lo scorso 9 ottobre avevano ucciso 27 cristiani copti e ferito oltre 320 manifestanti, nel corso di un corteo di protesta di fronte alla sede della Televisione di Stato al Cairo, archiviando per «mancanza di prove» il processo a carico di «ignoti». Secondo i giudici nominati dal ministero della Giustizia sarebbero stati gli stessi cristiani a sparare e ammazzare i propri correligionari, nonostante le immagini diffuse dalle televisioni attestino in modo inconfutabile la responsabilità dei militari e degli estremisti islamici che li affiancavano.







http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=2&sez=120&id=44690




Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 29/05/2012, a pag. 23, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo " Rifiuta il velo, cristiana licenziata ".




Un esempio di 'democrazia islamica'. La dipendente cristiana della filiale giordana di una banca saudita rifiuta di mettere il velo e, per questo, viene licenziata. Dalla sede centrale della banca in Arabia Saudita il commento è : "Il licenziamento era inevitabile. Siamo un istituto islamico e le regole d'abbigliamento riflettono i nostri valori.".

L'intera vicenda è estranea a Israele, allora come mai l'occhiello recita : "Israele Assistan manager in banca" ?

Ecco il pezzo:




GERUSALEMME — Il velo, Vivian. Il velo. Per diciassette mesi Vivian Salameh, assistant manager d'una grande banca di Amman, se l'è sentito ripetere dai nuovi proprietari emiratini: «Venga al lavoro col capo coperto o saranno guai». Lei, cristiana di fede e laica di testa, ha fatto sempre spallucce e il velo in testa s'è rifiutata d'indossarlo. Spiegando così: «Io non sono musulmana: perché dovrei mettermi una cosa che la mia religione non prescrive?».

La settimana scorsa, a 45 anni, dopo 25 anni d'onorato servizio, Vivian è stata richiamata per l'ultima volta e messa al corrente di quel che la banca aveva deciso nei suoi confronti: licenziarla in tronco.

Il caso di Vivian Salameh scuote l'opinione pubblica d'una Giordania a stragrande maggioranza musulmana, dove alla piccola comunità cristiana (4%) sono sempre state garantite tolleranza e convivenza: la monarchia hashemita si proclama diretta discendente di Maometto, ma la stessa regina Rania usa apparire in pubblico a capo scoperto.

In realtà, anche qui la spinta islamista si fa sempre più forte e la legge del 2007, che equipara i diritti uomodonna, non ha fatto diminuire le violenze domestiche e fenomeni come il delitto d'onore. La funzionaria licenziata, al contrario di cinque colleghe cristiane che si sono adeguate, velandosi, ha deciso di trascinare in tribunale la «Banca islamica GiordaniaDubai», che fino al 2010 si chiamava «Banca dello sviluppo industriale» e non aveva mai fatto simili richieste alle dipendenti: «Non siamo in Iran, siamo in Giordania — spiega Vivian —. Dobbiamo continuare a godere dei diritti di libertà personale e religiosa sanciti nella nostra costituzione».

Da Dubai, dove ha sede il quartier generale della banca, la risposta è lasciata a una portavoce donna: «Il licenziamento era inevitabile. Siamo un istituto islamico e le regole d'abbigliamento riflettono i nostri valori. E poi non le avevamo chiesto un vero e proprio velo, ma una piccola striscia bianca di cotone che copre parte dei capelli, come si usa fra le donne degli Emirato.







http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=16&sez=120&id=44797




Tunisia, giovane decapitato perchè convertito al cristianesimo. Un altro degli effetti della 'primavera' araba




Riportiamo da LIBERO di oggi, 06/06/2012, a pag. 119, l'articolo di Maria Giovanna Maglie dal titolo " I tagliagole sono arrivati alle porte di casa nostra", a pag. 19, l'articolo di Maurizio Stefanini dal titolo " Nell’ex oasi laica si prepara la jihad" .

Ecco i pezzi:




Maria Giovanna Maglie " I tagliagole sono arrivati alle porte di casa nostra"




Sgozzano davanti a una telecamera un cristiano in nome di Allah, gli chiedono un’ultima volta di rinunciare all’apostasia, lui dice di no, eroe rassegnato e sereno. Non sono un’esperta, ma se non è questa la santità del martirio.... Ammiratori entusiasti della primavera araba accomodarsi alla visione dell’istruttivo filmato, prego. C’è spazio a destra perché a sinistra potranno sedere gli entusiasti del politically correct più multiculturalism, i costruttori di moschee in Italia, i difensori del relativismo, quelli come Giuliano Pisapia, quelli come il ministro Andrea Riccardi

. Non spingete per assistere allo sgozzamento di un giovane cristiano convertito, colpevole di essersi convertito, che non abiura e non rinnega il suo Dio nemmeno di fronte alla morte violenta per mano di un fanatico che rappresenta a meraviglia il nuovo corso, le mani insanguinate dei salafiti, la doppia morale dei Fratelli musulmani.

GELSOMINI APPASSITI

È successo in Tunisia, la laica francofona, italiofona Tunisia, dove la borghesia laica, i giovani che usano la Rete, avevano creduto nella rivoluzione dei jasmin, dei gelsomini, e si ritrovano i barbuti, anzi ce li ritroviamo, siamo a un’ora scarsa dall’Italia; il video è stato presentato in Egitto, dove tra dieci giorni potrebbe diventare presidente Mohamed Mursi, un capo pericoloso dell’estremismo islamico, l’Egitto fondamentalista dell’esame di verginità alle studentesse, e giù botte, l’Egitto estremista che tortura un vecchio gravemente malato, Hosni Mubarak, che di quel Paese certo è stato padroneper decenni, ma che gli estremisti li teneva in carcere o in esilio.

Forniremmo volentieri notizie sulla primavera araba made in Libia, quella che le gloriose truppe della Nato e dell’Unione Europea hanno liberato dallo stesso tiranno, Muhammar Ghedafi, che fino a qualche mese prima invitavano ai vertici internazionali, ma le notizie da Tripoli scarseggiano, diciamo che si spara, si tirano bombe, che bande di ribelli taglieggiano e si combattono per le strade. È la primavera araba, bellezza, e tu non puoi farci più niente. Torniamo al filmato del cristiano sgozzato perché cristiano.

Non è per stomaci delicati, ma è la realtà. È stato reso noto in Egitto, dove un conduttore televisivo liberale, uno che rischia grosso, Tawfiq Okasha lo ha mostrato nel suo show, “Egypt Today”. Coltello puntato alla gola, un uomo giovane appare rassegnato al suo destino. Il narratore canta preghiere e maledizioni musulmane, condanne della Trinità cristiana che sarebbe prova di politeismo. Il boia islamico al grido di Allah è grande comincia a staccare la testa del ragazzo, che muore mormorando la sua preghiera. L’operazione dura un paio di minuti, sono tanti da guardare.

La testa staccata viene sollevata e mostrata tra grida in gloria di Allah e slogan di vittoria. Il conduttore della trasmissione chiede, sconvolto, «È questo l’Islam? Questo chiede l’Islam?» e conclude in un chiaro e coraggioso riferimento ai Salafiti e alla Fratellanza Musulmana «Come possono persone così governarci?» Due considerazioni rapide. Non è una esecuzione sommaria, è una lezione e una incitazione, la stessa richiesta qualche giorno fa dal numero due egiziano salafita, che ha spiegato che in tutto il mondo islamico nessun musulmano ha il diritto di convertirsi ad altra religione, se lo fa deve essere ucciso.

Come dice la preghiera del pellegrinaggio alla Mecca, «siano le vite di cristiani ed ebrei ostaggio della miseria, siano avvolte da disperazione senza fine, dolore senza sollievo; siano le loro vite piene di sofferenza e rimpianto, finiscano in umiliazione ed oppressione». In Tunisia ha vinto un Islam moderato, Ennahda, almeno ufficialmente, ma subito dopo il ministro degli Interni ha dato stato legale al «Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio», una polizia religiosa istituita dopo la rivoluzione.

La polizia ha assalito per strada donne senza il velo, ha occupato moschee, ha picchiato professori e giornalisti liberali. Inoltre Ennahda, che teme i salafiti, gli ha dato la possibilità di occupare e controllare piccole città, come Sejnane, nel nordovest del Paese. Secondo i media tunisini, circa 250 individui hanno occupato la città imponendo la sharia con innumerevoli episodi di intolleranza e violenza, proibendo il vino , il tabacco, la vendita di dolci per capodanno perché è una festa cristiana, l’abbigliamento femminile non tradizionale.

PERICOLO EGIZIANO

In Egitto, se MohammedMursi dovesse andare alla presidenza dopo il ballottaggio del 16 e 17 giugno, l’Egitto finirà come la striscia di Gaza, mai più elezioni libere. La Fratellanza musulmana ha due obiettivi principali: il califfato, scomparso nel 1922 con la fine dell’Impero Ottomano; il sistema giuridico fondato sulla sharia. Se passassero in Egitto fortissimo sarebbe il rischio di emulazione in tutto il mondo arabo musulmano, il rischio tremendo per Israele. Chissà se vedendo le immagini del cristiano simbolicamente sacrificato il presidente Giorgio Napolitano direbbe di nuovo, lo ha fatto in recentissima visita, che la Tunisia è un esempio incoraggiante per la primavera araba.







http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=45100




Kenya: cristiani massacrati da fondamentalisti islamici




Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 02/07/2012, a pag. 20, l'articolo di Domenico Quirico dal titolo "Kenya, sangue nelle chiese".




La domenica: il giorno del martirio. Bisogna apprestare il proprio coraggio, oggi come in lontani tempi ignobili e vili, per sillabare un Credo, per inginocchiarsi alla nudità della Croce. Il terrore è un frutto di stagione per i cristiani d’Africa, in questa estate del 2012. Lo ha ricordato il portavoce vaticano padre Lombardi : «L’attacco ai cristiani nei luoghi di culto è diventato un metodo considerato come particolarmente efficace per moltiplicare l’odio e la paura».

Ieri a Garissa, in Keny, gli assassini, il volto coperto da cappucci, hanno atteso che la messa fosse al culmine in due chiese, tra cui la cattedrale, per lanciare granate sui fedeli in preghiera. Quaranta feriti di cui una decina in stato grave. Nessun firma, nessuna rivendicazione. Non è neppure necessario per decifrare la mano omicida: a colpire sono stati gli Shebaab, i fondamentalisti somali, esorbitanti ed indefessi annunciatori dello sfacelo universale in nome di un altro dio, il loro, feroce e cieco .

Ma attenzione: non è una crociata, è semmai una vendetta. Perché i somali vogliono punire il Kenya, i cui soldati dall’ottobre dello scorso anno hanno invaso il sud della Somalia. Un’aggressione per i miliziani del più pestifero fondamentalismo africano, impegnati in una guerra senza quartiere per conquistare, per la seconda volta, la capitale e trasformare la Somalia in uno stato talebano.

L’episodio di ieri a Garissa è solo l’ultimo anello di questa catena sanguinaria, gli shebab hanno colpito anche la capitale Nairobi e la grande città costiera di Mombasa. I servizi americani avevano appena lanciato una allerta per quello che ritenevano un minaccia «imminente» di attentato proprio in questa città turistica e avevano fatto allontanare tutto il personale amministrativo. All’inizio di giugno le truppe keniane sono state integrate nel contingente della Unione Africana formato da undicimila uomini che costituisce il più fastidioso impiccio per gli Shebaab decisi a decapitare l’odiato governo provvisorio di transizione sostenuto dagli occidentali.







http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=13&sez=120&id=45514




Mali: un uomo e una donna lapidati perchè hanno figli senza essere sposati




Riportiamo dall'UNITA' di oggi, 03/08/2012, a pag. 14, l'articolo di Marina Mastroluca dal titolo " Lapidazione in Mali per una coppia con figli fuori dal matrimonio ".




«Ai primi lanci di pietre la donna è svenuta, mentre il suo compagno ha lanciato un grido e poi ha smesso di parlare ». Semisepolti in due buche, solo la testa libera. Il Mali jihadista, che ha strappato il nord del Paese al malfermo governo centrale, usa le pietre per punire gli adulteri in nome della sharia. Un uomo e una donna sono stati uccisi così ad Aguelhok, la prima lapidazione di cui si abbia avuto notizia da quando gli islamisti legati ad Al Qaeda hanno preso il controllo della regione.

Secondo le testimonianze, circa duecento persone avrebbero assistito all’esecuzione, volutamente pubblica. «Non so quante pietre siano state lanciate né per quanto tempo la cosa sia andata avanti prima che fossero morti entrambi ha raccontato Haman Maiga, testimone della lapidazione . Nessuno ha osato provare a fermare gli islamisti ». Le due vittime avrebbero avuto una relazione fuori dal matrimonio. Secondo i loro carnefici sarebbero stati sposati con altri, testimoni locali li indicano semplicemente come una coppia convivente, con dei bambini.

La donna su questo le testimonianze concordano aveva due figli ancora piccoli, l’ultimo di appena sei mesi. «Sono stati lapidati a morte, la punizione per l’infedeltà, in accordo alla sharia», ha detto Aliou Toure, commissario islamico a Gao. «Non dobbiamo rispondere a nessuno sull’applicazione della sharia. Questa è la forma di Islam applicato da anni. Il fatto che stiamo costruendo un nuovo Paese basato sulla sharia è qualcosa che la gente di qui dovrà accettare». La zona di Aguelhok è nelle mani del gruppo integralista armato Ansar Dine, alleato di Al Qaeda per il Maghreb Islamico (Aqmi).

La tragica esecuzione la sharia prevede che le pietre usate siano non troppo grandi, per non abbreviare la pena, né troppo piccole per non protrarla oltre misura è avvenuta nello stesso giorno in cui al sud del Paese, nella capitale Bamako, il presidente ad interim subentrato dopo il colpo di Stato del marzo scorso ha di fatto esautorato il primo ministro Sheick Modibo Diarra dalla gestione della transizione, nel tentativo di riportare il Paese alla normalità.







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CORRIERE della SERA Massimo Alberizzi : " Nigeria, nuova strage in chiesa. Massacrati mentre cantavano "




Erano le 8 e mezza di sera. Come ogni lunedì i fedeli del gruppo cristiano Deeper Life Bible Church nei pressi di Okene nello stato di Kogi, 250 chilometri a sud ovest da Abuja, capitale della Nigeria, erano riuniti nella loro chiesa e il pastore stava commentando le letture sacre quando un commando di uomini armati è penetrato nel tempio sparando all'impazzata. Ai festosi canti di invocazione, tipici delle funzioni africane, si sono sovrapposte le grida e i pianti. Il pastore e 14 suoi seguaci sono morti sul colpo, altri quattro sono invece spirati poche ore dopo per le ferite riportate. Gravi sono alcune decine di persone. Il bilancio quindi assomma a 19 morti ma si teme che altri possano spirare per le ferite.

Martedì mattina a quasi dodici ore dalla carneficina, la polizia è entrata nella chiesa e ha trovato i cadaveri immersi in un lago di sangue non ancora raggrumato. Il comandante della polizia, Gabriel Olorunyomi, ha raccontato che i suoi agenti hanno cominciato una gigantesca caccia all'uomo ma finora non sono stati capaci di effettuare nessun arresto. Per altro si pensa che i criminali siano venuti da lontano. Forse dalle zone islamiche del nord della Nigeria, dove ormai Boko Haram, la setta radicale, recluta a piene mani giovani musulmani che non hanno nessuna prospettiva nella vita se non quella di diventare terroristi. Quello di lunedì è l'ennesimo attentato di una guerra senza quartiere che sta dilaniando la Nigeria. Gruppi islamici attaccano i quartieri cristiani mettendoli a ferro e a fuoco, incendiando le case e i negozi dei «nemici». I cristiani rispondono, sebbene con minor determinazione, e si vendicano razziando a loro volta le case dei rivali.

Questa però è la prima volta che i terroristi di Boko Haram, nome che in lingua hausa significa «l'educazione occidentale è vietata», attaccano chiese così a sud. L'Associated Press stima che quest'anno finora i militanti del gruppo abbiano ammazzato almeno 660 persone, la maggior parte cristiani ma il resto musulmani considerati troppo moderati e traditori di Allah. Sempre secondo la stessa agenzia, molti dei militanti di Boko Haram sono originari del Kogi State.

La polizia, per altro, fino a ieri sera non aveva attribuito a nessuno la responsabilità dell'attentato: «Troppo presto, stiamo indagando», ha dichiarato al telefono con il Corriere un impiegato dalla polizia a Abuja. E alla domanda, potrebbero essere stati quelli di Boko Haram non ha negato: «Maybe», cioè «è possibile».







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Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 11/08/2012, a pag. 24, l'articolo di Andrea Zambrano dal titolo " L’islam e la legge della violenza: massacrata perché vive all’italiana ".




I pugni che le hanno rotto il setto nasale le hanno fatto forse meno male dell'umiliazione delle botte del padre in pubblico. È l'ennesima storia di violenza familiare e di islam intollerante quella che arriva da Modena. Una giovane marocchina è stata picchiata selvaggiamente dal padre perché non portava il velo e si rifiutava di sposare l'uomo che lui aveva imposto. Succede nel cuore dell'Emilia che si vanta di essere esempio di integrazione. In una Modena dove questo è soltanto l'ultimo episodio di una scia inquietante e un campanello d'allarme per chi pensa che l'integrazione si faccia con le feste multiculturali e le chiacchiere del politicamente corretto.

La giovane da poco maggiorenne finalmente poteva sentirsi libera. Libera dalla comunità nella quale i servizi sociali del suo comune, Brescello, l'avevano portata dopo che il padre, nel 2005 e nel 2008, le aveva usato violenza perché si era rifiutata di portare il velo a scuola e si era preso due denunce per abuso di metodi di correzione e maltrattamenti.

Ma soprattutto libera da quel genitore così ciecamente attaccato alle prescrizioni della sua fede. Giovedì era a Modena al centro commerciale Grand'Emilia. Cercava una boutique, come fanno le ragazze, come fanno le sue amiche: felice di comprarsi un vestito che le piacesse, un pezzo di libertà, sognando un amore scelto da lei. Ma il papà era in agguato. L'operaio 54enne le sferra calci e pugni, poi una ginocchiata arriva al volto e le rompe il setto nasale.

Qualcuno cerca di fermare la furia, qualcun altro chiama la polizia mentre l'arrivo dei vigilantes lo fa scappare. All'ospedale la giovane racconta la terribile verità. «Quell'uomo è mio padre», singhiozza con vergogna e paura. Scatta una denuncia per lesioni aggravate. Il ministro dell'Integrazione Andrea Riccardi ha espresso solidarietà alla ragazza ricordando che «le tradizioni sono importanti ma non possono mai essere imposte in violazione della legge e con la violenza».

Non parla di tradizioni invece, ma di «inaccettabile ideologia integralista islamica diffusa nella società» la vicepresidente dei deputati Pdl, la modenese Isabella Bertolini che ha presentato un'interrogazione auspicando che queste persone vengano «cacciate dall'Italia» e ricordato che «emerge la realtà di un radicalismo islamico che non è conseguenza, come vorrebbero i fautori del multiculturalismo, di emarginazione sociale, ma che trova terreno fertile tra persone apparentemente integrate ».

Quel che è certo è che la lista delle donne di fede islamica vittime dei loro familiari, padri o mariti, si sta allargando fino a diventare il catalogo di un genere letterario ormai imbarazzante, ma nel quale le tante associazioni islamiche presenti sul territorio non hanno mai voluto scrivere, senza se e senza ma, il capitolo della condanna: da Rachida Radi, uccisa nel reggiano a martellate perché si stava convertendo al cattolicesimo, a Hina Saleem a Brescia e Sanaa Dafani a Pordenone.

L'uomo ora sarà processato, ma ciò che più inquieta è che nonostante i precedenti episodi nessuno abbia posto un freno ad una violenza che era già esplosa ampiamente prima di giovedì. E che potrebbe riesplodere tra le mura domestiche di quella casa dove sono rimaste le due sorelle della diciottenne.







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Massacrata di botte dal marito perché si toglie il velo per il caldo, succede in Italia. Islam moderato ?! Commento di Fiamma Nirenstein

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 18/08/2012, a pag. 16, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo "Picchiata per il velo, l’Italia come Kabul ".




Aveva caldo, solo un gran caldo. Ed era anche in gravidanza, e comminava con suo marito per Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, non proprio Cortina D'Ampezzo. Con un caldo così portare un hijab che ti copre la testa, la fronte, la bocca, il collo, sopra quel vestito «modesto» che ti avvolge la gambe, le braccia, tutto il corpo, non è possibile. Ma è ancora più impossibile violare la legge dell'Islam e quella del marito e del padre, e quando la giovane moglie, vent'anni, ha detto che si voleva togliere quella cosa dal capo, che non ne poteva più, il marito si è messo a urlare e a inveire. Ma la giovane che è un'italiana figlia di un tunisino e vive a Torino col giovanissimo coniuge egiziano, è un' italiana, e per quanto evidentemente disposta a vivere in maniera religiosa, non ce l'ha fatta a subire quel diktat. Una donna incinta ha già abbastanza fastidi fisici per sopportare anche un caldo violento, e la nostra ragazza si è tolta comunque il velo, ottenendone una gragnuola di pugni e calci. La fine è un film conosciuto: è intitolato violenza contro le donne, ma pare che non ci stanchiamo di rivederlo. La gente intorno cercava di sottrarla dalle mani dell'uomo, ha chiamato l'ambulanza e la polizia, lei è all'ospedale, lui per ora è dentro.

Ma di chi è la colpa? La colpa è nostra, perché non riusciamo a rendere comune buon senso il nostro, italiano e occidentale, divieto assoluto di uso della violenza nelle famiglie, e in particolare in quelle islamiche. La giovane moglie di Porto Empedocle avrebbe potuto essere uccisa perché aveva caldo, e questo da noi non deve succedere in nessun caso. Non ci interessa che la si chiami «cultura diversa». Da noi una donna ha diritto di vestirsi come vuole, e anche di uscire con chi vuole, di fare il lavoro che vuole, di fidanzarsi e di sposarsi con chi vuole, e poi di educare il figlio o soprattutto la figlia nel rispetto dei più elementari diritti umani.

Non c'entra? C'entra e come, perché secondo tutti gli studi disponibili una famiglia come quella non si limita a coprire la poveretta secondo la tradizione, ma richiede segregazione, ubbidienza ai maschi della famiglia, frequentazione di amici scelti dal marito o dal padre, educazione, abbigliamento, costumi sessuali, insomma un insieme di atteggiamenti che escludono le scelte individuali. La pena può variare, ma è sempre terribile, le botte, la reclusione, e sovente anche la morte.

Se si vanno a vedere le statistiche, almeno 5000 donne l'anno vengono uccise nei Paesi d'immigrazione per motivi d'onore. In Inghilterra nel 2010 sono state uccise (e la cifra è ritenuta bassa rispetto alla realtà) 22 donne in quattro mesi, e di crimini collaterali ne sono stati denunciati 2283, più 500 minori. La lista è densa di nomi noti e l'accusa di partenza è sempre la stessa: eccessiva integrazione nei costumi occidentali, i padri assassini talora aiutati dalle madri lo ripetono come in un inconsapevole nuvola di nefasto attaccamento a un mondo perduto, a un paradiso forse mai esistito.

In Italia nessuno si dimentica i nomi di Hina e di Sanaa. Hina Saleem, ventenne pakistana, uccisa nel 2006 dal padre a Sarezzo nel Bresciano, e Sanaa Dafari, ragazza marocchina di 18 anni sgozzata dal padre, il cuoco Kataoul Dafani, perché osava uscire con un ragazzo italiano. Ma i lettori sanno che queste sono solo due delle tante storie sempre più frequenti nel nostro Paese e in tutta Europa. Il 28 maggio una madre indiana di un bambino di cinque anni è stata uccisa perché vestiva all'occidentale; ad aprile, a Brescia, la polizia andò a ripescare a casa una ragazza pachistana, detta Jamila, perché la famiglia aveva deciso di recluderla completamente perché giudicava troppo occidentale la sua educazione a scuola; il 3 ottobre del 2010 a Novi un pakistano massacrò con una pietra la moglie perché aveva difeso la figlia che rifiutava un matrimonio combinato con un pakistano; sempre quell’anno un altro padre egiziano ha tentato di soffocare la figlia con un sacchetto di plastica ritenendo che non fosse più vergine...

la lista è lunga, ci troviamo ad avere oggi a che fare con temi come la verginità, la libertà di movimento, la libertà di opinione come se fossimo tornati a cento, duecento anni fa. Dovremmo avere il coraggio di dire a noi stessi che di questo si tratta, non dell'interessante proposta di un'altra cultura, ma di una posizione arretrata che uccide tutte le conquiste che sono state pagate lacrime, sudore e sangue dalla nostra società, e che non siamo disposti a pagare questo prezzo. E che non ci si dica che si tratta di islamofobia, e anzi, che l'Islam non c’entra niente. È da questa viltà, dalla negazione del reale così ormai comune in Europa, che nasce la nostra responsabilità verso le ragazza uccise.







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Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 20/08/2012, a pag. 17, l'articolo di Francesca Paci dal titolo "Pakistan, arrestata una bimba down: 'Ha bruciato le pagine del Corano' ".




Se la legge islamica è dovunque severissima con chi offende la parola di Allah, in Pakistan non ammette deroghe neppure per i disabili. Per questo quando gli abitanti di Mehrabadi, una baraccopoli alla periferia della capitale Islamabad, hanno denunciato una bambina cristiana affetta da sindrome di Down per aver bruciato e gettato nella pattumiera alcune pagine considerate «sacre» sono scattate le manette. Almeno in attesa che il giudice si pronunci sul reato di blasfemia.

La storia della piccola Rifta Masih di undici anni riaccende i riflettori sulla condizione delle minoranze religiose in uno dei Paesi meno tolleranti ancorché formalmente alleato dell’occidente nella lotta contro il terrorismo. Due anni fa la contadina cattolica Asia Bibi è stata condannata a morte con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto mentre l’anno successivo l’ex ministro per gli Affari delle Minoranze, il cristiano Shahbaz Bhatti, è stato ucciso da un commando di «giustizieri» armati.

Secondo un quotidiano locale alcuni giorni fa, la sera del 26° giorno di Ramadan, Rifta avrebbe dato fuoco al manuale Noorani Qaida, un testo scolastico per l’apprendimento della lettura del Corano. Difficile trovare testimonianze dirette a Mehrabadi, tra la paura e la reticenza omertosa che da anni mettono in fuga i cristiani pakistani, ma la polizia di Islamabad ha confermato l’arresto spiegando che la bambina è stata già trasferita in un riformatorio e che un tribunale si pronuncerà presto sulla sua sorte.

Sembra che all’inizio gli agenti siano stati titubanti di fronte all’evidente disutilità di Rifta ma che poi la ragion di fede abbia avuto la meglio (sembra anche che alcune persone abbiano bloccato per ore la statale del Kashmir chiedendo tolleranza zero contro i blasfemi).

Sebbene la legge pakistana contro la blasfemia sia teoricamente più «permissiva» di altre, la sua strumentalizzazione per vendette personali ha portato, tra il 1986 e il 2009, all’incriminazione di almeno mille persone e al linciaggio oltre trenta.







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a StampaMaria Corbi: " Chiara, prigioniera in Arabia dell'ex marito musulmano"




L’ amore che vince tutto, abbatte frontiere, differenze, culture. Forse. Ma non nella storia di Chiara. Non in tante storie ambientate in Paesi ostili al diritto, all’eguaglianza tra i sessi, alla libertà. Chiara ci ha provato per amore di un uomo di Gedda, in Arabia Saudita, e ha perso.

L’inizio è stato facile con un principe azzurro in caftano bianco, rampollo di una delle potenti e ricche famiglie dell’Arabia Saudita. Lei, Chiara, oggi 40 anni, si innamora, forse del sogno, e gli dice sì. Tre anni fa le nozze e l’ingresso nel palazzo di famiglia dove le donne sono solo ospiti anche se mogli. Chiara non può arredare la casa come piace a lei, deve cancellare tutti gli amici maschi di Facebook, anche quelli che non vede dall’asilo, deve adeguarsi al rigido codice di comportamento imposto alle donne.

Presto iniziano i litigi, la consapevolezza e la paura di vivere in un lusso privo di libertà, quindi una miseria nera se sei educata in Occidente. E alla fine lui la ripudia secondo la tradizione islamica. Ma non c’è nessun nuovo inizio, le ali di Chiara non possono ancora volare verso casa, ad Alessandria, in Italia. Il marito non le riconsegna il passaporto e senza il suo assenso la donna non può lasciare il Paese. Sequestrata.

La diplomazia è entrata in gioco, e sta lavorando cercando di ricucire una situazione delicatissima. Chiara è in Arabia, ancora libera di circolare con il padre anziano che le fa da autista, mentre soltanto la madre è riuscita a tornare in Italia. L’ex marito vuole indietro dei soldi, una somma cospicua che le avrebbe versato su un conto quando ancora c’era l’amore.

Dalla sua «prigione» Chiara scrive un memoriale per urlare al suo Paese e al mondo la disperazione. Racconta di quando ha conosciuto il suo uomo in Europa ed era una persona amabile, «un’altra persona». Ma a Gedda i modi dell’uomo vicepresidente della società di famiglia che distribuisce tra le altre cose, beni di lusso occidentali modi e maniere cambiano. Quando voleva insultarla il marito le urlava con disprezzo «cristiana».

Da marzo Chiara è «prigioniera» assieme al padre e continua a portare il velo e la tunica nera imposte dalla legge. Ad aprile cerca di fare ragionare l’ex marito e accetta un invito a cena. Ma le cose precipitano. Lui ha un attacco di gelosia e di ira e la prende a schiaffi e pugni, la trascina usando come cappio il velo, le sale sul petto con le ginocchia, la minaccia.

Il marito non cede, rivuole indietro il denaro che aveva dato alla moglie. Altrimenti, aggiunge come ricatto, non metterà la sua firma sul lasciapassare. E non è una formalità. Ogni straniero, non solo le donne, in Arabia Saudita, dipende da uno «sponsor», che può essere solo saudita e ha il diritto di impedirti di lasciare il Paese.

Per questo motivo neanche l’intervento del console italiano a Gedda, che ha rilasciato nuovi passaporti a Chiara e al padre, riesce a sbloccare la situazione. Chiara va alla polizia e attraverso l’ambasciata si fa assistere da un avvocato, Ahmad Faisal Yamani, nipote dell’ex potente ministro del petrolio saudita. E la situazione in Tribunale, dove si applica la sharia, non fa certo sperare in un giudizio equo. Chiara deve assistere al procedimento da uno stanzino buio, separata dagli uomini. In quell’area del Tribunale, in quel recinto rosa, scorge una donna interrogata da due giudici e le viene in mente la Santa Inquisizione.

Il marito dopo la denuncia sembra disposto ad un accordo, a concedere la libertà in cambio di un assegno, di quanto ritiene di dovere avere. Si attende anche l’intervento dell’ambasciatore saudita in Italia. Poi salta tutto. L’uomo ci ripensa e alza la posta minacciando Chiara di denunciarla per appropriazione indebita e adulterio, che in Arabia Saudita è punito conla pena di morte.

La strada è in salita e Chiara, scrive nel memoriale, adesso si affida al re: «Ho fiducia nel re che è uomo illuminato e giusto. Spero che la pubblicazione della mia storia serva a smuovere i livelli alti della diplomazia, perché dopo cinque mesi di trattative e false speranze, inizio a vacillare». L’amore non ha vinto.







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Macelleria umana di Ugo Volli




Cari amici,

leggo che lo sventurato ambasciatore in Libia non è morto impersonalmente soffocato nel consolato per il fumo, ma tirato giù dalla sua macchina e linciato dalla folla, il suo corpo trascinato per le strade, sodomizzato con un coltello e un palo di legno durante l'agonia ( http://www.michaelsfaradi.it/?p=604 ). Come Gheddafi, se ricordate.

Da un altro punto di vista come i due poveri riservisti israeliani entrati per sbaglio a Ramallah durante l'ondata terroristica scatenata da Arafat una dozzina d'anni fa. Mi vengono in mente le immagini di Fabrizio Quattrocchi, sgozzato davanti a una telecamera in Iraq ( http://www.youtube.com/watch?v=ENIml09ujcE ), del giornalista ebreo Daniel Pearl assassinato allo stesso modo in Pakistan, e poi quell'immagine che circola in internet di una "spia" crocefissa in Yemen ( http://tv.liberoquotidiano.it/video/107819/ImmaginifortilaspiacrocifissainYemen.html#.UFV1A1HFniw sono immagini tremende, non aprite questo link se non ve la sentite), quei terribili video sulla lapidazione di donne "peccatrici" ( http://www.upnews.it/outframe/lapidazionediunadonnainiranvideoamatorialeilvideoemoltoforteadattoadunpubblicoforte, http://www.youreporter.it/video_Videoshock_lapidazione_in_Afghanistan_1 ), il taglio delle mani e dei piedi ai ladri ( http://geniv.forumcommunity.net/?t=52351729 ), l'impiccagione degli omosessuali in Iran ( http://raccontiepoesiemie.wordpress.com/2011/01/26/inmortediunragazzouccisodallodio/ ). E poi le decine di migliaia di morti in Siria, in Irak (dove il terrorismo non si è affatto fermato con l'uscita degli americani).

Le bombe delle Twin Towers, di Madrid, di Londra. Gli attentati suicidi che hanno devastato Israele fino alla costruzione della barriera di sicurezza. Il neonato sgozzato a freddo con tutta la famiglia a Itamar. La strage di Tolosa e quella di Burgas in Bulgaria, negli ultimi mesi. Un universo pauroso di violenza. Mi scuso per avervi sottoposto queste immagini, sono gli incubi che ho avuto stanotte.




E' una carica di violenza, un odio generalizzato, un disprezzo della vita umana che a me fa paura e che percorre tutto il mondo islamico. Un'intolleranza spaventosa, che viene corteggiata da tutti coloro che chiedono scusa per questo o quell'episodio, compreso l'ultimo del film su Maometto. (A proposito, avete visto che subito si è accusato un regista ebreo, anzi israeliano, risultato inesistente? La tentazione di dare sempre la colpa agli ebrei si chiama antisemitismo, ma di questo nessuno chiede scusa...).

"Brian di Nazareht" era un bellissimo film, non una schifezza porno, ma certamente prendeva in giro Gesù e il Vangelo, come un po' faceva anche "Jesus Christ Superstar" e un bel pezzo di arte contemporanea (vi ricordate lo scandalo della pipì sul crocefisso, a Bolzano, se non sbaglio, l'anno scorso?) come la "Passione" secondo Mel Gibson dipingeva in termini terribili il popolo ebraico; non mi risulta che queste "diffamazioni" abbiano suscitato più di civili proteste, com'è accaduto del resto anche allo spettacolo teatrale di Catellucci l'anno scorso.

L'ebraismo europeo ha addirittura dedicato la giornata della cultura ebraica all'umorismo, che è in buona parta presa in giro di se stessi. Qualcuno ha pensato che questa autodiffamazione morbida era sbagliata (io, per esempio); ma nessuno ha dato in escandescenze o ha alzato un dito sui barzellettieri né sui comici antisemiti che costruiscono la propria carriera diffamando Israele (da Dieudonné in Francia a Ovadia in Italia).




Probabilmente la storia del film è una bufala. Ciò cui assistiamo è una prova di forza programmata da tempo, non a caso nell'anniversario delle Twin Towers, che si basa su una spinta all'odio e alla violenza che appartiene a tutta la cultura islamica, un risentimento insensato, che non ha pari in popoli molto più poveri e meno aiutati, che non stanno seduti sul petrolio, come nell'Africa centrale o in Estremo Oriente.




Niente può giustificare questa violenza, niente può far perdonare il linciaggio dell'ambasciatore americano, salvo che il razzismo. Lo ripeto, il razzismo. Il razzismo di Obama, della sinistra italiana e occidentale, dei cattolici progressisti. Il razzismo di chi dice, che volete, sono così, non riescono a trattenersi, poverini sono stati tanto oppressi, bisogna capirli, bisogna chiedere scusa, non bisogna provocarli, parlare in maniera critica o anche francamente ostile di Maometto deve diventare un reato...

Trattarli come ragazzini ritardati è razzismo. Bisogna stabilire il valore della vita umana, essere fermi nel ribadire che i linciaggi, le lapidazioni, le impiccagioni, le condanne a morte continue, gli impalamenti, le mani tagliate, tutta la macelleria umana che impregna il Medio Oriente e in genere il mondo islamico, sono crimini contro l'umanità e come tali vanno combattuti da tutti.

Qualche esempio della legge islamica Sharia Parte 5













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Non esiste nessuna 'primavera araba' (estratto), in relazione alla reazione dei mussulmani sul film amatoriale sull'Islam




Cari amici islamici , siete offesi per un film ? Sapete , vi converrebbe essere meno permalosi , perché la lista dei motivi per cui siamo offesi noi occidentali è molto più lunga della vostra .

Siamo offesi di come sterminate i cristiani in medioriente . Siamo offesi , quando in Egitto o in Nigeria fate irruzione nelle Chiese cristiane linciando decine di innocenti ( al vergognoso urlo Dio è grande ) .

Siamo offesi del vostro antigiudaismo diabolico e malato presente nei vostri libri scolastici , nelle tv arabe e nei vostri giornali .

Siamo offesi ,per il fatto che in Francia il 60% dei detenuti sia di fede musulmana .

Siamo offesi che in Norvegia , dietro quasi il 100% degli stupri ci sia un musulmano .

Siamo offesi di vedere il traffico bloccato ogni venerdì , perché pregate in strada senza permesso , e col pretesto della preghiera attuate in realtà una lenta e graduale conquista territoriale di interi quartieri di città europee che voi considerate DarAlHarb .

Siamo offesi per la bimba down che in Pakistan è stata quasi condannata a morte per blasfemia , in seguito a una vostra calunnia .

Siamo offesi perché da 11 anni , per prendere un aereo stiamo mezz' ora in fila come pecore , ci dobbiamo spogliare come per la visita medica , e nella borsa a mano non possiamo portarci da casa una bibita , un dentifricio o uno shampoo .

Siamo offesi dai volumi di vignette tratte dai media arabo/islamici contro cristiani ed ebrei dove gli ebrei sono rappresentati come dei mostri che mangiano bambini arabi col sangue che gli cola lungo il mento.

Siamo offesi per la distruzione dei Budda.

Siamo offesi per la distruzione di ogni riferimento e reperto ebraico sul Monte del Tempio a Gerusalemme.

Siamo offesi perché e’ stata tagliata la pancia a Theo Van Gogh , anch’egli giustiziato a causa di un film sulla situazione di schiavitù delle donne arabe.

Voi, o figli di Allah, offendete ogni giorno l’Occidente con la paura, morte e attentati ma mai orde di cristiani fanatici o di ebrei fanatici sono entrati nei vostri quartieri nelle città occidentali che state invadendo, per ammazzarvi, per bruciare le vostre case e le vostre moschee, le vostre scuole.

MAI!

Voi potete fare ogni malefatta e ci sarà sempre qualche occidentale colla testa vuota o piena di quella roba là….che vi giustificherà.

Di più, molto di più e molto peggio, signori dell’islam, ogni vostra malefatta verrà attribuita all’Occidente.

È una delle prime frasi che ho letto sui forum spazzatura dopo l’assassinio dell’Ambasciatore :” è colpa di noi occidentali ….”







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Riportiamo da LIBERO di oggi, 28/09/2012, a pag. 15, l'articolo di Enrica Ventura dal titolo " Stuprata e incriminata per oltraggio al pudore ".




Lo stupro di una donna è un atto odioso e lo diventa ancora di più se gli aguzzini sono dei poliziotti e la vittima viene accusata da loro di atti osceni in luogo pubblico. Ma questo avviene in Tunisia, Paese dove è nata la primavera araba ma che più passano i mesi e più si trasforma in un lungo, freddo e decadente autunno.

A quasi un anno dalla vittoria degli islamisti diMohammed Ghannouchie del suo partito Ennahda vicino ai Fratelli musulmani, lo scenario tunisino si fa sempre più inquietante. L’ultimo fatto inquietante è quanto accaduto a una ragazza che ha accusato due poliziotti di averla violentata e si è ritrovata a sua volta accusata dai suoi aguzzini per atti contrari alla pubblica decenza.

La giovane aveva sporto denuncia contro gli agenti che il 3 settembre scorso, riferisce la tv Al Arabiya, avevano sorpreso lei e il fidanzato appartati in una vettura. Secondo la ragazza, mentre un terzo agente ammanettava lui, gli altri due le usavano violenza. Ma per gli agenti la postura in cui era stata sorpresa con il giovane era contraria alla pubblica decenza, reato per cui si rischiano sei mesi di carcere.

Siamo ai livelli della «polizia morale» dell’Iran. Il processo è stato aggiornato amartedì e subito è partita la mobilitazione delle ong per difendere la ragazza: al suo fianco si sono schierate l’Associazione tunisina delle donne democratiche e la Lega tunisina dei diritti umani, che hanno denunciato come il reato dichiarato dagli agenti serva soltanto a spaventare i due giovani per impedire loro che venga fatta giustizia. Il ministero degli Interni si è smarcato dal processo che vede imputata la coppia, sostenendo che la decisione è stata presa dalmagistrato, ma ormai è sempre più chiara la svolta tutt’altro che moderata imposta dagli islamisti al potere.

A rafforzare il quadro inquietante è il comunicato della presidenza della Repubblica tunisina su un possibile ritorno alla pratica della tortura da parte della polizia. L’allarme è stato lanciato nelle stesse ore in cui il presidente Moncef Marzouki era a New York per intervenire all’Assemblea generale dell’Onu. Nel testo vengono citati tre casi, tra cui quello della ragazza stuprata; la morte di un uomo a seguito del pestaggio subito durante un interrogatorio; la repressione di disordini di piazza a El Hencha. Un elenco piuttosto confuso. Per le donne tunisine la caduta di Ben Alì ha rappresentato la fine della dittatura ma anche un salto nel buio islamista.

Per ora la Costituzione non verrà modificata e non sarà così introdotto il concetto di complementarità tra i sessi, che avrebbe di fatto cancellato quello di uguaglianza. Ora il nuovo fronte è la poligamia: la Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio (come quella saudita) vorrebbe reintrodurla. E sarebbe una sconfitta per la Tunisia, finora unico Paese arabomusulmano in cui è illegale.







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Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 11/10/2012, a pag. 17, l'articolo di Gian Micalessin dal titolo " Uccidono i bambini in nome del Corano ".




Malala vive. Ma vivono anche i suoi sicari. I chirurghi ce l’hanno fatta. Son riusciti ad estrarre dal cranio della 14enne ragazzina pakistana quel proiettile di kalashnikov destinato a sopprimere la sua innocente voglia di libertà, a imporre il lugubre silenzio del terrore islamista. Ma sopravvive anche chi la voleva morta. Sopravvive la furia cieca di un islam radicale pronto a massacrare anche i bimbi nel nome del Corano e del Profeta.

L’aspetto più agghiacciante del tentato assassinio di Malala Yusafzai è la sua consequenzialità. Il tentativo di eliminare questa ragazzina colpevole d’aver descritto l’opprimente regime imposto ai civili nelle provincie pakistane sotto controllo talebano, è solo l’ennesimo assassinio, o tentato assassinio, ai danni di un fanciullo perpetrato nel nome dell’islam. E la condanna dell’Unicef, per ricordare come nulla giustifichi la violenza contro l’infanzia innocente, servirà a poco.

L’agguato a Malala, colpita assieme a due compagne sedute con lei sullo scuolabus, arriva dopo la decapitazione di un bimbo in Afghanistan. Segue le accuse di blasfemia, un reato punito con la pena capitale, rivolte sempre in Pakistan ad una bimba cristiana. Ci ricorda la spietata esecuzione di un ragazzino e una ragazzina afghani bruciati nell’acido per aver osato amarsi.

Tante e tali scelleratezze non sono follie o perversioni individuali. Non sono gesti scomposti messi a segno da menti malate. Sono l’applicazione pratica di un’ideologia religiosa priva di pietà, di un credo senza scale di grigio avvitato in una spirale di violenza che non prevede null’altro se non la difesa dei propri simili e l’odio per tutti gli altri.

Pensiamo a Malala. La sua colpa era quella di aver annotato su diario le esecuzioni, le pubbliche flagellazioni, le quotidiane umiliazioni imposte ai civili della valle di Swat nei mesi bui in cui questa località, un tempo paradiso turistico del Pakistan, diventò un feudo delle bande talebane. Quel diario letto dal servizio in lingua urdu della Bbc aveva fatto capire a tanti pakistani la realtà nascosta dietro la propaganda islamista. Ihsanullah Ihsan, portavoce di Tehrik –iTaliban Pakistan, non s’è fatto scrupolo a rivendicare l’agguato giustificandolo con le visioni anti islamiche di Malala.

Dietro a tanto spregiudicato fanatismo aleggia la stessa logica che ad agosto spinge un imam d’Islamabad ad accusare Rimsha Masih una bimba cristiana affetta dalla sindrome di Down di aver bruciato un Corano. Per l’inflessibile legge pakistana sulla blasfemia quelle accuse, completamente false, conducono al patibolo. Rimsha viene liberata solo perché un testimone smaschera la montatura anti cristiana ordita da un religioso musulmano.

In Afghanistan l’orrore islamico talebano colpisce con la medesima crudeltà a fine agosto. Un ragazzino di 12 anni, fratello di un poliziotto, viene rapito da un gruppo talebano che ne fa ritrovare cadavere e testa mozzata. Per i portavoce talebani è un avvertimento a chi collabora con le autorità. Atti in linea con la ferocia delle bande qaidiste irachene che trasformano ragazzini in kamikaze.

Ma per il fanatismo musulmano l’uccisione dei bambini non è limitata alla guerra. Anche il mancato rispetto di arcaiche regole sociali può venir punito con la più terribile delle morti. Lo insegna la fine di due ragazzini afghani 15 anni lui, 12 anni lei ritrovati a fine marzo in un campo della provincia afgana di Ghazni. I loro corpi erano accanto alla latta di acido usata per bruciarli. Dei loro volti non c’era più nulla. L’acido aveva divorato la pelle, cancellato naso e labbra. Due maschere d’orrore ridotte così per aver infranto le regole che impedivano loro di amarsi, frequentarsi senza il consenso di famiglie e anziani del villaggio.







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Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 19/10/2012, a pag. 19, l'articolo di Gian Micalessin dal titolo "Per l’islam l’odio anti cristiano è legge".




La persecuzione dei cristiani può sembrare un concetto datato, memoria di secoli ed epoche andate. O un concetto di parte. Soprattutto se a parlarne è un'organizzazione cattolica. Soprattutto se a venir messi sotto accusa sono i paesi islamici. Ma i numeri non sono opinioni. E neppure i fatti. Su numeri, dati e fatti, raccolti in 196 paesi, si basa il «Rapporto sulla Libertà religiosa nel mondo».Secondo il dossier,realizzato dall’ «Aiuto alla Chiesa che soffre», un’organizzazione di Diritto pontificio, i cristiani restano la comunità più esposta a discriminazioni e persecuzioni.

«Per quanto non siamo l'unico gruppo religioso a dover pagare il prezzo della propria fede spiega il documento le diverse denominazioni cristiane sono quelle che oggi soffrono maggiormente a causa di limitazioni alla libertà religiosa ». Molte nazioni islamiche confermano la sinistra fama di angoli bui della libertà religiosa. Arabia Saudita e Pakistan, per citare due paesi relegati agli ultimi posti della classifica, emergono come luoghi di sopraffazione e discriminazione. Luoghi dove il credo dominante minaccia i diritti dei cristiani e quelli di tutte le altre minoranze confessionali.

«I cristiani restano il gruppo religioso più discriminato nel mondo visto che il 75% dei casi concernenti la libertà religiosa finisce con il riguardarli sottolinea Marc Fromage, direttore della sezione francese della “Chiesa che Soffre”».«Su 131 paesi di cultura cristiana ribadisce Fromage non ne esiste uno solo in cui la legislazione sulla libertà religiosa lasci a desiderare. In cambio su 49 paesi di cultura musulmana almeno 17 non tollerano altre religioni e impongono un controllo forzato a cristiani e non musulmani, 19 riconoscono teoricamente la libertà religiosa, ma non l'applicano in pratica».

Per capire il senso di queste affermazioni basta leggersi le schede dedicate a questi due angoli bui. «Gli arresti e le irruzioni della polizia nelle case cristiane durante gli incontri di preghiera riferisce la sezione sull' Arabia Saudita sono all'ordine del giorno. Nel marzo 2012 una fatwa del Gran Muftì dell'Arabia Saudita, indicava come necessaria la distruzione di tutte le chiese nella Penisola arabica».

La fotografia offerta dalla “Chiesa che Soffre” diventa ancora più preoccupante se si leggono le traduzioni di alcuni passi tratti dai libri di testo delle scuole pubbliche saudite. «Ebrei e cristiani sono nemici dei credenti e non possono avere l'approvazione dei musulmani» raccomanda un libro per gli studenti delle superiori pubblicato dal Ministero dell'Istruzione di Riad. «Le scimmie sono gli ebrei, il popolo del Sabbah, i suini sono i cristiani, gli infedeli della comunione di Gesù» insegna un altro libro di terza media saudita.

L'istigazione all'odio contro gli esponenti delle altre comunità religiose trova piena realizzazione in Pakistan. Lì a gennaio viene assassinato il governatore del Punjab, Salman Taseer. La sua unica colpa è aver fatto visita in carcere ad Asia Bibi, una cristiana accusata di aver offeso Maometto e condannata a morte in base alla legge sulla blasfemia. La legge «nera» sulla blasfemia solo nel 2011 porta 161 persone davanti al giudice. Ma quella legge non limita i suoi effetti all'aula dei tribunali. Almeno nove esecuzioni sommarie ed extra giudiziali vengono portate a compimento ispirandosi e traendo giustificazione da quella legge.

In quella stessa cornice di violenza e fanatismo s'inserisce l'uccisione di Shahbaz Bhatti, il ministro per le Minoranze, di fede cattolica ucciso il due marzo scorso. A tutto ciò s'aggiungono gli attacchi indiscriminati contro i non cristiani. «Ogni anno scrive il rapporto circa 700 ragazze cristiane e almeno 250 indù vengono rapite, stuprate e costrette a convertirsi». La propagazione e la radicalizzazione dell'islam nei Balcani inizia a creare situazioni preoccupanti anche in Europa. In alcune aree della BosniaErzegovina «gli ingenti investimenti compiuti da Stati come l'Iran e l'Arabia Saudita» stanno dando vita a comunità islamiche sempre più fanatiche. «In Albania stando al rapporto intimorisce la diffusione di un Islam più intollerante, rappresentato da giovani imam formati in Turchia e in Arabia Saudita».







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Sulla STAMPA del 28/10/2012, a pag.15, con il titolo "I carbonari del cinema saudita con la cinepresa sotto la tunica", Fabio Sindici racconta come in Arabia Saudita il cinema è proibito. Sì, avete letto bene, proibito, non ci sono cinema, e chi cerca di guardare un film su internet rischia la prigione.

Tutto il cinema, non qualche film, tutti !!! Sembra una barzelletta, invece è la verità, immaginate la vostra vita senza il cinema ? ebbene, in Arabia Saudita è così. Come succedeva nella Cina di Mao Tze Tung, solo che lui aveva un cinema privato, dove si faceva proiettare tutti i film americani, che erano i suoi preferiti. Se l'avessero saputo i nostro maoisti che il loro idolo era un fan di John Wayne !




L'unico modo di protestare




Girare un film con una videocamera nascosta tra le pieghe dell'abaya, il lungo mantello nero che copre integralmente il corpo delle donne arabe, può essere doppiamente pericoloso nel regno di Abdullah al Saud. In Arabia Saudita, infatti, i cinema sono banditi dalla seconda metà degli anni '70, dopo l'assassinio dell'allora re Feisal, molto criticato per aver introdotto la televisione.

Gli sceicchi più intransigenti ritengono la settima arte un'offesa alla morale islamica. Se poi a riprendere le immagini è una donna, con l'intento di denunciare la condizione femminile stretta tra la sharia, la legge islamica, e le rigide regole delle tradizioni tribali, l'intervento della mutaween, la polizia religiosa, è scontato. Sempre che la cineasta ribelle venga colta in flagrante. Un film in soggettiva la vita quotidiana nel paese saudita vista dagli occhi di una donna attraverso la fessura del niqab è uno dei progetti di Red Wax Secret Cinema, piccola carboneria cinefila composta da quattro uomini e una donna, tutti entusiasti e pronti a rischiare la prigione per la riapertura delle sale cinematografiche del regno.

Il nome si riferisce alla ceralacca dei sigilli anticinema, ma pure a una qualità locale di hashish. Il loro primo exploit è stata una proiezione clandestina in un magazzino della città di Abbha, nel sudest del paese. Gli spettatori erano circa sessanta, avvertiti via sms o chiamati direttamente al telefono dagli organizzatori.

Hanno tutti parcheggiato lontano, per evitare sospetti. Il film, un documentario sulle vite degli immigrati stranieri impiegati come operai in un grande progetto edilizio, è stato proiettato su un lenzuolo steso. «Eravamo tutti molto nervosi», ha detto il regista del film, uno dei fondatori della Red Wax, intervistato dal quotidiano inglese The Guardian. «Non avevamo nessun piano, nel caso la polizia avesse fatto irruzione. Probabilmente saremmo finiti in prigione». Le rivoluzioni, anche quelle gentili, comportano dei rischi.

Ma i «rivoluzionari» della Red Wax sono sicuri dell'appoggio popolare e contano sulle divisioni all'interno delle gerarchie saudite. Nel 2008, il principe Walid bin Talal, nipote del re, ha prodotto la commedia «Menahi», la prima pellicola in trent'anni a cui il pubblico ha avuto accesso. Limitato però. La programmazione, a Jeddah e nella vicina Talif, è durata solo una settimana. Prima c'era stato il Saudi Film Festival di Damman, anche questo di vita breve, dopo le proteste dell'ala più radicale del clero wahabita, interprete di una versione letterale e conservatrice del Corano. Una fatwah del 2009 aveva portato al divieto esplicito del governo alla costruzione di sale cinematografiche.

Cosi, per vedere un film, i sudditi della monarchia saudita viaggiano in massa. Secondo dati delle autorità di Ryad, la capitale, sono più di 230 mila i cittadini sauditi che ogni anno attraversano il confine con gli Emirati per entrare in un cinema. Questi turisti cinefili vedono un film al giorno prima di tornare a casa.

Proprio un documentario, «Cinema 500 km» racconta il lungo viaggio di un ventenne fino in Bahrein per vedere il suo primo film. Abdullah al Eyaf; il regista, sostiene che un gestore di cinema del Bahrein gli ha assicurato che il novanta per cento dei suoi spettatori sono sauditi. Al Eyaf, che ha diretto quattro film che hanno fatto il giro dei festival cinematografici del globo, non ha mai potuto vederne uno proiettato in patria. Oltre a viaggiare i sauditi scaricano una quantità impressionante di film da Internet o li vedono sulla tv satellitare.

Molti registi mettono i loro cortometraggi di denuncia su Youtube, visualizzati milioni di volte. Anche dalla polizia, che lo scorso anno ha rintracciato e arrestato un video blogger, autore di un corto sui poveri di Ryad. «Su Youtube, la pagina può essere facilmente bloccata» dicono i registi della Red Wax. «Meglio le proiezioni clandestine per rispondere alla voglia di cinema del paese». I cinecarbonari pensano a proiezioni con centinaia di spettatori, uomini e donne, a Ryad e a Jedda, le città principali, tramite appuntamenti postati sui social network. In modo da creare un movimento d'opinione.

I loro sono film socialmente impegnati: un altro progetto è centrato sul ricorso frequente degli arabi alla stregoneria. E anche qui il rischio si moltiplica, visto che per chi la pratica la pena prevista è la decapitazione. Per chi la riprende la punizione non è altrettanto chiara. «Non esiste nel Corano o negli hadith, nulla che possa essere visto come una proibizione, anche indiretta, del cinema» spiega un altro dei membri della Red Wax. «Solo che per i radicali ogni cosa che non è menzionata nei testi sacri è proibita». L'interpretazione dipende anche dalle diverse zone del paese: Jedda è più liberale, Ryad, roccaforte della dinastia Saud, è molto tradizionale.

Cosi la regista segreta sarà accompagnata, come vuole la regola, da un parente maschio, anche questo cinefilo. E sarà, per ironia, proprio la veste più tradizionale, l'abaya con il niqab a coprire il volto, ad aiutarla a nascondere la videocamera dagli sguardi indiscreti, tra un ciak e l'altro.







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Riportiamo dal CORRIERE della SERA del 29/10/2012, a pag. 17, l'articolo di Massimo Alberizzi dal titolo " Sangue e vendetta in Nigeria ".




Ennesima domenica di sangue in Nigeria: di prima mattina un terrorista suicida ha fatto esplodere la sua auto imbottita di dinamite nella chiesa cattolica di Santa Rita in Ungwan Yero a Kaduna, nel nord del Paese. Subito dopo è scattata la vendetta dei cristiani che hanno colpito case e negozi dei musulmani, ammazzando a sangue freddo alcuni fedeli di Allah.

Un funzionario del Nema (National Emergency Management Authority) ha confermato che i morti sono almeno 10 ma sul numero di feriti non ha voluto essere preciso: «Decine e decine, almeno un centinaio». Tra gli altri, in condizioni critiche, il sacerdote che stava officiando la messa.

Subito dopo l'attacco suicida è partita la rappresaglia dei cristiani. Armati di bastoni e machete bande di giovani hanno assalito i musulmani e i loro beni. Il guidatore di un mototaxi, creduto seguace dell'islam, è stato bloccato dalla folla inferocita: l'uomo prima è stato picchiato, poi gli è stata rovesciata addosso la sua moto con il serbatoio aperto. Una volta ben inzuppato di benzina, gli assalitori gli hanno dato fuoco. Non è stato l'unico a essere stato ucciso per vendetta, ma la polizia non ha voluto fornire altri dettagli.

Secondo padre Anthony Zaka, dell'arcidiocesi di Kaduna, il terrorista che ha devastato la chiesa doveva conoscere molto bene il posto. Probabilmente l'aveva visitato più volte perché ha scelto un angolo particolare dove immolarsi, per poter causare il maggior numero di vittime. Le chiese in Africa sono spesso in spazi aperti, in grandi parchi dove viene sistemato un altare. Così è quella di Kaduna, dedicata a Santa Rita.

L'attentatore suicida ha superato il cancello ed è entrato nel giardino. Ha poi parcheggiato in una zona che si sarebbe riempita di folla da lì a poco. E' rimasto seduto in auto finché la gente non ha riempito tutto lo spazio disponibile e solo allora si è fatto saltare in aria.

«Cinque persone sono morte sul colpo — ha spiegato padre Zaka — e altre cinque in ospedale per le ferite. Temo che il bilancio potrebbe aumentare perché ci sono parecchi ricoverati in fin di vita».

Nessuno ha finora rivendicato l'attacco, ma fonti diplomatiche non hanno dubbi: «E' da attribuire a Boko Haram», il gruppo islamista radicale che combatte il governo centrale del presidente Goodluck Jonathan.

Ma è sbagliato ridurre la violenza che sta sconvolgendo la Nigeria a una semplice guerra interreligiosa tra cristiani e musulmani. La crisi ha radici più profonde: corruzione, povertà, disoccupazione degrado anche ecologico.

La Nigeria è ricchissima di petrolio (ottavo produttore al mondo e primo africano) ma i proventi restano in mano a poche famiglie di miliardari. La scoperta di nuovi giacimenti a nord, nel bacino del lago Ciad ha moltiplicato i problemi. Sono troppe le mani rapaci che vogliono impadronirsi di quella fortuna. Leader senza scrupoli vogliono destabilizzare il Nord, plagiano i giovani disperati cui promettono lotta alla corruzione e alla miseria, opportunità di lavoro e salvaguardia della natura e dell'ambiente.







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Riportiamo da LIBERO del 30/10/2012, a pag. 18, la breve dal titolo " Vende alcol in Tunisia, dita mozzate "




A un commerciante di bevande alcoliche tunisino sono state mozzare quattro dita di una mano da parte di un gruppo di salafiti nella località di La Manouba. L’episodio viene riferito dal sito in lingua araba Assabah News e sarebbe avvenuto nella notte tra sabato e domenica scorsa, nelle stesse circostanze culminate con l’aggressione di un ufficiale della Guardia nazionale, colpito alla testa forse con un coltello e in gravi condizioni.

Peraltro, continuano le violenze in Siria: ieri sono stati almeno 68 i morti provocati da bombardamenti di truppe governative, nel quarto giorno di quella che sarebbe dovuta essere una tregua tra regime e ribelli. Lakhdar Brahimi, mediatore di Onu e Lega Araba volato aMosca per incontrare il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, ha avvertito che la crisi in Siria «sta peggiorando» e ormai si può parlare di «guerra civile».







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Riportiamo da REPUBBLICA del 04/11/2012, a pag. 30, l'articolo di Vanna Vannuccini dal titolo "Libere".




Maryam Rahmanian, autrice della mostra fotografica (a proposito, non viene rivelato il luogo dove viene tenuta!) che denuncia la discriminazione delle donne in Iran, arrestate e condannate per 'reati' ridicoli, assurdi, come il fatto di indossare un velo troppo colorato, o indossare un paio di calze, o mostrare le unghie delle mani smaltate.

E' questo l'Iran di Khomeini, quello che il Vecchio Cronista sulla Stampa descriveva con toni di ammirazione. Lo stesso Iran che si sta dotando di un arsenale nucleare e che minaccia Israele quotidianamente, lo stesso che Il Manifesto ama difendere nelle sue pagine.

Ecco l'articolo:

Sepideh Talebi, nata il 5.8.1368 (27.10.1989 secondo il nostro calendario). Arrestata perché indossava un rupush troppo corto (il rupushè un cappottino che un tempo era lungo fino ai piedi e si è andato via via riducendo in lunghezza e ampiezza).

Mana Davodi, nata il 5.4.1980. Arrestata perché portava i sandali senza calzini lasciando vedere le unghie laccate di rosso.

Romana Reyahi, nata il 16.1.1986. Arrestata perché teneva il rupush sbottonato.

E poi Sara Kermani (3.7.1981), Tina Azimi (6.11.1979), Tahereh Reyahi (25.3.1983). Tutte arrestate per quello che genericamente viene chiamato in Iran bad hejab( la scarsa osservanza dei codici di vestiario imposti dalla rivoluzione islamica), e trasferite in un posto di polizia — da cui hanno potuto essere rilasciate solo dopo aver giurato obbedienza ai codici islamici, essersi struccate e rivestite con vestiti castigati che gli hanno mandato da casa. Alcune multate, altre condannate a pene diverse, tra le quali non sono infrequenti le frustate.







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Riportiamo da LIBERO di oggi, 09/11/2012, a pag. 19, l'articolo di Hamza Boccolini dal titolo " Gli egiziani aboliscono la parità fra uomo e donna".




L'Egitto di Mohammed Morsi si prepara ad essere sempre di più un emirato islamico, dopo che i suoi politici hanno deciso di colpire direttamente i diritti delle donne. In gran segreto, e contando anche sul disinteresse della stessa stampa araba, i membri dell'Assemblea costituente egiziana, composta in buona parte da esponenti salafiti e dei Fratelli Musulmani, hanno votato a favore dell’abolizione dell'articolo 68 della Costituzione che sancisce la parità di genere tra uomo e donna. A rivelarlo con un trafiletto è stato il quotidiano egiziano al Masri al Youm.

L'unico a protestare contro questo attacco alle donne è stato ieri sera il portavoce dell'Assemblea stessa, il laico Wahid Abdel Majid, secondo il quale «l'abrogazione dalla bozza di Costituzione dell'articolo 68 rappresenta un duro colpo per i diritti delle donne in Egitto». Intervenendo telefonicamente nel corso di una trasmissione della tv del Cairo, al Nahar, ha spiegato che «è stato grave cancellare quell'articolo perché vuol dire abolire qualsiasi garanzia di protezione per le donne. Purtroppo il problema è che l'assemblea è composta da una maggioranza di islamici i quali si stanno battendo per imporre la sharia. Dicono che questo articolo sia contrario alla legge islamica che non prevede l'uguaglianza tra i sessi». Secondo il politico egiziano «i veri problemi nella discussione riguarderanno anche altri capitoli perché quando si parla di sharia si toccano i diritti.

Ora verrà negata alla donna qualsiasi diritto e aumenteranno le discriminazioni». Non a caso è prevista per domani al Cairo una massiccia manifestazione organizzata dagli integralisti islamici proprio per chiedere l'attuazione della legge islamica. La protesta rientra nella disputa fra forze integraliste egiziane e i movimenti laici e moderati per l'inserimento della sharia come unica fonte di diritto nella nuova Costituzione post rivoluzionaria.

Alcuni movimenti salafiti hanno indetto una marcia «per il ritorno della sharia», a piazza Tahrir. A convocarla è stato l'autoproclamato fronte salafita, che raccoglie le principali forze fondamentaliste egiziane e che respinge l'attuale e generica inclusione dei «principi della sharia» della Costituzione. Il fronte chiede che «la Costituzione non contenga alcun articolo contro la sharia». La disputa sulla sharia, che si lega a quella sulla protezione dei diritti civili e della donna, è centrale nel lavoro della costituente che secondo uno dei suoi componenti dovrebbe finire i suoi lavori entro la seconda metà di novembre.

Il testo verrebbe poi consegnato al presidente Mohamed Morsi entro la prima settimana di dicembre e si procederebbe al referendum popolare di conferma. Non solo in Egitto i diritti delle donne sono in pericolo. Un analogo problema si è presentato lo scorso agosto in Tunisia dove una commissione dell'Assemblea costituente, guidata dagli islamici di Ennahda, ha approvato un articolo secondo il quale la donna è «complementare» all'uomo e non più «uguale». L'articolo stabiliva che «lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna, sotto il principio della complementarità con l'uomo in seno alla famiglia, e in qualità di associata all'uomo nello sviluppo della patria».







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LIBERO Enrica Ventura : " L’Egitto come i talebani: «Le piramidi e la Sfinge sono idoli da abbattere»"




La Sfinge e le piramidi come le statue del Buddha di Bayman, in Afghanistan, o come le tombe dei santi sufi a Timbuktu, in Mali: distrutti dalla furia islamista, perché blasfemi e non rispettosi dei dettami del Corano, che proibisce l’idolatria, il culto delle persone e le raffigurazioni umane. Ora in Egitto, con la salita al potere dei Fratelli musulmani e dei salafiti, il mondo rischia di perdere alcune delle più grandi imprese architettoniche mai compiute dall’uomo nel passato.

Come riferito dalla tv Al Arabiya, il salafitajihadista Murgan Salem alGohary ha auspicato la distruzione di tutti gli «idoli» sul territorio egiziano, a cominciare da Sfinge e piramidi, che dovrebbero fare la fine dei Buddha scavati nella roccia nella valle di Bayman, demoliti dopo quasi un mese di bombardamenti dai talebani nel marzo 2001.

L’episodio scandalizzò il mondo, che impotente vide venire giù i due enormi capolavori antichi di 1500 anni. AlGohary ha fatto il suo annuncio durante l’intervista del weekend sul canale privato Dream TV, molto seguito non soltanto in Egitto ma anche in tutto il mondo arabo. Il salafita jihadista è noto per i suoi legami con i talebani. Durante il regime di Hosni Mubarak, scrive il quotidiano Egypt Independent, è stato condannato due volte per apologia della violenza, con una sentenza anche all’ergastolo. Dall’Egitto è scappato in Afghanistan, dove è stato gravemente ferito dalle truppe della Nato.

Nel 2007 si recò dal Pakistan alla Siria, che lo consegnò all’Egit to. È stato rilasciato nei primi mesi del 2011, dopo la deposizione di Muhammad Murabak. «Dio ha ordinato al profeta Maometto di distruggere idoli» ha dichiarato alGohary in televisione, «quando ero con i talebani abbiamo distrutto le statue di Buddha». Ed è quello che si augura riesca a fare ora l’Egitto, con un Parlamento guidato da Fratelli musulmani e salafiti. E la salvaguardia dell’im menso patrimonio archeologico del paese, tra cui anche il sito di Abu Simbel e i tesori conservati nel Museo Egizio, è uno degli argomenti più spinosi dell’agenda del presidente Mohammed Morsi, membro dei Fratelli musulmani, che ancora non si è pubblicamente espresso in merito.

Senza dimenticare che proprio per questo patrimonio l’Egitto è visitato ogni anno da milioni di persone, con il turismo che è la seconda voce dell’economia del paese. Le dichiarazioni di alGohary sono arrivate il giorno dopo il cosiddetto «Venerdì dell’ap plicazione della sharia», con piazza Taharir invasa da centinaia di manifestanti che chiedevano al governo che la legge coranica diventi la base dell’intera legislazione egiziana, a cominciare dalla Costituzione. Non solo. Le sue parole arrivano dopo che episodi contro l’idolatria si sono già registrati dopo la caduta di Mubarak.

Ad Alessandria testimoni hanno più volte raccontato di salafiti che hanno coperto le statue delle fontane e dei palazzi della città. Eppure l’annuncio di al Gohary non è piaciuto a tutti gli islamisti. Durante la trasmissione, a sorpresa, ha telefonato in diretta Sheikh Abdel Fattah Moro, vicepresidente di Ennahda, il partito islamista al potere in Tunisia, che si è scagliato contro le intenzioni del salafitajihadista, ricordandogli che il famoso condottiero musulmano Amr ibn alAas non distrusse alcuna statua quando conquistò l’Egitto nel VII secolo e fondò la sua prima capitale, Al Fustat. Il Cairo guidato da Morsi finora ha preferito mantenere, rispetto al patrimonio archeologico, la stessa posizione dell’era Mubarak e questo mese ha riaperto al pubblico, dopo tre anni, la piramide di Chefren, la seconda più grande di Giza.







Il GIORNALE " Fondamentaliste scatenate al Cairo. Cristiane rapate in metrò: «Infedeli» "




Imam Qaradawi




Capelli tagliati a forza in metropolitana alle ragazze non velate perché «infedeli», l’ex candidato dei laici occidentalizzanti Mohamed El Baradei denunciato alla magistratura per offese alla religione (musulmana naturalmente: si era permesso di chiamare «pagliacci» gli integralisti salafiti), il predicatore estremista Qaradawi accolto per la prima volta a tenere un sermone nella grande moschea di AlAzhar, e un altro predicatore vicino ai talebani afghani che si spinge a caldeggiare pubblicamente l’abbattimento delle piramidi e della Sfinge, da lui definiti «idoli».

Quattro notizie in un giorno che arrivano dall’Egitto e un solo denominatore comune: il peggior tipo di islam sta prendendo piede sempre più in un Paese che era noto per la sua tolleranza e nel quale vivono con crescente disagio quasi dieci milioni di cristiani. E risale a due giorni fa un’altra notizia dal forte impatto simbolico: per la prima volta nella storia della Egypt Air, la compagnia di bandiera del Cairo, le hostess sono state «autorizzate» a portare il velo. Impressionano particolarmente gli episodi di prepotenza di cui sono state vittime ed è la seconda volta in due mesi ragazze giovanissime non velate a bordo della metropolitana del Cairo: protagoniste attive donne coperte dal niqab, il velo integrale, che in un caso hanno rapato a forza una tredicenne cristiana e in un altro hanno spinto una giovane di 28 anni fuori dal treno gridandole «infedele» e procurandole la frattura di un braccio. Ispira invece soprattutto malinconia il caso di El Baradei, l’ex direttore dell’agenzia atomica dell’Onu che aveva sognato di diventare presidente dell’onda della rivolta della primavera 2011: ora deve affrontare un processo per avere criticato degli estremisti religiosi. Un caso tristemente simbolico.







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Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 07/12/2012, a pag. 17, l'articolo dal titolo "Non impara il Corano a memoria, la mamma lo uccide ".




Londra Arriva dall’Inghilterra una storia atroce e violenta, fatta di silenzi e vessazioni, di follia e delirio, dove a rimetterci è stato un bimbo ucciso lentamente e dolorosamente, a suon di botte e percosse. Il piccolo Yaseeb aveva solo sette anni. La sua unica «colpa» era quella di non essere veloce ad imparare a memoria il Corano. Per questo è morto. Lo ha ucciso di botte la sua stessa madre. Che dopo averlo ucciso ha anche dato alle fiamme il piccolo corpo.

Oggi, Sara Ege, 33 anni, è stata riconosciuta colpevole di omicidio da un tribunale di Cardiff. La sentenza è attesa per il prossimo anno, la donna rischia l’ergastolo. Il piccolo Yaseeb è morto nel luglio del 2010, dopo mesi di percosse. La madre, laureata in matematica e di origine indiana, ha a lungo accusato il marito Yousef per la morte del bambino.

Oggi i giudici di Cardiff hanno stabilito la verità, ma solo dopo un processo scandito da prove e testimonianze estremamente drammatiche, tanto che la stessa donna ha più volte dovuto lasciare l’aula. Però lo ha ammesso, il motivo di quel gesto assurdo è stata la sua «frustrazione ». Voleva che il figlio facesse bella figura con l’imam,che fosse in grado di recitare a memoria quelle pagine del Corano. «Gli avevo chiesto di imparare 35 pagine a memoria in tre mesi, gli avevo anche promesso una bicicletta nuova come premio», ha raccontato davanti alla Corte sconvolta e atterrita. «Ma Yaseen non era bravo: in un anno aveva memorizzato solo un capitolo. Eppure lo sapeva quanto fosse importante, per tutta la famiglia, per me che ero sua madre». E allora giù botte, con un bastone, un martello, oggetti che stavano in casa.

Lo colpiva con qualsiasi cosa trovasse a portata di mano. A muoverle la mano era il «demonio», ha poi raccontato. Gli unici «demoni» però erano quelli che Sara Ege portava dentro di sè. La donna era stata più volte sottoposta a cure psichiatriche e ad uno dei medici, dopo la morte di Yaseen, aveva detto che così si sentiva «al 100% meglio ». Oggi l’Inghilterra si interroga e si domanda perché nessuno all’epoca dei fatti,quando il piccolo veniva torturato dalla madre, non c’è stato nessuno a vedere, a sentire, a denunciare.







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Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 14/12/2012, a pag. 2, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo "I nostri atei scoprono che la teocrazia islamica è peggio del clericalismo".




Roma. Il clericalismo resta l’ossesione dei nostri atei militanti, ma adesso temono di più le teocrazie islamiche. L’International Humanist and Ethical Union, l’associazione che raggruppa centoventi organizzazioni “atee, razionaliste e umaniste” in oltre quaranta paesi, in occasione della Giornata mondiale per i diritti umani ha pubblicato la sua “watch list”, chiamata “Freedom of Thought 2012”, per denunciare i paesi che perseguitano i “senza dio”. In classifica svettano sette paesi islamici, Afghanistan, Iran, Maldive, Mauritania, Pakistan, Arabia Saudita e Sudan, dove gli atei rischiano la morte, mentre in Bangladesh, Egitto, Indonesia, Kuwait, Turchia e Giordania non si possono pubblicare testi ateisti o umanisti, sono vietati tra quelli blasfemi. Il rapporto è stato presentato a Heiner Bielefeldt, rappresentante delle Nazioni Unite per la libertà religiosa.

Della Turchia l’internazionale atea denuncia il caso del “Mozart turco”, il pianista di fama mondiale Fazil Say, “colpevole” di aver ironizzato su Twitter sul canto dei muezzin e aver postato poesie di Omar Khayyam. Noto per le interpretazioni di Cajkovskij, Say non ha mai nascosto di essere ateo in un paese in cui la stragrande maggioranza della popolazione si dichiara sempre di più musulmana e che negli ultimi anni, sotto il governo di Erdogan, ha visto una forte islamizzazione.

Il rapporto cita il caso del blogger palestinese Waleed Husayn, fuggito in Europa dopo la condanna a morte emessa in Cisgiordania dai tribunali di Abu Mazen e del premier Fayad. Secondo l’Autorità nazionale palestinese, Waleed avrebbe “promosso l’ateismo”. In uno scritto, intitolato “Perché ho abbandonato l’islam”, Husayn scrive che i musulmani “credono che tutti quelli che lasciano l’islam siano o un agente o una spia di qualche stato occidentale, di solito Israele” e che non capiscono che “le persone sono libere di pensare e di credere in quello che vogliono”.

C’è anche chi chiedeva che il blogger fosse bruciato vivo sulla pubblica piazza. Il rapporto ci porta nella Tunisia post Ben Ali, dove il direttore del canale televisivo Nessma, Nabil Karoui, è stato condannato per aver trasmesso il film “Persepolis” dell’iraniana Marjane Satrapi, il cartoon in cui l’autrice narra e denuncia con molto coraggio e schiettezza la teocrazia islamica iraniana. Nessma, che in arabo vuol dire “aria fresca”, è la televisione dello schieramento laico e modernista.

Ci sono state marce contro il film, pagine Facebook inneggianti alla morte del doppiatore, gruppi islamici e avvocati che hanno denunciato la tv alla magistratura, un pesante boicottaggio commerciale, dunque un clima d’odio senza precedenti in Tunisia. Il direttore della tv Karoui è stato minacciato di morte e anche la sua famiglia è caduta nell’incubo. Karoui è stato portato in tribunale per rispondere dell’accusa di “ateismo”.

In rete sono apparsi editti religiosi contro di lui e i dipendenti dell’emittente. Uno squadrone di zeloti ha attaccato la sua abitazione armato di coltelli, gli hanno rotto i vetri delle finestre, sua moglie e i figli si sono messi in salvo per miracolo. Anche dall’Iran è arrivata la condanna della tv, definita “eretica”. Atei languono nelle carceri del “nuovo Egitto”, dove spiccano casi come quello di Abdel Suleiman, più noto come “Karim”.

Per la prima volta un blogger arabo è stato processato per i suoi scritti. Il giovane egiziano ha perso la libertà per aver usato una tastiera. “Dobbiamo convincere l’essere umano della sacralità della sua persona”, aveva scritto lo studente del Cairo. Troppo per i custodi dell’islam. “La legge non è uno strumento di repressione tramite il quale chiunque la gestisca miri a creare una nuova divinità alla quale l’uomo si deve prostrare”. Il miglior commento ai casi di atei vessati dalla pedagogia coranica è arrivato dallo scultore turco Mehmet Aksoy: “E’ come l’Inquisizione, vietano tutto quello che spinge la gente a ridere, a pensare”.

Qualche esempio della legge islamica Sharia Parte 6













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Tre esempi di come funziona la 'civiltà' islamica: poeti incarcerati in Qatar, figlie vendute dai genitori come spose in Yemen, divieto di accesso in moschea alla cantante Rihanna per alcune foto scattate nel cortile ad Abu Dhabi.




Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 22/10/2013, in prima pagina, l'articolo di Francesca Paci dal titolo " Va in carcere il poeta delle Primavere arabe ". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 19, l'articolo di Elisabetta Rosaspina dal titolo " L’incredibile sciopero degli scapoli yemeniti: «Spose troppo care» ", la breve dal titolo " Scandalosa Rihanna, espulsa dalla moschea ".

Ecco i pezzi:




La STAMPA Francesca Paci : " Va in carcere il poeta delle Primavere arabe"







Verseggiare costa caro in Qatar. Al poeta Muhammad al Ajami costerà 15 anni di prigione a meno di ottenere la grazia dell’emiro Tamim bin Hamad Al Thani, il successore di quello Sheikh Hamad che nel 2011 gli risparmiò la morte condannandolo «solo» all’ergastolo per una lirica inneggiante alla rivoluzione tunisina. Al Ajami è stato incriminato per incitazione alla rivolta contro il governo di Doha, lo stesso che negli ultimi due anni ha speso una cifra stimata sui 3 miliardi di dollari per sostenere i ribelli siriani e che ha difeso a oltranza il deposto presidente egiziano Morsi. La sentenza è vaga, ma gli attivisti ritengono che la poesia per cui al Ajami è in isolamento sia «Gelsomino», un’ode in cui, alla cacciata di Ben Ali, si proclama che gli arabi sono tutti tunisini di fronte ai loro tiranni. Amnesty chiede a Doha come si possa incarcerare un poeta. La domanda che i giovani del Qatar rilanciano sul web è invece quella che chiude «Gelsomino»: «Perché questi regimi hanno importato dall’occidente tutto tranne lo stato di diritto e la libertà?».




CORRIERE della SERA Elisabetta Rosaspina : " L’incredibile sciopero degli scapoli yemeniti: «Spose troppo care» "




GERUSALEMME — Il «caro spose» sta diventando un problema sociale in Yemen. E il numero di giovani scapoli, spesso controvoglia, sale in quantità direttamente proporzionale alle pretese economiche dei potenziali suoceri: non meno di 2.500 dollari, ma si può arrivare anche a 40.000, vale la mano di una fanciulla in età da marito.

Così i celibi sono scesi in piazza. All’inizio poche dozzine, poi sempre più numerosi gli eterni fidanzati hanno organizzato una marcia notturna nel distretto di Taiz, al centro del paese, 250 chilometri a sud di Sanaa, chiedendo una riduzione di quel «dono», non tanto simbolico, che ogni aspirante genero deve versare alla famiglia d’origine della sposa prescelta.

Gli argomenti non mancano: lo Yemen sta attraversando una crisi economica particolarmente severa, la disoccupazione cresce, come in buona parte del pianeta, soprattutto fra i giovani, già in età per cominciare a pensare di mettere la testa a partito. Ma accasarsi è impossibile, senza un solido patrimonio alle spalle, e gli esosi suoceri non concedono sconti né praticano mutui.

In un paese dove la violenza tribale è ancora altissima e la suscettibilità per uno sgarbo porta facilmente a vendette sanguinose, soprattutto nei villaggi e nelle zone rurali, (5.000 morti in un decennio, tra il 2001 e il 2010, stando alle statistiche del governo), cambiare il sistema non sarà facile. Le ragazze non hanno quasi voce in capitolo nella scelta del loro futuro compagno di vita e capita che chi può permettersi di sborsare la cifra richiesta abbia già l’età dei loro padri o poco meno. In linea di principio le ragioni del cuore vengono sacrificate a quelle del portafogli.

Ma i giovani di AlJarf, nella zona di Taiz, alle pendici della montagna della Pazienza, hanno stabilito che la loro era terminata; e sono andati a picchiare alle porte dei riottosi patriarchi chiedendo di sottoscrivere il loro impegno a calmierare il «caro nozze», introducendo un prezzo «politico», per così dire, che non superasse per alcuna ragione i 200 mila rial yemeniti, equivalenti più o meno a mille dollari, per figlia.

Spaventati, i saggi della comunità, titolati a stabilire le tariffe, hanno firmato un documento che dovrebbe vincolarli in tal senso. Ma, in caso di marcia indietro, i focosi scapoli sanno di avere altre frecce al loro arco e hanno minacciato di usarle: potrebbero decidere, per esempio, di lasciare le ragazze ai loro avidi familiari, il cui incubo peggiore è quello di vedere sfiorire in casa le loro figlie, già «zitelle» a 25 anni. Un ammorbidimento delle pretese economiche spingerebbe molti riluttanti giovanotti al grande passo, hanno fatto notare i manifestanti, e ridurrebbe la quantità di single in circolazione.

Il problema, come spiegava recentemente il giornale Yemen Times , è che non sono soltanto le richieste dei genitori a pesare sul prezzo della sposa. «Quando si viene a sapere che un ragazzo sta per presentarsi per chiedere la mano di una fanciulla, l’intera famiglia, zia, zie, nonni, compila la lista dei suoi desideri». Il matrimonio non è un affare, avvisano gli opinionisti locali. Generalmente inascoltati. Basta che un vicino di casa abbia strappato la somma richiesta perché la famiglia accanto si intestardisca a incassare almeno altrettanto dal matrimonio della sua non meno avvenente figliola. Le conseguenze possono essere tragiche: lo Yemen Times riferisce di casi in cui pretendenti squattrinati respinti hanno gettato l’acido in viso alle ragazze che volevano sposare per sfigurarle e ottenere uno «sconto».




CORRIERE della SERA " Scandalosa Rihanna, espulsa dalla moschea "




La pop star 29enne Rihanna ha dovuto lasciare ieri la moschea di Sheikh Zayed a Abu Dhabi, dopo che la direzione del tempio aveva ritenuto «inappropriate» le foto scattate e poi postate su twitter dalla cantante. Pantaloni e maglia aderenti, capo coperto, Rihanna appare nelle immagini seduta o distesa sul pavimento del cortile della moschea, uno dei luoghi più turistici di Abu Dhabi. La sera prima la pop star di Barbados aveva tenuto un concerto nell’emirato. (LaPresse)







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Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 19/12/2012, a pag. 17, l'articolo di Cecilia Zecchinelli dal titolo "Vaccinavano contro la polio. Uccise 5 donne pachistane".




Cinque donne freddate da colpi di armi da fuoco alla testa, «colpevoli» di partecipare alla campagna antipolio del governo pachistano, somministrando i vaccini ai bambini. Due ragazze di 18 e 19 anni e due quarantenni sono state ammazzate ieri nell'immensa metropoli di Karachi, nel Sud del Paese sull'Oceano Indiano, una studentessa 17enne uccisa a Peshawar, avamposto delle zone tribali nell'estremo Settentrione, a un passo dall'Afghanistan. Tutti gli omicidi sono avvenuti in aree «talebane», o almeno abitate dall'etnia Pashtun, a cui appartiene la maggior parte degli estremisti islamici del Pakistan (come dell'Afghanistan), ferocemente contrari al presidente Asif Ali Zardari, agli Stati Uniti, a qualsiasi «apertura» all'Occidente, ai diritti delle donne.

L'etnia controlla il NordEst ma anche a Karachi ha i suoi quartieri, in cui domina con potere assoluto. E ieri, con quelle morti, ha lanciato un nuovo avvertimento alle autorità: le vaccinazioni sono «haràm», proibite, come sancito da una serie di fatwa emesse da imam fondamentalisti nel corso degli anni. Le donne non osino opporsi al divieto. Anzi, soprattutto se giovani e nubili, stiano a casa.

Lunedì Islamabad aveva sfidato il diktat talebano, dando il via a una nuova campagna antipolio di tre giorni e mobilitando 24 mila persone, tra cui moltissime donne, per vaccinare 34 milioni di bambini sotto ai 5 anni. Il Pakistan quest'anno ha registrato 56 casi di polio e resta uno dei tre Paesi al mondo, con l'Afghanistan e la Nigeria, dove la malattia è ancora endemica. Tutti Paesi musulmani, anche se l'Islam ufficiale non vieta le vaccinazioni. Anzi, in settembre il Paese musulmano più conservatore, l'Arabia Saudita, aveva invito un suo ex ministro della Salute in missione a Peshawar: «Le vaccinazioni, l'antipolio in particolare, non sono uno strumento del male o degli infedeli — aveva detto ai leader talebani — ma la sola via per sradicare la malattia come già abbiamo fatto nel mondo, Medio Oriente compreso».

L'Arabia, meta di milioni di pellegrini ogni anno, ha inoltre limitato l'afflusso dal Pakistan per motivi sanitari, ma questo non ha fatto cambiare idea ai talebani che da tempo fanno di tutto per impedire le vaccinazioni, uccidendo gli operatori (lunedì un uomo era già stato ammazzato a Karachi) e bloccando le campagne del governo. C'erano riusciti in luglio in tutto il Paese, ieri in una grande parte: a Karachi e poi nel Beluchistan, nell'Ovest, le autorità hanno sospeso le vaccinazioni a «data da destinarsi». A Peshawar per ora proseguono.

Non è solo l'Islam distorto dei talebani ad opporsi ai vaccini, sostenendo che questi «si oppongono al volere di Allah». La teoria del complotto antiOccidente sostiene e diffonde l'idea che in questo modo gli «infedeli» sterilizzino i musulmani, impediscano loro di riprodursi. E se questo vale anche in Afghanistan e Nigeria, in Pakistan si aggiunge un ulteriore «motivo».

Dopo l'uccisione di Osama Bin Laden a Abbottabad, il 2 maggio 2011, si scoprì che la Cia si era valsa di un medico della città per prelevare campioni di Dna dalle persone che vivevano nel compound sospetto. Come? Con una finta campagna di vaccinazioni. La condanna a 33 anni del medico «traditore» (in realtà ritenuto colpevole di altri reati) non ha calmato gli animi. Al contrario. Il sospetto che dietro ai volti sorridenti e ai gesti gentili dei «vaccinatori» si nascondano spie dilaga ormai in tutto il Paese.







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"Scontro di civiltà" è una affermazione che condanna al marchio di razzista chi la pronuncia. Ci chiediamo però se non sia invece l'esatta definizione per chiamare fatti come quello che si legge sulla STAMPA di oggi, 23/12/2012, a pag.14, con il titolo " Accusato di blasfemia bruciato vivo in Pakistan", con la cronaca di Giordano Stabile.




Un poveraccio con problemi mentali, solo e senza fissa dimora. Finito nel posto sbagliato al momento sbagliato: una moschea di una cittadina nel distretto di Dadu, nella provincia di Sindh, Pakistan meridionale. I fedeli lo hanno visto recitare le preghiere della sera e poi sistemarsi per passare la notte lì, al riparo. Al mattino è cominciata a correre la voce che gli addetti alla pulizia della moschea avevano trovato all’interno pagine del Corano bruciate. O addirittura «alcune copie intere». L’unico che poteva aver compiuto il sacrilegio era il poveraccio. Quattro agenti sono venuti a prenderlo, l’hanno portato al piccolo commissariato di paese.

Un folla, due, trecento persone ha circondato l’edificio, difeso da una decina di poliziotti con poca voglia di rischiare la vita. I più esagitati hanno minacciato di dar fuoco al commissariato, mentre altri con gli smartphone filmavano l’assalto con bastoni, asce e tizzoni accesi, come nel film «Furia» di Fritz Lang. Gli agenti si sono lasciati sopraffare senza troppa resistenza. L’uomo è stato trascinato per strada, massacrato di botte e dato alle fiamme: «Occhio per occhio, dente per dente». La stessa fine delle pagine sacre per la 53esima persona linciata a morte perché sospettata di blasfemia in Pakistan, in vent’anni. Senza contare le centinaia perseguitate, condannate in processi farsa.

Il Pakistan ha una delle leggi più severe nel punire la mancanza di rispetto verso la religione. In un Paese con significative minoranze cristiane (3%) e indù (2%) è benzina gettata quotidianamente sul fuoco dell’intolleranza e dell’odio etnico.

Spesso a essere accusati di blasfemia sono proprio i cristiani. Come nel caso di Rimsha Masih, anche lei sospettata di aver bruciato pagine del Corano, arrestata e poi scagionata. Peggio è andata a Asia Bibi nel 2009, accusata di aver insultato Maometto e poi condannata a morte, nonostante uno degli uomini che l’ha denunciata abbia ritrattato. Per essersi opposti alla legge sulla blasfemia un ministro Shahbaz Bhatti, e un governatore del Punjab, Salman Taseer, sono stati assassinati. Ora la magistratura sembra più attenta a non farsi trascinare dall’emotività delle folle. Per il linciaggio di ieri trenta persone sono state arrestate e quattro agenti sono accusati di «grave negligenza». Per il vagabondo de Dadu è troppo tardi. Asia Bibi può ancora essere salvata.







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Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 28/12/2012, a pag. 15, l'articolo di Diana Alfieri dal titolo "«Non mi converto all’islam». E loro gli tagliano la lingua ".




Ha rifiutato di convertirsi all’Islam, il giorno di Natale e per questo gli hanno tagliato la lingua. L’orrore del fanatismo religioso, il corto circuito di un’integrazione che non c’è. É successo a uno studente indiano a Bonn, in Germania, vittima di un gruppo di estremisti islamici. Gli aggressori hanno prima chiesto alla vittima di che religione fosse, e poi davanti al suo rifiuto di convertirsi all’Islam, sono passati all’azione, mettendo in pratica ciò che pochi minuti prima avevano solo minacciato di fare. La polizia non ha diffuso le generalità dello studente, che è stato soccorso da un passante. Ricoverato in ospedale, è stato dimesso il giorno dopo.

Anche se può considerarsi soltanto un episodio non è sempre facile in Germania la convivenza tra tedeschi e comunità musulmana. É ancora fresca la polemica su Thilo Sarrazin, ex ministro delle Finanze e membro del consiglio direttivo della Bundesbank, che nel suo libro « Deutschland schafft sich ab» («La Germania si distrugge da sola») aveva scritto scatenando un putiferio che gli immigrati islamici «sono diversi, ignoranti, bloccano la Germania», e, soprattutto, che a differenza di tutti gli altri immigrati «non si integrano ». E poi: hanno ottenuto dal welfare tedesco più di quanto abbiano dato, sono poco istruiti e, riproducendosi in maniera superiore alla media, contribuiscono all’impoverimento intellettuale della Germania.

Poi ci furono le proteste, le risse, le manifestazioni per la proiezione pubblica, poi vietata, del film antiislamico «Innocence of Muslims», iniziativa lanciata da un piccolo movimento di estremisti ultraconservatori. Toccò alla cancelliera tedesca Angela Merkel ammorbidire la situazione per evitare tensioni e violenze. Disse: «Ci sono buoni argomenti legali per un divieto» e poi «la libertà d'espressione conosce anche dei limiti». Frase che scatenò altre discussione ma che non impedì alla cancelliera di ribadire pochi giorni dopo che «l' islam è parte integrante della Germania» e che non bisogna confondere i musulmani tedeschi con gli islamisti pronti alla violenza: «Si deve fare grandissima attenzione a non mettere tutti in un gruppo».

Di certo nel mondo occidentale gli episodi di violenza contro chi non si piega ai dettami del corano si stanno moltiplicando. In Francia un uomo è stato condannato a sei mesi di prigione, per avere aggredito un'ostetrica ed avere rotto la porta di un blocco operatorio per rimettere il velo alla moglie che stava per partorire, mentre un ristoratore è stato aggredito per essersi rifiutato di chiudere per il Ramadan. Episodi, ma anche fenomeni. Donne rapite e costrette a sposarsi con un estraneo. Oppure stuprate, torturate, se non addirittura brutalmente uccise dai loro stessi familiari. Più di 17mila le donne che in Gran Bretagna subiscono violenze di ogni tipo per una questione d’onore legate ai principi religiosi. E c’è l’Italia da Rachida Radi, uccisa nel reggiano a martellate perché si stava convertendo al cattolicesimo, a Hina Saleem a Brescia e Sanaa Dafani a Pordenone, perché volevano vivere come un’occidentale. L’ultima frontiera del vivere civile.







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Ha dell'incredibile il commento di Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato americano, la quale si augura che Saeed Abedini (in possesso della cittadinanza americana dopo aver sposato una statunitense)abbia un processo 'equo'. Già il fatto che sia stato processato e condannato a 8 anni per essersi convertito al cristianesimo e per un presunto proselitismonon giustifica la parola'equo' usata dalla Nuland.

In Iran non esiste la libertà d'espressione, nè la libertà di culto. Questo non significa che i processi contro i convertiti siano giustificabili, nè che ci si possa augurare che siano 'equi'. Che cosa c'è di equo nel processare una persona perché non professa la religione 'giusta'?

Ecco la breve:

Un pastore evangelico iranoamericano convertito al cristianesimo è stato condannato a 8 anni di prigione da un tribunale di Teheran per proselitismo e gestione di una «chiesa sotterranea». La notizia è stata diffusa dall’American Center for Law and Justice (Aclj), un’organizzazione statunitense a difesa dei diritti umani e della libertà religiosa. Saeed Abedini nato e cresciuto in Iran, convertitosi al cristianesimo a 20 anni e dal 2002 sposato a una statunitense è stato condannato per minacce alla sicurezza interna iraniana. Secondo il gruppo, il pastore evangelico e il suo avvocato hanno potuto presenziare solo a una giornata del processo. La portavoce del Dipartimento di Stato americano, Victoria Nuland, venerdì ha ripetuto l’auspicio di Washington per un processo «equo».







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Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 07/02/2013, a pag. 3, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo "'Ci danno la caccia in casa'. Agguato (fallito) al critico dell’islam ".




Roma. Il giornalista americano Bruce Bawer ha definito l’attentato “i tre giorni del Condor della Danimarca”. Altri hanno evocato il precedente di Pim Fortuyn, il professore e politico olandese assassinato per le sue idee da un ambientalista con un colpo alla testa. Martedì sera il più noto critico danese dell’islam politico, lo storico direttore della International Free Press Society, Lars Hedegaard, è rimasto miracolosamente illeso dopo aver subìto un agguato da parte di un uomo che lo ha avvicinato vestito da postino e gli ha sparato mirando alla testa, mancando il bersaglio.

Una esecuzione in piena regola di fronte alla casa dell’intellettuale, che sorge in un quartiere borghese a ovest di Copenaghen. Agghiacciante la dinamica dell’attentato: la polizia, citata dalla tv danese, ha detto che l’attentatore ha premuto il grilletto esplodendo un colpo, andato a vuoto, dopo di che la pistola si sarebbe inceppata. Ci sarebbe stata quindi una colluttazione ma il terrorista è riuscito a dileguarsi.

“La pallottola mi ha sfiorato l’orecchio destro, poi ho dato un pugno sulla faccia a quel tizio, gli ho fatto cadere la pistola e lui è scappato”, ha detto Hedegaard alla televisione. Ieri il primo ministro, Helle Thorning Schmidt, socialdemocratica, ha condannato l’attentato: “Sarebbe ancora peggio se all’origine dell’attacco ci fosse un tentativo di impedire a Lars Hedegaard di usare la sua libertà di espressione”. Hedegaard guida un’associazione che critica l’islamizzazione dell’Europa e denuncia i rischi che questa comporta per le democrazie occidentali e le libertà dell’individuo. In questa veste ha trasformato il suo istituto in un importante appuntamento per giornalisti, intellettuali, politici. La Danimarca è da anni nel mirino degli estremisti islamici da quando, nel 2005, il giornale JyllandsPosten pubblicò vignette satiriche contro Maometto.

Nel gennaio 2010 un rifugiato somalo, Mohamed Geele, attentò alla vita del vignettista Kurt Westergaard con un’ascia e fu arrestato. Nel settembre dello stesso anno un ceceno in attesa di asilo politico fu anch’egli arrestato per aver tentato di inviare un paccobomba alla redazione dello stesso giornale “blasfemo”. Dell’attentato parliamo con il vignettista danese autore dell’unica caricatura di Maometto che gli islamisti non sono riusciti a dimenticare. Si tratta proprio di Kurt Westergaard, che dipinse il Profeta dell’islam con un turbante simile a una bomba con la miccia accesa.

La Biblioteca reale danese, fondata nel XVII secolo da Federico III, di recente ha acquisito le caricature, così che la vignetta di Westergaard sarà custodita al fianco delle favole di Hans Christian Andersen e degli scritti filosofici di Soren Kierkegaard. Westergaard è il principe dei “bladettegner”, i vignettisti dei quotidiani. Ma a settantasette anni è costretto a vivere all’ombra del servizio segreto. Una volta lo hanno trasferito all’Hotel Radisson di Aarhus, ma dopo tre settimane ha dovuto abbandonarlo per i pericoli che la sua presenza poneva agli altri ospiti. La moglie ha lasciato il lavoro all’asilo.

“Casa mia è una fortezza”

Parlando al Foglio, Westergaard difende il suo lavoro, si schiera a favore della libertà di espressione e sostiene che l’occidente non dovrebbe farsi intimidire dal mondo islamico. “In un prossimo futuro saremo censurati da autorità islamiche in paesi fortemente antidemocratici?”, ci dice il vignettista, che aggiunge: “Siamo poi così lontani da questa prospettiva?”. Dal giorno dell’attentato fallito in casa, il famoso vignettista confida di vivere sotto la costante minaccia di attentati e che la sua casa è diventata una “fortezza”con un presidio di polizia che staziona a vista. “Non posso neanche andare a fare shopping o sedermi a bere un caffè all’aperto”, aggiunge il disegnatore. In Pakistan è stata messa dai talebani una taglia sulla sua testa (un milione di dollari).

“Chiunque insulti il Profeta merita di morire”, recita la fatwa. Il defunto leader talebano Dadullah aveva posto una ricompensa di cento chilogrammi d’oro sulla vita di Westergaard. “L’attentato a Lars Hedergaard ci fa di nuovo capire quanto stiamo vivendo una situazione terribile in Europa, i terroristi ci attaccano persino dentro e di fronte alle nostre case. Casa mia è una fortezza con telecamere, poliziotti giorno e notte stazionati di fronte all’edificio e ogni volta che esco di casa devo sempre essere accompagnato da tre di loro. Ormai sono la mia famiglia”.

Copenaghen sembra essere diventata, assieme all’Amsterdam del regista Theo van Gogh, la capitale mondiale della battaglia per la libertà di espressione. Christopher Hitchens ebbe a chiamarla “la Notte dei cristalli della libertà”. “Un piccolo paese democratico con una società aperta, un sistema di pluralismo confessionale e una stampa libera è diventato oggetto di una straordinaria, incredibile campagna organizzata di menzogne, odio e violenza”, scrisse il celebre polemista newyorchese.

“La Danimarca era un paese innocente che aiutava il Terzo mondo con tanti aiuti e non era mai stato coinvolto in operazioni militari”, ci dice Westergaard. “Poi ho disegnato quella vignetta e siamo andati con l’esercito in Afghanistan e da allora siamo il pegno di una guerra culturale che riguarda tutta l’Europa. Il mio ultimo disegno era su Don Chisciotte, perché era un uomo con alti ideali pronto a combattere per essi. Non so cosa sarà il futuro, ma spero che le democrazie occidentali non arretrino di fronte a queste orribili minacce. L’autocensura sta prendendo piede nel mio paese, la gente ha paura di scrivere e di dire quello che pensa. Oggi la mia celebre vignetta non verrebbe pubblicata da nessun giornale”.







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Riportiamo da REPUBBLICA di oggi, 01/03/2013, a pag. 24, l'articolo di Giampaolo Cadalanu dal titolo " Maldive, frustate dopo lo stupro, sentenza choc su una quindicenne ".




Oltre le spiagge e l’acqua trasparente, c’è la Sharia intesa nel modo più rigido. Nelle Maldive, paradiso del turista, l’Islam radicale sembra avviato a imporre le regole per tutti. Così può capitare che nell’atollo di Feydhoo una ragazzina ripetutamente violentata dal patrigno sia condannata dal tribunale dei minori a 100 frustate perché durante il processo è saltato fuori che aveva avuto rapporti sessuali con un altro uomo. La ragazza ha quindici anni: per ora deve scontare solo otto mesi di arresti domiciliari, la pena corporale verrà impartita dopo il compimento dei 18 anni, a meno che non sia lei stessa a chiederne l’anticipazione.

La legge maldiviana, un misto fra precetti musulmani e common law, proibisce il sesso prematrimoniale ed è applicata con severità. Persino Massood Imad, portavoce del presidente Mohamed Waheed, dopo aver ammesso con la France Presse che la ragazza è più una vittima che una criminale, ha aggiunto che in fondo la punizione non è sbagliata: «Non sarà frustata per provocarle dolore, ma perché provi vergogna, per aver compiuto atti proibiti dalla religione». Il patrigno rischia 25 anni di prigione: è accusato non solo di stupro su minore ma anche di omicidio, perché avrebbe ucciso il bambino generato dalle violenze.

Nell’omicidio sarebbe coinvolta anche la madre della giovane, che avrebbe aiutato a nascondere il corpo del bambino, dopo il parto. L’intero caso giudiziario era nato dopo la scoperta del corpicino, malamente seppellito nel cortile. Abbas Faiz, delegato di Amnesty International, ha giudicato «vergognosa» la vicenda: «Le vittime di violenza e abusi sessuali vanno assistite e sostenute, non accusate di altri reati», ha aggiunto, chiedendo al governo maldiviano di far cadere ogni accusa e provvedere invece all’assistenza della giovane. Persino il locale ministero per i Diritti umani e le questioni di genere si è unito alle critiche.

Ma gli appelli non sono bastati a convincere la Procura generale, che non ha voluto far cadere l’accusa di “fornicazione”. Nonostante l’arrivo di 700 mila turisti ogni anno sia senz’altro un fattore di scambio culturale con i 300mila abitanti e dunque un elemento di apertura, l’arcipelago dell’Oceano indiano è diventato un bastione delle visioni più conservatrici dell’Islam, sordo anche ai richiami delle Nazioni Unite che chiedevano quanto meno l’abolizione della frusta.

Dopo trent’anni di regime autocratico, scandito solo da tentativi di golpe ed elezioni plebiscitarie con un solo candidato, il Paese ha avuto una parentesi democratica con le elezioni del 2008, per poi tornare a una gestione autoritaria e a un nuovo golpe nel 2012.







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Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 10/04/2013, a pag. 15, l'articolo di Mauro Covacich dal titolo "L'Inferno dei cristiani in Nigeria raccontato da loro".




Boko Haram in lingua hausa significa /Tutto ciò che è occidentale è malvagio». Lo dice il vescovo di Maiduguri e, a giudicare dalle macerie della chiesa che ha sullo sfondo, c'è da credergli. Maiduguri è una città nel nordest della Nigeria, dove le comunità cristiane vengono straziate con scandalosa regolarità dalla violenza del fanatismo islamico di Boko Haram. La setta dei puri.

Giovani uomini che entrano nei villaggi e sgozzano e fucilano in nome di Dio. II loro Dio si chiama Allah, è grande come il nostro e come lo Yahweh degli israeliti, lo stesso ente perfettissimo, creatore del cielo e della terra e di quelle quattro pietre su cui si trascina il loro bestiame smagrito. Ma loro non sono d'accordo, la loro purezza si nutre di quest'unica certezza: tutto ciò che è occidentale è malvagio.

La verità di Allah brandita contro la cultura di cui i poveri sacerdoti locali sono involontari portatori. Cristianesimo e Occidente. Vietato pregare Ormai sembra a tutti normale che il vescovo debba dotarsi di blindato e guardie del corpo Cristianesimo e capitalismo. Cristianesimo e corruzione dello spirito. Le guerre non sono mai di religione, neanche le crociate erano così. Le religioni convivrebbero benissimo. Sono i modelli culturali a essere intolleranti ed esclusivi.

Come mostra il bel documentario di Riccardo Bicicchi: se il vescovo Oliver Dashe Doeme e i suoi fedeli sono i rappresentanti del progresso, ebbene Boko Haram esalterà l'arretratezza e l'ignoranza come segni di devozione.

Se i cristiani vanno a scuola, Boko Haram inneggerà a una società primordiale fondata sull'analfabetismo e la preghiera. I terroristi uccidono innanzitutto gli studenti. Arrivano di notte, chiedono come ti chiami: se hai un nome che non suona tradizionale ti sgozzano davanti a tua madre. Gli studenti studiano. Studiare aiuta a pensare, produce domande, interrogativi nuovi, ti porta a staccare lo sguardo dai piedi, a sollevare la testa: sarà pure il morbo della borghesia decadente e pervertita dell'Occidente, ma ti consegna strumenti razionali, conoscenze che, anche quando non ti permettono di comprendere l'altro, ti pongono comunque in ascolto delle sue ragioni. Studiare non elimina i dubbi, ma anzi li moltiplica. Più dubbi hai e più aumenta la tua coscienza critica Lo sapeva Hitler, lo sapeva Pinochet, lo sapeva PoI Pot.

I roghi di libri servivano a questo: festeggiare una palingenesi fondata sull'oscurantismo e la forza bruta. Anche per i fanatici di Boko Haram non ci sono vie di mezzo: i musulmani che rifiutano l'integralismo della setta rischiano di finire come i devoti di Cristo, che in queste capanne di fango hanno vissuto in pacifica convivenza con le popolazioni di fede islamica da generazioni e generazioni.

Ora sembra a tutti normale di doversene andare prima di finire sgozzati. Sembra a tutti normale che il vescovo accetti di dotarsi di blindato e guardie del corpo per continuare ad amministrare la diocesi. Lui si rifiuta, ma dovrà rassegnarsi, è normale. L'odio è nella natura delle cose. Così si dice. Ma secondo me è un errore. L'odio non è un frutto spontaneo, per fabbricarlo e diffonderlo servono anni di laboriosa dedizione alla causa.







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Riportiamo da LIBERO di oggi, 26/04/2013, a pag. 17, la breve dal titolo "«Troppo bello». L’Arabia lo caccia".




Cacciato dall’Arabia Saudita. Il motivo? Semplicemente perchè è troppo bello. È accaduto Omar Al Borkan Gala (nella foto tratta dal profilo Facebook) espulso, insieme ad altri due uomini, dal Paese e deportato ad Abu Dhabi. Il giovane fotografo di moda, attore e poeta stava partecipando a un importante evento culturale che si tiene nella capitale saudita di Riyad quando la polizia religiosa ha deciso di cacciarlo perché per la sua bellezza e il suo fascino era «fonte di distrazione troppo pericolosa» per donne e visitatrici d’ogni età. A decidere in maniera definitiva sulla sua «pericolosità» è stata una sentenza della commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio del Paese che ha optato per la sua espulsione.







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Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 03/05/2013, a pag. 13, l'articolo di Fausto Biloslavo dal titolo "La dura legge del Corano: a morte chi lascia l’islam".




Il 78% dei musulmani in Afghanistan vuole la pena di morte per chi abbandona l'Islam. Egitto e Pakistan seguono a ruota con il 64%, ma pure in Malesia, Giordania e territori palestinesi la maggioranza auspica il patibolo. Iraq e Bangladesh sono di poco sotto il 40% e la Thailandia supera il 20%. Risicate minoranze pretendono la pena capitale per gli apostati anche in Bosnia, Kosovo, Turchia ed Albania.

Non solo: a Rabat il Consiglio degli ulema, la massima rappresentanza religiosa del Paese, ha stabilito che «tutti i marocchini colpevoli di apostasia meritano la morte». Le percentuali per paese, sul patibolo in nome di Allah, sono state pubblicate da un blogger sul Washington Post incrociando i dati di un rapporto di 226 pagine del Pew center, un forum americano specializzato in religioni e vita pubblica. Dal 2008 al 2012 i suoi ricercatori hanno condotto 38mila interviste in 39 Paesi di tre continenti pubblicando il 30 aprile un voluminoso rapporto sul mondo musulmano.

Il primo dato riguarda la sharia, la dura legge del Corano. In Afghanistan il 99% dei musulmani non ha dubbi sull'applicazione delle norme islamiche. Percentuali bulgare anche in Iraq (91%), nei Territori palestinesi (89%), ma pure nell'Africa nera,in Niger (86%)e nell'Estremo Oriente con la Malesia all'86%. In Europa il 20% della popolazione musulmana in Kosovo vuole la sharia, il 15% in Bosnia Erzegovina e fanalino di coda Albania e Turchia a pari merito con il 12%. Fra gli islamici della Federazione russa quasi la metà, il 42%, auspica l'applicazione della legge implacabile del Corano.

Fra i musulmani che vogliono la sharia i ricercatori hanno chiesto chi è d'accordo con la lapidazione in caso di adulterio, le amputazioni per i ladri e la pena di morte agli apostati. In Europa, dai Balcani al Caucaso, il 36% è favorevole alle terribili punizioni corporali. In Kosovo e Albania un quarto dei musulmani pro sharia vuole lapidare le adultere. Nel Paese delle aquile il 43% è favorevole al taglio delle mani per i ladri. Il dato schizza all'81% nell'Asia meridionale (Pakistan, Afghanistan e Bangladesh).

L'incrocio dei dati pubblicati sul blog del Washington Post indica le allarmanti percentuali assolute dei musulmani che vogliono la pena di morte per chi abbandona l'Islam. L'Afghanistan è al primo posto con il 78%, ma colpiscono l'Egitto al 64% e i Territori palestinesi al 59%. Maggioranza assoluta a favore del patibolo anche per Giordania e Malesia. La Thailandia si ferma al 21%. In Paesi come la Tunisia, a forte maggioranza islamica, dove è iniziata la primavera araba non si supera il 16% di fan della forca di Allah ed in Libano ci si abbassa al 13%. Minoranze risicate, fra l'1 ed il 2%, vogliono il patibolo pure in Europa (Bosnia, Kosovo, Turchia ed Albania). Nelle Repubbliche musulmane della Russia si sale al 6%.

Il «moderato» Marocco non è contemplato nello studio, ma ieri è trapelata la «raccomandazione » del Consiglio degli ulema presieduto dal re, Mohammed VI. Secondo il conclave islamico «tutti i marocchini colpevoli di apostasia meritano la morte». Teoricamente la «raccomandazione » del patibolo dovrebbe venir applicata ai sudditi del regno con padre musulmano, che decidano di abbracciare un'altra religione al di fuori dell'Islam. Il Paese è spaccato in due fra i riformisti, colti di sorpresa, e i salafiti che cantano vittoria. Il re non si è ancora pronunciato, ma la «raccomandazione » degli ulema cozza con gli articoli liberali della Costituzione approvata due anni fa su spinta del monarca, che garantisce i diritti universali di pensiero e di culto.




Qualche esempio della legge islamica Sharia Parte 7

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